Inception, 5 piloti in ballo: nei segreti delle menti del Gotha Ducati

Abbiamo vissuto in sogno una riunione con Domenicali, Dall'igna, Ciabatti e Tardozzi nei panni di uno di loro. Ora abbiamo la conferma che veramente con Miller manca solo la firma e che esiste un 'caso' Dovizioso


Stamattina mi sono svegliato e, stranamente, ricordo perfettamente cosa ho sognato. Ho sognato di essere Paolo Ciabatti!
Cioè, ero io, sapevo di essere io, ma chissà perché avevo la voce e l’aspetto di Paolo Ciabatti.

Grazie a ciò sono riuscito ad entrare in Ducati con solo un cenno di saluto dell’addetto alla sbarra che mi ha fatto entrare dall’ingresso di Via Cavalieri Ducati e lasciato parcheggiare nel posto assegnatomi.

Lasciata la mia Audi Q7 aziendale - dentro di me sapevo che preferivo la trazione solo posteriore BMW, ma anche queste vetture di Ingolstadt hanno il loro perché - nel suo stallo, al fianco del bombardone RS6 di Claudio Domenicali, mi sono riproposto di salire di grado per scoprire se sono poi all’altezza di una M4 o M5…ma ho avuto poco tempo per rimurginare perché sapevo che mi aspettava un meeting proprio con lui e gli altri vertici del Gruppo: Gigi Dall’Igna, Francesco Rapisarda, Davide Tardozzi e qualche altro ingegnere.

Così sono entrato ed erano già tutti lì che mi aspettavano. Potete capire il mio imbarazzo: io sapevo di essere Paolo Scalera, ma loro mi vedevano come Paolo Ciabatti e incredibilmente avevo lucido in mente il da farsi. Del resto, con tutto il rispetto per il mio omonimo ed il resto della banda sono 40 anni che seguo il motociclismo. Ho iniziato con un Corsarino ZZ50, poi sono passato ad una Honda 125 bicilindrica (con relativa rottura del banco), quindi a 17 anni, si lo sò che non la avrei ancora potuto guidarla, ad una bella Ducati 350 Desmo ‘silver bullet’. Da lì qualche gara nelle derivate e poi la bellissima 750 SS…quante giornate nel reparto corse con Franco Farnè a pietire consigli e viaggi nella vicina Via Signorini nella mitica officina di Nipoti e Caracchi, la NCR!

Quindi da quella riunione nessuno avrebbe mandato razzi sulla luna, ma semplicemente fatto il punto sul mercato piloti.

“Paolo, hai visto che ha scritto Scalera su GPOne?!”, mi ha detto subito Davide Tardozzi, non appena ho chiuso la porta.

La mia espressione deve esser stata del tipo: “Si, vabbè, che c’è di strano?”, ma non ho fiatato. E lui ha proseguito.

“Adesso lo stanno scrivendo tutti. Come sempre”.

Per fortuna è intervenuto Gigi, che dopo la solita lisciata di pizzetto, ha aggiunto.

“Le voci girano. I manager parlano fra di loro. E’ stata una deduzione logica”.

A quel punto mi sono seduto ed abbiamo cominciato a parlare del futuro della Ducati, che ha cinque buoni, anzi ottimi, piloti in squadra: Dovizioso, Petrucci, Miller, Bagnaia e Zarco. E mi sono dimenticato di essere Paolo Ciabatti…cioè, di avere l’aspetto di Paolo Ciabatti, ed ho parlato come Paolo Scalera. Ma per fortuna con l’accento torinese di Paolo e non con quello, fortemente romano, il mio.

“La mia opinione è di assicurarci il prima possibile uno dei due piloti. Parlerò prima del secondo, e da quel che ha fatto vedere e per età propenderei di chiudere con Jack”.

Dall’Igna ha annuito.

