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Massa ottiene l'ok dalla Corte inglese: F1 sotto processo, Rossi il prossimo caso?

La causa intentata da Felipe contro il Circus per il falso incidente di Piquet Jr. a Singapore nel 2008, potrebbe essere imitata anche da Valentino Rossi in MotoGP per Valencia 2015 qualora il 46 riuscisse a provare un accordo fra Lorenzo e Marquez

FORMULA 1: Massa ottiene l'ok dalla Corte inglese: F1 sotto processo, Rossi il prossimo caso?

Da subito i media lo ribattezzarono Crashgate. Era il 2008, GP di Singapore di F1, giro 14. Nelson Piquet Jr., allora pilota Renault, finisce contro le barriere all’altezza della curva 17. Lì per lì sembra un incidente come tanti altri, poi però, a bocce ferme, arriva il colpo di scena. Il brasiliano ammette di aver ricevuto l’ordine dal suo muretto di schiantarsi, così da obbligare l’ingresso della Safety Car e agevolare il recupero del compagno di squadra Fernando Alonso. L’esito della scottante confessione è la scuderia di Enstone a processo. Se il figlio d’arte non farà mai più ritorno nel Circus, per il team principal Flavio Briatore e il direttore tecnico Pat Symonds ci sarà la messa al bando per diversi anni, salvo poi rientrare dalla porta principale come niente fosse.

La vicenda dunque, sembrava essere totalmente dimenticata e sorpassata, fino a quando nel 2023 Bernie Ecclestone, per anni al comando della F1, non si lasciò sfuggire nel corso di un’intervista un dettaglio bomba, ovvero di essere stato al corrente del magheggio e dunque consapevole che quel giorno, a Marina Bay, l’oggi 40enne non aveva commesso un errore, ma era stato effettivamente istruito alla messinscena.

Appresa la notizia, Felipe Massa, secondo in quel Mondiale ad un solo punto da Lewis Hamilton, decise immediatamente di intentare una causa nella speranza di ottenere quel titolo, a suo avviso, fraudolentemente consegnato nelle mani dell’allora portacolori McLaren.

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Estromesso dal paddock quale persona non gradita, è tornato agli onori delle cronache in questi giorni. Seppure la battaglia dell’ex ferrarista possa dirsi tutt’altro che vinta, un punto a suo favore lo ha comunque incassato. Nella giornata di giovedì 20 novembre il giudice inglese Robert Jay ha ufficialmente respinto ogni tentativo degli imputati di archiviare il procedimento.

Stando a quanto riportato dal sito Motorsport.com, il 44enne ha così commentato la sentenza: “Questa è una vittoria straordinaria, un giorno importante per me, per la giustizia e per tutti gli appassionati di F1. La Corte ha riconosciuto la solidità del nostro caso e non ha consentito agli imputati di soffocare la verità sul 2008. Quell'incidente deliberato mi è costato un titolo mondiale, e le autorità dell’epoca hanno preferito insabbiare i fatti anziché difendere l’integrità dello sport. Hanno tentato in ogni modo di bloccare la causa, ma la nostra battaglia è per la giustizia e oggi abbiamo compiuto un passo decisivo. La verità emergerà al processo. Indagheremo ogni dettaglio: documenti, comunicazioni, prove che dimostrino la cospirazione tra gli imputati saranno portati alla luce".

"Sono più determinato e fiducioso che mai. Quando tutta la verità verrà alla luce, la giustizia sarà fatta: per me, per i brasiliani, per i tifosi, per tutti gli appassionati di motorsport che meritano uno sport leale, e per il futuro stesso della categoria”, ha quindi concluso ringraziando altresì tutti coloro che hanno reso possibile questo lungo percorso tra avvocati e carte bollate.

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“Sono profondamente grato al mio team legale per il brillante lavoro e la fiducia incrollabile, alla mia famiglia per il sostegno costante e a Dio, che mi ha sempre guidato e sostenuto nella fede. Andremo fino in fondo, insieme".

Se da un certo punto di vista lo sviluppo di questa vicenda potrebbe essere considerato positivo in termini di pulizia e limpidezza dello sport, dall'altro crea un importante e pesante precedente che potrebbe fare giurisprudenza.

Non è infatti da escludere che, specialmente se l'esito dovesse essere a favore di Massa, anche nel Motomondiale qualcuno possa decidere di ribaltare l'esito della pista, mandando i colleghi e la disciplina alla sbarra.  In particolare viene in mente il 2015 con Valentino Rossi, potenzialmente penalizzato da un accordo tra spagnoli, e Marc Marquez pronto a dare una mano al connazionale Jorge Lorenzo così da permettergli di conquistare il suo ultimo titolo in MotoGP a danno dell'italiano. La stampa parlò di un 'Patto di Andorra', che poi si rivelò una bufala.

Tra l'altro quello nelle due ruote è un caso che continua a far discutere paddock e sostenitori dell'uno e dell'altro e che di fatto ha posto fine a un rapporto civile tra l'asso di Tavullia e quello di Cervera, da allora ai ferri corti.    

 

 

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Chiara Rainis