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MotoGP, Zasa: nelle moto non c'è una situazione di doping diffuso

Il medico della Clinica Mobile: "il rischio più grande è l'uso inconsapevole di certe sostanze. I controlli? chi bara prima o poi viene scoperto"

MotoGP: Zasa: nelle moto non c'è una situazione di doping diffuso

L’intervista rilasciata qualche giorno fa da Cal Crutchlow ha fatto discutere molti, portando alla luce un tema con cui il motociclismo non ha storicamente molta familiarità: il doping. Le due ruote (a motore) sembrano un’isola felice in questo senso ma, come ci ha assicurato il Presidente della FIM Vito Ippolito, si sta lavorando per migliorare e aumentare i controlli.

Per capire meglio di cosa stiamo parlando, abbiamo interrogato il dottor Michele Zasa, direttore sanitario della Clinica Mobile, che lavora a stretto contatto con i piloti del motomondiale. «Voglio sottolineare che ci sono persone professionalmente più titolate di me per parlare di questo argomento – la sua precisazione – ma è comunque un tema che conosco bene. Lavorando a stretto contatto con atleti professionisti devo conoscere la relativa legislazione, anche perché un medico che prescrivesse farmaci dopanti rischierebbe fino alla radiazione».

Cosa si intende innanzitutto per doping?
«In generale, questo termine non si riferisce solo a farmaci ma anche a metodi per migliorare le proprie prestazioni in modo artificiale, non con un allenamento che possiamo chiamare ‘genuino’. Pensiamo, ad esempio, alla manipolazione del sangue tramite trasfusioni».

Chi decide cosa è consentito e cosa no?
« La WADA (World Anti-Doping Agency ndr) emette le direttive generali che valgono per tutti gli sport. Ogni Federazione sportiva ne prende atto e decide le sue linee guida, ricalcando quelle della WADA».

Qual è l’obiettivo?
«A monte c’è sempre la tutela dell’atleta, perché un dopante può portare a problemi fisici anche gravi. Inoltre, parlando di sport, non si può permettere che qualcuno bari».

Quante sono le sostanze dopanti?
«L’elenco è lungo e viene regolarmente aggiornato, ci sono vari motivi per cui un farmaco viene inserito».

Crutchlow ha parlato di un possibile uso di diuretici per perdere peso…
«I diuretici possono aiutare a perdere liquidi più che peso, non è un modo che potremmo definire intelligente per dimagrire. Perdere liquidi fa calare le proprie prestazioni ed è molto pericoloso per la salute».

Perché allora sono proibiti?
«Perché il loro uso è una indicazione indiretta dell’uso di sostanze dopanti. Si usano i diuretici per eliminare rapidamente le tracce di agenti dopanti».

Puoi fare degli esempi di sostanze proibite che potrebbero aiutare un pilota?
«Gli stimolanti e le amfetamine, che aumentano la concentrazione e quindi potrebbero migliorare le prestazioni. Altre sostanze proibite, come oppioidi o cannabinoidi, sarebbero invece solo controproducenti e chi li assumesse diventerebbe un pericolo per sé e per gli altri».

Tutti i farmaci proibiti non possono essere usati senza ‘se’ e senza ‘ma’?
«No, alcuni non possono venire usati solo durante il periodo di competizione o nelle sue immediate vicinanze, ad esempio il cortisone».

E se un pilota avesse la necessità di curarsi con una sostanza proibita?
«Deve dimostrarlo, servono esami e la relazione di uno specialista che attesti che ha la necessità di un determinato farmaco, senza che ci siano alternative. Si invia una richiesta alla commissione medica della FIM che poi decide».

Vito Ippolito ci ha detto della sua battaglia per introdurre gli alcol test…
«Può fare storcere il naso, o forse sorridere, pensando alla vecchia scuola del motomondiale, ma è un test necessario per motivi di sicurezza per ragioni che si possono facilmente capire».

In altri sport, sentiamo parlare di anabolizzanti ed EPO, nel motociclismo non porterebbero vantaggi?
«Solitamente vengono usati in altri sport. L’EPO ad esempio migliora le prestazioni negli sport di resistenza, ma non bisogna dimenticare che i piloti devono avere una base di allenamento aerobico importante. Comunque che io sappia non si sono mai registrati casi di doping con queste sostanze ».

Pensi che il doping esista nel motociclismo?
«Passo molto tempo con i piloti, ma non li seguo al di fuori delle gare, quindi non posso mettere la mano sul fuoco. Certamente abbiamo avuto pochissimi casi di piloti positivi al doping. Non vedo una situazione di doping diffuso come in altri sport, semmai a volte c’è il rischio di un uso inconsapevole di certe sostanze».

Cosa intendi?
«Abbiamo denotato la mancanza di consapevolezza della presenza di sostanze vietate in certi farmaci. Per esempio, alcuni prodotti contro il raffreddore acquistabili in farmacia senza ricetta contengono pseudoefedrina, una sostanza vietata. E non è l’unico caso».

Un altro esempio?
«Alcuni integratori naturali che aiutano a dimagrire sono prodotti in Paesi in cui non c’è l’obbligo di dichiarare tutte le sostanze presenti. Quindi non si sa cosa contengano realmente. Ci è capitato di intercettare alcuni casi in tal senso e abbiamo avvertito i piloti dei rischi. Da quello che ho visto nel mio lavoro con la Clinica Mobile, c’è proprio il rischio che determinati prodotti possano venire assunti accidentalmente. Per fortuna la credibilità che ci siamo costruiti negli anni fa sì che i piloti si rivolgano solitamente a noi per un parere prima di prendere qualunque cosa; in più Clinica Mobile ha un rapporto diretto con la commissione medica della FIM, e dunque abbiamo al possibilità di confrontarci direttamente con i referenti massimi in caso di dubbi».

I controlli nel motomondiale sono sufficienti?
«Questo non spetta a me a dirlo, certamente ci sono, almeno un paio di volte l’anno alcuni piloti vengono sottoposti a test. Io sono dell’idea che se uno bara, prima o poi venga scoperto».

Spesso il doping è un passo avanti all’antidoping…
«Perché ha più soldi a disposizione; ma la ricerca antidoping è continua, le liste vengono aggiornate e, come ho detto, credo che prima o poi chi usa determinate sostanze venga scoperto. Inoltre, ogni anno alcuni piloti entrano nel programma ADAMS, per cui devono garantire una reperibilità costante per i controlli»

Per la prima volta, a inizio stagione, avete fatto dei controlli medici a tutti i piloti. C’entra qualcosa con l’antidoping?
«No, l’idea è nata dal problema della diversa legislazione sull’idoneità sportiva nei vari Paesi. In Italia abbiamo una delle migliori medicine sportive, ma i protocolli sono diversi da Paese a Paese. Perciò abbiamo deciso di sottoporre tutti i piloti, dalla Moto3 alla MotoGP, a dei test per assicurare un livello standard di controllo a tutti i piloti. Questo ci permette di fare delle nostre valutazioni e creare un database che ci sarà utile anche in futuro».

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