“Naturalmente non è scontato che Miller firmi, ma insomma, dove di meglio potrebbe andare? - mi sono guardato attorno, assentivano tutti, ho proseguito - se Jack dovesse dire di sì io proporrei a Danilo di affiancare Scott Redding in Superbike. Non glielo abbiamo chiesto, ma secondo me lì si potrebbe giocare il mondiale. Quindi, messa a posto la questione, continuerei a parlare con Battistella per convincerlo di un fatto incontrovertibile: quando Dovizioso è arrivato in Ducati nel 2013 ha avuto un buon contratto, ma ha guadagnato niente con i premi, ovviamente. Poi man mano, con l’aumento delle prestazioni nostre e sue, è giustamente cresciuto. Questa è l’ottava stagione che facciamo assieme. Non ci fosse stato questo disastro del Coronavirus non ci troveremo qui a discutere troppo sull’ingaggio, ma la situazione economica è così cambiata in appena due mesi, e non recupereremo del tutto nel 2021, che dovremo fargli capire che il guadagno va spalmato negli anni e che dovremmo rivedere la situazione economica al ribasso”.

“Non saremo costretti a farlo solo noi, lo faranno tutti!”, ha sottolineato Claudio.

Beh, certo: senza Hospitality, Vip Village, spettatori nei circuiti è inevitabile un calo, anche delle sponsorizzazioni. Non serve essere Ciabatti o Domenicali per capirlo. Basta Scalera. A questo punto sono stato a sentire cosa ne pensavano gli altri, ma già sentivo riaffiorare la voce della coscienza che mi strappava dalle coperte e mentre ciò accadeva, come nel caso della strana storia del Dr. Jekyll e Mr Hyde, ho capito che dovevo allontanarmi rapidamente da quella stanza, per non rischiare di ritrovarmi con il mio vero aspetto, quello del giornalista impiccione!

Così ho farfugliato qualcosa circa una urgenza ed ho assunto l’atteggiamento di quello che deve assentarsi un attimo, non prima di ascoltare il proseguio dell’argomento.

“Allora direi che dovremmo chiudere prima dell’inizio del mondiale, supposto che sia il 19 luglio a Jerez, con Jack. E poi continuare i discorsi con Dovizioso, che rimane una nostra priorità. Non dovesse riuscirci di chiudere prima del GP di Spagna, beh allora aspetteremo. Bagnaia potrebbe partire alla grande, ma anche Petrucci o Zarco! Insomma, alla fine cosa rischiamo? Beirer di KTM ha dichiarato che vorrebbe mantenere il quartetto attuale…chi altro c’è sul mercato? Ah, Iannone, sì ma Andrea è con Aprilia…anche Petrucci potrebbe essere interessato ad Aprilia. Sì, vero, però solo se Iannone non fosse in grado di correre. E chi c’è ancora? (voce fuori campo, non sono riuscito a riconoscerla: Lorenzo). Jorge? Maperpiacere! Allora facciamo così, chiudiamo con l’australiano e vediamo cosa ci dicono Dovi e Battistella: dovrebbero capire. Spero capiscano. Capiranno. Rischiamo noi, un po’ più rischiano loro”.

In realtà non ho capito bene l’ultima frase del discorso. Ero già fuori e stavo chiudendo la porta. Ho percorso il corridoio con la testa bassa, temendo di essere riconosciuto, poi ho sceso di corsa la scalinata e mi sono avviato al posteggio lì davanti. Sorpresa: al posto dell’Audi Q7 c’era una M4 CP Tanzanite. E’ stato allora che ho capito che la trasformazione era compiuta, ma fortunatamente in quel momento la sbarra si è alzata per far passare un altro visitatore e così, alla romana, mi sono dileguato.

A questo punto mi sono svegliato. Se sta cosa dovesse ripetersi dovrò farmi vedere da uno psicologo. Di quelli bravi, però. Ho pensato. Poi chissà perché mi è venuta in mente un’idea stupida: ma ora che GPOne segue anche le auto, perché non facciamo una prova della RS6 con Domenicali?

 

 

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