MotoGP, Stoner: "Il mio addio a Honda? La giovane promessa non mi voleva"

VIDEO. L'arrivo di Marquez coincise con la fine del ruolo di tester per Casey. "Ducati? Era una lotta continua per fare cambiamenti sulla moto. Mi piacerebbe essere coinvolto nella MotoGP"

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Ci sono pochi piloti che sono rimasti nel cuore dei tifosi come Casey Stoner. Ancora in tanti vorrebbero rivederlo in gara, in una sfida con un altro fenomeno come Marc Marquez. L’australiano ha chiacchierato a lungo del suo passato, del suo presente e del suo futuro con Chris Vermeulen, in un video che potete vedere qui sopra.

"Per me tagliare il traguardo era una liberazione, mi piacevano lavorare col team e le qualifiche"

Come gli appassionati, Casey ha rivelato che anche lui ha pensato spesso a cosa sarebbe successo se avesse continuato a correre.

Senza dubbio avrei lottato ancora il campionato, se ne avrei vinto un altro non lo so, sono cose che non si sapranno mai - ha spiegato - Mi è capitato di avere un po’ di voglia di tornare, non necessariamente per correre ma perché mi piaceva tanto lavorare con la mia squadra. Può suonare stupido, ma mi piacevano i turni di prove quando il tempo è bello e la moto funziona alla grande, mi piacevano le qualifiche e quel pizzico di pressione per mettere tutto a posto per un giro, mi divertivo. Le gare non erano necessariamente la mia parte preferita, metti tutti i tuoi sforzi per 20 giri, non puoi fare un errore ed è facile commetterlo, basta passare su una buca o mettere il dito sul freno al momento sbagliato e sei a terra, c’è una grande pressione. Per me finire la gara era una specie di liberazione per me, sia che avessi vinto o perso. Provavo sollievo, avevo fatto il mio lavoro e questo aspetto non mi manca, come mi mancano invece, come ho detto, lavorare con il mio team e le qualifiche”.

"Smisi di fare il collaudatore per Honda perché la giovane promessa non mi voleva intorno"

Stoner aveva continuato per qualche anno a fare il collaudatore.

Ho provato all’inizio con Honda, ma la giovane promessa non mi volevano intorno” ha confessato Casey e le sue parole  sembrano un chiaro riferimento a Marc Marquez.

Poi è stata la volta della Ducati.

Ma poi non siamo riusciti a trovare un accordo, mi sono messo da  parte, sentivo di non potere dare al team quello che voleva - ha detto  - Sapevo che lavoravamo molto bene insieme e quello che volevano i piloti, ma sfortunatamente a volte i piloti non lo ottengono. Come succede con in alcune Case, loro vedono i dati e quella che che credono sia la giusta direzione e non sempre ne discutono con i piloti. Era una continua lotta per fare cambiare la  cose giuste sulla moto per progredire, era un lavoro duro e vivendo in Australia era un  po’ più difficile avere riunioni per spingerli con più forza, così ho fatto un passo indietro.

"Penso di avere ancora molto da dare alla MotoGP"

Questo non significa che Stoner abbia chiuso definitivamente la porta al motomondiale.

Penso ancora di avere molto da dare al nostro sport e che potrei aiutare sotto alcuni aspetti, fuori dal box dando una differente visione - ha affermato - Non dico di arrivare e sistemare tutto, ma so cosa deve essere fatto per vincere. Allo stesso tempo devo aspettare che questo affaticamento cronico passi, per ora metto tutti i miei sforzi per risolvere questo problema e nella mia famiglia, poi vediamo cosa porterà il futuro. Ad essere sincero, vorrei essere più coinvolto nella MotoGP”.

"Miller si è meritato il team ufficiale Ducati, la sua crescita mi ha impressionato"

Casey ha anche commentato l’arrivo di Miller nel team ufficiale Ducati.

Non so se io abbia dei consigli da dargli - ha spiegato - Jack è maturato molto negli ultimi anni e sono rimasto impressionato dal  modo in cui si è formato e migliorato, lo vedi dai risultati, dal modo in cui lavora, dalla sua concentrazione e dalla sua motivazione. Sembra essere cresciuto in tutti gli  aspetti anno dopo anno, è diventato più costante nei risultati. Dovrebbe lavorare meglio con le gomme dure, questo ti permette di non  preoccuparti poi per il finale della gara. Credo che stia facendo un gran lavoro e che Ducati abbia fatto la scelta giusta, anche se non sappiamo ancora  chi sarà il suo compagno di squadra. Jack si è meritato questa opportunità, dovrà capire che sarà un enorme passo in avanti per lui, non per la moto ma per il supporto che avrà”.

"Il più grande pilota di tutti i tempi è Mick Doohan"

Parlando di australiani, ne ha uno nel cuore.

Ho iniziato a 4 anni a correre e Mick Doohan è stato il mio idolo da quando ne avevo 6. Non c’è nessuno che possa competere con lui, considerando tutto quello che ha fatto ritornando e vincendo  dopo quell’incidente. Per me è il più grande di sempre, la sua determinazione mi ha accompagnato negli anni” le sue parole.

Per quanto invece riguarda le moto, la sua preferenza va alla Honda.

La Honda 2012 con la prima versione delle Bridgestone, prima che le cambiassero a inizio stagione, era probabilmente la moto perfetta - ha sottolineato - Mi sentivo a mio agio, ma dopo i test cambiarono  le gomme e distrussero tutto, soffrii di chattering  per tutta la stagione. Prima era la moto perfetta, ma non l’ho mai guidata in gara”.

"Phillip Island? All'inizio non mi piaceva nemmeno"

Stoner non poteva non parlare di Phillip Island, la  pista su cui fu dominatore incontrastato con 6 vittorie consecutive dal 2007 al 2012. Qual era il suo segreto?

Non so il perché, onestamente agli inizi della mia carriera non mi piaceva Phillip Island - ha confessato con un sorriso - Avevo sentito grandi cose sulla pista, ma nella classi minori avevo faticato, poi arrivato in MotoGP aveva iniziato a essere più divertente. A Phillip Island devi trovare aderenza e i miei inizi con il dirt track mi hanno aiutato, poi scoprii qualche traiettoria”.

Per lui era un luogo magico: nel 2009 tornò a vincere dopo il lungo stop per problemi di salute.

In quella stagione avevo faticato, avevo avuto dei problemi a inizio stagione, penso non mi fossi allenato prima di Phillip Island per 8 mesi - ha ricordato - Mi trovarono un’intolleranza al lattosio, da lì in poi mi sentii meglio. Non ero fiducioso per quella gara, ero stato tanto tempo lontano dalla moto, è stata una sensazione incredibile riuscire a fermare Valentino e poi imporre il mio passo”.

Forse l’edizione più speciale fu quella del 2011. Casey vinse il titolo, dopo che Lorenzo si infortunò nel warm up.

Forse è stata la più dura - ha detto - Non vuoi mai vincere un campionato in quel modo. Avevo il passo per vincere sull’asciutto, ma iniziò a piovere e quando hai le slick non è mai bello. Quella garà è stata semplicemente orribile. In tanti sono caduti, c’era un muro di acqua alla curva 12, mancavano 3 o 4 giri alla fine, ho rischiato di cadere all’ultima curva. Ho vinto il campionato, la gara ed era anche il giorno del mio compleanno, è stato qualcosa di speciale.

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