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Quando l'informazione fa disinformazione: è rumore per nulla, ma fa male

Il ritiro della Suzuki, la risposta della Dorna, il 'caso' pressione gomme di Bagnaia. Tutto questo tracimare di informazioni, non false, ma artatamente diffuse, con l'obiettivo di colpire questo o quello. Tanto per fare rumore. Bombe carta. Non fa bene a nessuno


Quando l'informazione fa disinformazione: è rumore per nulla, ma fa male

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La Suzuki che a Jerez annuncia (internamente) il ritiro comunicandolo alla squadra ed ai manager, ma non lo ufficializza.

La Dorna, organizzatore della MotoGP che stigmatizza il comportamento scorretto della Suzuki, paventando penali, ma di fronte al nulla perché non c’è alcun comunicato della casa di Hamamatsu.

Un ingegnere o un manager vigliacco di una casa concorrente che passa un foglio riservato ad un collega, tacciando la Ducati di irregolarità per aver fatto correre (e vincere) Bagnaia a Jerez con una pressione irregolare dello pneumatico anteriore. Ben sapendo - e questo è il grave - che oggi, grazie ad un gentleman’s agreement non esiste sanzione perché il regolamento è in fase di definizione.

Tre aspetti di ciò che oggi è, sfortunatamente, la MotoGP: scarsa professionalità.

Il primo caso è grave, perché una notizia o è un rumor incontrollato od è vera. Ci si aspetta che una casa strutturata come la Suzuki risponda. Ma è noto, sempre nel motociclismo, che nel recente passato una azienda come Aramco non abbia fatto alcun comunicato ufficiale per smentire una supposta sponsorizzazione.

Il secondo è bizzarro: la presa di posizione della Dorna conferma la veridicità della notizia, ma così facendo conferma di non averne saputo nulla e mette le mani avanti promettendo sanzioni. E’ imbarazzante.

Il terzo caso da una dimostrazione di ciò che Albert Einstein affermava in un aforisma: “due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana”. A che pro infatti tacciare una casa concorrente di irregolarità sapendo che non esiste punizione perché una regola è in via di definizione?

I padri latini recitavano infatti “nullun crimen sine lege”. Un principio che oggi è sancito anche dall'art. 25 della Costituzione in forza del quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

Tre esempi che dimostrano comunque, in modo incontrovertibile che alla massima Formula del motociclismo, la MotoGP, manchi una gestione manageriale adeguata. A tutti i livelli, ma soprattutto a livello sportivo. Se infatti il campionato è organizzato in modo egregio dalla Dorna, pur con gli inevitabili difetti e storture che si porta dietro qualsiasi forma di organizzazione, Case e Team (non tutte) sono ancora al livello di un dilettantismo imbarazzante. Ed il fatto che in MotoGP non si notino, salvo rari casi, i marchi di grandi sponsor, ne è la conferma.

Già perché la freccia (spuntata) lanciata contro la Ducati dall’ignoto ingegnere o manager quale altro risultato ha ottenuto se non ad intorbidire le acque e far venire dubbi sulla regolarità del campionato e sulla professionalità dei partecipanti ad eventuali finanziatori?

Del resto i delatori sono sempre esistiti, da Giuda in poi, ma i nostri sono come il motociclismo: poco professionali. Danno l’imbeccata tacendo sul fatto più importante: esiste una norma, si è invitati ad attenercisi, ma poiché il metodo di controllo è ancora in fase di attuazione, non c’è sanzione accessoria.

Se si va ben a guardare, è un po’ il caso del famoso o famigerato ‘shapeshifters’ anteriore della Ducati. Rispondeva e risponde alle regole attuali, ma alla concorrenza non piaceva, così si è deciso di vietarlo in base al più vago dei motivi: l’aumento dei costi, con una spolverata di sicurezza, che non fa mai male. Il tutto però senza ancora modificare il regolamento, che lo permetteva.

C’è da sottolineare che in questo caso si è dovuto ricorrere al ‘parere del re’, cioè l’intervento della Dorna che ha sparigliato le carte perché, per regolamento, la MSMA deve prendere decisioni all’unanimità.

Insomma: quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

Fino a quando dunque, manager della MotoGP, abuserete della nostra pazienza comportandovi con così scarsa professionalità e, aggiungiamo, intelligenza? Già perché a noi piace il giornalismo investigativo, scoprire gli altarini, beccare con le mani nel sacco chi bara. Ma casi come i tre precedenti non fanno altro che rinforzare l'impressione che nel motociclismo ci sia ancora un certo pressoapochismo o, peggio, si stimola il gomplottismo internettiano che dice che nella MotoGP è tutto show: altrimenti come sarebbe possibile che un campione una volta vinca e la successiva finisca decimo? Tutto questo tracimare di informazioni, non false, ma artatamente diffuse, con l'obiettivo di colpire questo o quello. Tanto per fare rumore. Bombe carta. Non fa bene a nessuno.

Ah, per la cronaca: l’altro pilota trovato ‘irregolare’ con la pressione delle gomme è stato Quartararo, vincitore a Portimao.

 

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