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Batteria al litio: guida pratica all’utilizzo, vantaggi e svantaggi

RECENSIONE - Esistono da anni, ma non tutti le conoscono. Sono le batterie al litio. Pesano meno di un terzo, offrono prestazioni superiori e maggiori affidabilità e durata

Moto - Test: Batteria al litio: guida pratica all’utilizzo, vantaggi e svantaggi

Negli ultimi anni stanno diventando sempre più diffuse, al punto di essere utilizzate come primo equipaggiamento su alcune motociclette, soprattutto su quelle dove una riduzione del peso è fondamentale. Parliamo delle batterie al litio, che offrono grossi vantaggi rispetto alle classiche piombo-acido, con pochi svantaggi. Abbiamo voluto affrontare il tema e rimpiazzare la batteria di una affascinante “dormiente”, una Honda VTR 1000 SP2 che, per la mancanza di tempo dovuta alle prove su strada di cui ci occupiamo, resta quasi sempre ferma inutilizzata.

Proprio il mancato utilizzo si ripercuote negativamente sulla durata della batteria di una moto, che soffre il fermo e che, a volte, nemmeno con un caricabatteria (o meglio ancora mantenitore) riesce a “sopravvivere” ad un utilizzo troppo sporadico. Giusto per contestualizzare la cosa, l’ultima batteria, delle marca più conosciuta, nonché ricambio di primo equipaggiamento, era durata meno di due anni (di norma potrebbe arrivare anche a 5-6 anni), complice la mancata ricarica ed un inutilizzo che si sono protratti troppo nel tempo. Ci siamo così decisi di passare al litio, dati i vantaggi che promette. Tra qualche anno potremo darvi maggiori informazioni, ma in base alle informazioni ed a quanto già conosciamo, siamo già fiduciosi di aver fatto la scelta migliore. Perché? Andiamo a scoprirlo in dettaglio, toccando anche i limiti di questa tecnologia, che sono però già stati risolti, oppure sono risolvibili con alcuni accorgimenti.

OKYAMI LITIO 2, LE CARATTERISTICHE

Il prodotto oggetto della nostra prova e recensione è una Okyami LTM14, batteria al litio di seconda generazione del marchio appartenente a Bergamaschi, noto distributore di ricambi (con oltre 60 marchi trattati ed un catalogo di circa 41 mila articoli). Si tratta di una batteria della famiglia “Litio 2” e di tipo LiFePO4 (Litio e Ferro Fosfato), una tipologia di dispositivi nati nel 2010, evoluzione delle “Li-Po” nate dieci anni prima e delle prime batterie al litio degli anni ’90. I pregi di questa tecnologia sono molteplici, dalla sicurezza (enormemente superiore rispetto alle precedenti varianti al litio, ma di molto più elevata anche rispetto ad una piombo-acido), alla ecologia (non contengono piombo, mercurio e acido solforico), ma sono anche molto efficienti a temperature elevate, leggere, durevoli e potenti.

Il dato più eclatante è forse quello del peso, al punto che, prendendola in mano sembra finta da quanto è leggera. Per farvi capire, abbiamo smontato una batteria dal peso di 3,7 kg, sostituendola con una da 890 grammi. Quasi 3 kg risparmiati, che male non fanno nemmeno nella dinamica di guida.

L’altro punto di vantaggio, cercando di andare il più possibile in ordine di importanza, è quello dei cicli di carica e scarica che garantisce. Si parla di circa 2 mila a fronte dei 3-400 di una classica piombo-acido. Tradurli in durata nel tempo non è semplice, ma in determinate condizioni di utilizzo (le peggiori sono forse proprio quelle a cui abbiamo sottoposto la batteria che abbiamo sostituito) il produttore stima che si possa passare dai circa 2 anni di una piombo-acido a 7-8 anni.

Per chi utilizzi saltuariamente la moto, il vantaggio più importante delle LiFePO4 è legato all’autoscarica, nettamente inferiore ad una batteria standard. Questa caratteristica, unita ai tempi di ricarica molto più contenuti, rende di fatto quasi superfluo l’uso di un caricabatteria o mantenitore. L’autoscarica di questo tipo di batterie è infatti ridotta fino a un massimo del 3-5% al mese, ma normalmente siamo intorno al 6% in un anno.  Qui influisce molto la temperatura, più è bassa maggiore sarà la capacità di preservare la carica nel tempo.

