Troy Corser ha detto basta

A 40 anni, l’australiano si ritira ufficialmente. Sarà  tester BMW

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L’ultimo round di Portimao ha decretato la fine ufficiale della carriera di uno dei più grandi talenti del Mondiale Superbike. E’ passato sottotono infatti il ritiro di  Troy Gordon Corser. Alla soglia dei 40 anni, il Coccodrillo ha appeso il casco al chiodo. Non lo farà del tutto (rimarrà tester per la BMW), ma le corse oramai possono essere considerate storia passata.

Un talento cristallino quello dell’australiano, che lo ha portato alla conquista di due titoli mondiali tra le derivate di serie. Il primo, in sella alla Ducati 955, nel lontano 1996. Il secondo ottenuto con la Suzuki GSXR 1000 di Francesco Battà nel 2005.

Troy Corser poteva piacere o non piacere, non esistevano vie di mezzo. Per i detrattori, un pilota fin troppo compassato e arrendevole; per i suoi fan, un mago delle traiettorie, con una velocità unica nel suo genere.

Date una traiettoria a Corser e lui ve la ripeterà millimetricamente un milione di volte. Questo era quanto si diceva. Questa, in effetti, era la grande arma del Coccodrillo. Non a caso ancora oggi detiene il record assoluto di Superpole conquistate: 43 in 378 gp disputati. Nel giro unico era un vero e proprio mago.

Dotato di eleganza sopraffina in sella alla moto, riuscì a conquistare una Superpole anche con la poco competitiva tre cilindri 990cc della Petronas, durante il week-end di Oschersleben nel 2004.

Corser 1996Una carriera, quella di Corser, costellata di alti e bassi, con momenti bui intervallati da grandi vittorie.  Esordì in pianta stabile nel Mondiale delle derivate di serie nel 1995 e, fin da subito, mostrò la sua stoffa, sfiorando il titolo iridato. Giunse secondo, dietro a quello che sarà per anni la sua Nemesi, Carl Fogarty, ma mettendosi dietro piloti del calibro di Aaron Slight, Simon Crafar e Fabrizio Pirovano. L’anno successivo, il primo alloro iridato, sempre in sella alla Ducati, con 7 manche conquistate.

La stella di Troy Corser cominciò a brillare. Fu così che l’australiano decise di passare nel motomondiale con la Yamaha. Un’esperienza sfortunata che lo portò alla rescissione del contratto a metà del 1997.

Corser era un animale da Superbike. Fù cosi che tornò nella “sua “Ducati”, affiancando Carl Fogarty nel team ufficiale di Borgo Panigale. La stagione fu di quelle che gli appassionati non possono dimenticarsi; l’ultimo round di Sugo risultò decisivo per le sorti dei tre protagonisti, Aaron Slight, Carl Fogarty e, appunto, Troy Corser.

L’australiano conquistò una perentoria Superpole, ma durante il warm-up, una banale scivolata gli procurò la rottura della milza. Risultato: campionato a Fogarty in un rocambolesco e convulso finale.

Nel 2000 il passaggio all’Aprilia, con la RSV 1000, e la vittoria arrivata al secondo round , proprio nella sua pista Natale. In condizioni di asfalto umido, Corser diede un saggio della sua classe regalando la prima vittoria in Superbike alla casa di Noale.

Anni di grandi vittorie appunto, come la doppietta a Valencia nel 2001, ma anche di delusioni più o meno grandi, che lo portarono, a fine 2001, a ritrovarsi senza un contratto, e ad accettare il progetto del suo “antico” rivale Carl Fogarty: sviluppare per un anno la Petronas 990 a tre cilindri, per esordire nel 2003. La moto si rivelò poco performante, tanto che, al termine del 2004, per molti, Troy Corser era semplicemente una di quelle vecchie volpi sul viale del tramonto.

Corser 2005Non la pensò così però Francesco Battà, che lo ingaggiò l’anno seguente per  farlo correre con la nuova GSX R 1000 K5. La moto estremamente performante e la classe del pilota australiano, portarono ad una prima parte di stagione costellata da vittorie e prestazioni eccezionali. Memorabile fu l’ultimo giro di Valencia in cui, oramai sicuro della vittoria, decise di disabilitare il controllo di trazione della sua Suzuki, dando un saggio della sua bravura e sensibilità.

Il titolo iridato arrivò ad Imola. Dopo una prima manche caratterizzata da un gran duello con Chris Vermeulen, l’autodromo Enzo e Dino Ferrari fu letteralmente allagato da un violento nubifragio che decretò l’annullamento della seconda manche, e la conseguente matematica certezza della conquista del campionato.

Nel 2007 l’approdo in Yamaha. Anni significativi, in cui Troy Corser venne apprezzato per la sua costanza di risultati e, soprattutto, per le sue doti di sviluppatore. Nessuna vittoria per il #11, ma il titolo di vice-campione del Mondo nel 2008, dietro la Ducati 1098 di Troy Bayliss.

Le qualità di collaudatore non passarono inosservate ai vertici di casa BMW Motorrad che, per l’esordio tra le derivate di serie, decisero di ingaggiare proprio l’australiano. Con l’approdo a Monaco di Baviera, Corser divenne il primo pilota a correre per sei case motociclistiche differenti (Ducati, Aprilia, Petronas, Suzuki, Yamaha e BMW)

Anni duri, questi ultimi in BMW, con una moto fin troppo complessa da sistemare a livello di elettronica, ed un team in continua evoluzione e alla ricerca di una sua identità. Il 2010 – con Davide Tardozzi al timone – la miglior stagione di Corser, illuminata dai podi di Monza e di Misano Adriatico.

Oggi, uno dei maggiori interpreti del Mondiale Superbike decide di mettere la parola fine con le gare. Sottovoce, in maniera silenziosa, pulita. Quella stessa pulizia ed eleganza che caratterizzava la sua guida.

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