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Bezzecchi: “MotoGP emozionante, i primi 3 giri ti fa cagare addosso”

VIDEO “È un mondo completamente nuovo, la differenza è pazzesca, non la puoi capire finché non la provi: non è facile aprire il gas. La frenata mi ha impressionato ma non quanto la potenza. Paura? No, dà gusto, è emozionante”  

MotoGP: Bezzecchi: “MotoGP emozionante, i primi 3 giri ti fa cagare addosso”

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Dopo l’annuncio arrivato a Valencia, per Marco Bezzecchi a Jerez è ufficialmente iniziata l’avventura in MotoGP. Categoria nuova, moto nuova – la Ducati GP21 con la quale correrà nel 2022 – e team, il VR46 Racing Team, che dopo l’anno trascorso al fianco di Avintia scende in campo in modo indipendente nella classe regina. Una prima giornata emozionante per Bez, che ha così potuto iniziare a lavorare per capire la moto affiancato dal suo, anch'egli nuovo, capotecnico, Matteo Flamigni (QUI l'intervista nella GPOnecar). Senza, però, aver ricevuto alcun consiglio da Valentino Rossi.

"Con Vale non parlo da dopo la gara di Valencia perché lui è andato in vacanza, non ho voluto rompergli le balle”, ha esordito scherzando.

Come è stato il tuo primo giorno di scuola a bordo della MotoGP?
“È stato molto bello, è stato anche strano perché la moto vola, la differenza è pazzesca, non la puoi capire finché non la provi. È andata bene, mi sono divertito tanto, oggi me la sono presa con calma perché volevo trovare una posizione comoda sulla moto. Verso la fine mi sono sentito meglio, è stato difficile perché oggi c’era molto vento e con la Ducati, sentendo altri piloti, non è una condizione semplice".

Che cosa ti ha maggiormente impressionato della MotoGP: le gomme, i freni, la potenza? Quanto è diverso l’approccio alle traiettorie a cui sei abituato con una MotoGP?
“Le traiettorie alla fine non sono tanto diverse, già la Moto2 fa linee simili alla MotoGP. Naturalmente con la MotoGP c’è più potenza, non puoi avere tanta velocità in curva rispetto alla Moto2, quindi è un po’ più stop&go. La frenata mi ha impressionato, ma la cosa che mi ha lasciato più di stucco è, ovviamente, la potenza. Tra l’altro oggi ho girato con la potenza limitata, specialmente tra 2^, 3^ e 4^ marcia, ma già così era incredibile”.

Tu e Diggia siete molto simili: siete molto entusiasti, ma soprattutto siete molto increduli di che cosa fosse una MotoGP. È un mondo completamente nuovo? Quanto pensi ti ci vorrà per capirlo?
Si è un mondo completamente nuovo, è molto diversa. Non puoi veramente capirlo se non la provi. Alla televisione si vede, io qualche volta le ho viste, andavo comunque a vedere le gare, quindi si vede che la moto fa paura, ma da sopra è un’altra cosa. I primi 3-4 giri fa cagare addosso. Quanto ci metterò sinceramente non lo so, adesso è il primo giorno, non voglio fare le cose di fretta, anche perché può capitare di sbagliare e di perdere fiducia, di conseguenza. L’ho presa con calma, sia io che Matteo (Flamigni, capotecnico di Bez, ndr); lui è la prima volta che fa il capotecnico, quindi anche lui deve prendere il ritmo, così come tutta la squadra. È solo il primo giorno, non ha senso prendere dei rischi che non servono. Non so quanto ci metterò, per il momento non sono preoccupato”.

Voi debuttanti dite, tutti, che la MotoGP in qualche modo fa paura: qual è la prima emozione che uno prova? È proprio quella o è un miscuglio di altre cose?
“Non è che hai paura, già si sente che va ma ci vai con calma e aspetti il rettilineo per aprire tutto. Apri tutto e richiudi un po’ il gas, tiri la marcia e vedi quanto va. Soprattutto all’inizio, io cambiavo presto, mi sembrava che la moto fosse già al limite e quindi cambiavo, invece mancavano 2000 giri. È proprio una grande differenza. Non è paura, ovviamente, dà gusto. I primi 5-6 giri non è facile aprire il gas, detto che oggi ancora non mi sono abituato, però è molto emozionante”.

Al di là delle sensazioni in sella, come è stato il primo giorno di lavoro con la squadra? Come metodologia, le cose da fare sono il doppio rispetto alla Moto2, come è stato il primo approccio sotto questo punto di vista?
“Ci sono veramente tante cose da capire e imparare sia per me che per i ragazzi. Matteo ha molta esperienza in MotoGP avendoci lavorato per tanti anni sia con Vale che con altri piloti, però Ducati è un mondo molto diverso da quello che per lui era Yamaha. Ci dobbiamo abituare un po’ tutti. Io devo fare molta attenzione in tantissime cose, tra cui conoscere la moto. Quello che abbiamo cercato di fare oggi è stato trovare una posizione in sella che mi facesse guidare relativamente comodo, quantomeno per fare forza sui manubri ed essere in una posizione simile a una moto che conosco, e poi solo girare, cercando piano piano di prendere fiducia senza rischiare o fare cose scellerate. Ho cercato di conoscere la moto giro dopo giro, provando anche qualche mappa di freno motore. Anche con la potenza siamo partiti con poca, poi abbiamo aumentato un po’ ma non abbiamo fatto chissà cosa, sto cercando di aspettare e capire prima come fare la frenata, l’ingresso in curva. La potenza poi aumenterà ma non in questo primo momento. Detto così sembra sia stato facile ma dietro c’è stato un po’ di lavoro, però è stato bello”.

 

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