Per riportare il livello di carica al 100% bastano poi pochi istanti, magari semplicemente facendo un giro con la moto per pochi minuti. Una delle caratteristiche di questo tipo di batterie al litio è infatti il tempo necessario per una ricarica. Si arriva fino al 90% in 6 minuti, tanto per darvi un’idea. Altre caratteristiche sono poi legate alle dimensioni ridotte, dettaglio che consente di sostituire con solo 8 modelli ben 125 batterie standard piombo-acido.

Per compensare i differenti ingombri, nella confezione vengono forniti spacers adesivi, che nel nostro caso non abbiamo dovuto utilizzare. Rispetto al ricambio originale varia infatti sono l’altezza, ma nella sede questa differenza non influisce sulla corretta collocazione e sulla stabilità della stessa. Le Okyami Litio 2 sono poi caratterizzate da un involucro in nylon, resistente alle alte temperature (caratteristica interessante, ad esempio, per un posizionamento vicini ad un motori raffreddato ad aria), sono impermeabili ed offrono un pratico indicatore dello stato di carica su 3 livelli.

Interessante anche l’alta corrente di spunto (CCA), che per questo modello è di 240 A, superiore a quella “rimpiazzata” di circa il 20%.

In ultimo, anche se non è una questione marginale, come accennato si tratta di batterie più green, sia perché lo smaltimento è meno oneroso per via dell’assenza di piombo, mercurio e acido solforico, tutte sostanze di non semplice gestione, ma anche per un secondo fattore, magari secondario, ma comunque da valutare. Una riduzione di peso percentualmente così ingente (circa 3 kg nel nostro caso), se pure in modo piuttosto marginale, influisce in modo positivo sui consumi.

I DIFETTI? SOLO MOTO O ANCHE SCOOTER?

Fino a qui sembra che ci siano solo vantaggi, anche piuttosto importanti. In realtà le batterie al litio hanno anche alcuni limiti, se pure alcuni di questi sono già stati superati. Uno dei problemi che le affligge è la non completa compatibilità con il sistema di ricarica dei veicoli, originariamente studiato per lavorare con batterie di tipo standard e non sempre in grado di erogare la corretta tensione con una batteria al litio. Per eliminare il problema le Okyami Litio 2 sono dotate un sistema di gestione delle celle, denominato CBC. Il circuito interno Cell Balancing Circuit consente così di ottimizzare la carica nelle singole celle, influendo positivamente sulla vita delle stesse. Non protegge comunque da sovratensioni, motivo per il quale è d'obbligo utilizzare un caricatore compatibile con questo tipo di batterie e sono poco consigliate per mezzi d'epoca, che possono offrire una tensione non erogata costantemente a tutti i regimi.

L’altro difetto è rappresentato dal prezzo, ma ciò che appare evidente ad una analisi più attenta è che, a fronte di un maggior costo iniziale, l’utilizzo di queste batterie potrebbe tradursi nel tempo addirittura in un risparmio. La Okyami LTM14 da noi utilizzata ha un prezzo di 178 euro al pubblico, contro i circa 130 della batteria standard di primo equipaggiamento. Se però ipotizziamo una maggior durata nel tempo, anche solo in parte rispetto a quanto promesso (dai 2 anni di una stardard a 7-8 di una litio), è facile capire che di fatto di sta risparmiando.

Resta infine il tema del freddo, che potrebbe essere una incognita rispetto alle prestazioni delle batterie, in generale un po’ di tutte, ma in particolar modo quando si tratta di quelle al litio. La temperatura ideale, quella in cui le LiFePO4 offrono il 100% delle prestazioni, è compresa tra 10 e 40°. Allo zero termico si scende al 90% della capacità disponibile, mentre a -20° (che però per una moto rappresenta una condizione in cui difficilmente si andrà ad utilizzarla) si scende al 60% (fonte gwl-power). Si sconsiglia l’utilizzo a temperature inferiori ai 10-15° sotto allo zero, sembra quindi che il freddo sia un nemico relativamente innocuo, perché a queste condizioni, prima di salire in moto ci sarebbe ben altri problemi, batteria a parte. Come regola generale si consiglia invece di lasciare ad almeno 5° la batteria quando si tiene la moto ferma a lungo, ma non temono il congelamento e potrebbero subire senza danni anche il freddo estremo (-40°), non avendo parti liquide al loto interno. 

Un trucco poco conosciuto è che, contrariamente a quanto si possa pensare, quando le temperature sono basse (da 10 gradi in giù), è meglio evitare di girare la chiave ed accendere la moto immediatamente, ma è meglio lasciarla 2 o 3 minuti con il quadro e le luci accese. Così si andrà a preriscaldare la batteria, portandola in temperatura prima di avviare e senza rischiare di danneggiarla. 

Una eventuale operazione di ricarica, invece, avviene in modo ottimale preriscaldando la batteria intorno ai 25-30°, perché a questa temperatura aumenta la capacità di assorbire energia. Stante le posizioni protette in cui le batterie vengono installate, il problema è ancora meno evidente nella pratica che nella teoria. Il fatto che le LiFePO4 vengano utilizzate anche sui camper in condizioni al limite dovrebbe infine togliere ogni paura.

Quanto infine all’utilizzo, con tutte le moto e gli scooter questi dispositivi offrono concreti vantaggi, ma a nostro avviso i maggiori li troviamo nel caso di mezzi che vengano utilizzati saltuariamente, dove manutenzione zero (in pratica anche in termini di mantenimento della carica) e caratteristiche delle LiFePO4 regalano una serenità totale rispetto alla “questione batteria”. Qui entra poi positivamente in gioco il fatto che le litio garantiscano zero danni da fuoriuscita di acido

UN CARICATORE ADEGUATO, MA NON OBBLIGATORIO

Quanto infine alla eventuale ricarica delle batterie al litio, occorre fare attenzione, per evitare di danneggiarle. Non possono essere infatti utilizzati tutti i caricatori ed, anzi, occorre dotarsi di uno specifico per le LiFePO4, oppure in grado di funzionare correttamente con varie tipologie di batterie. Detto che, di fatto, per il ridotto effetto di autoscarica che sono in grado di garantire, se ne potrebbe fare a meno semplicemente scollegando la batteria quando la moto resta ferma a lungo, è più pratico dotarsi comunque di un apparecchio adeguato per mantenerla. Si tratta di un OXFORD (marchio inglese distribuito sempre da Bergamaschi) ed il modello è OXIMISER 3X. Ha un prezzo al pubblico di 145 euro e consente di caricare batterie di ogni tipologia, sia per auto che per moto. In pratica è adatto per qualsiasi batteria a 12 V, con una capacità da 4 fino a 125 Ah.

È infatti adatto a batterie al piombo di tipo standard, AGM e Gel, ma ha poi una funzione specifica per batterie al Litio LiFePo4 come quella da noi provata, che ricarica senza avviare modalità desolfatazione (che danneggerebbe in maniera irreparabile la batteria). Questo strumento “legge” le caratteristiche della batteria mediante un check iniziale, un’analisi che valuta anche lo stato di ricarica e che impedisce danni perfino in caso di inversione dei poli. La tensione erogata sarà così quella ottimale in base all’esigenza, da meno di 0,2 A fino a 3.6, anche in base alla selezione effettuata con il tasto “mode”, che consente di optare per una carica più lenta (moto – 0.8 A) ed una più rapida (normalmente utilizzata sulle più grosse batterie da auto).

Il display indicherà istantaneamente il voltaggio della batteria e gli Ampere erogati. In automatico, una volta portata la batteria al 100%, il sistema passerà alla modalità di mantenimento, ma anche in caso di livelli iniziali di carica particolarmente bassi (anche di 8 Volt, a meno che sia solfatata perché rimasta troppo a lungo sotto gli 11 Volt) procederà con operazioni per recuperare (tramite soft start) l’accumulatore, se possibile. Questo ovviamente avviene solo per le classiche batterie piombo-acido, perchè si tratta di un'operazione che danneggerebbe quelle al litio. Un accessorio che “coccola” al meglio ogni tipo di batteria, consentendo quindi di farle durare più a lungo, regalandogli una vita utile il più lunga possibile. Viene fornito con un kit che include un supporto da muro, i morsetti “a pinza” per collegarlo alla batteria, oltre che un cavo da installare fissandolo alla batteria con gli occhielli (datato di un fusibile di sicurezza). In questo modo si potrà effettuare la ricarica semplicemente collegando lo spinotto e senza dover smontare nulla per raggiungere i poli, anche se è normalmente suggerito di scollegare la batteria durante queste operazioni (è il produttore a “dettare” le regole da seguire, in base al dispositivo).

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