Per la Rossa servono piloti maleDucati

Il team 'carini e coccolosi' non ha funzionato. Basta chiedere una 'moto che gira' come se gli avversari avessero mezzi perfetti. Quartararo ha dimostrato alla Yamaha che molti problemi magicamente spariscono aprendo il gas, e Ducati deve prenderne nota


Li vogliamo cattivi, li vogliamo un po' ignoranti, li vogliamo politicamente scorretti. Li vogliamo vincenti. Il team "carini e coccolosi" - la definizione è di un tifoso, l'abbiamo letta sul web e ci piace da pazzi - che la Ducati ha messo in pista quest'anno non ha funzionato. Il perché non è una novità, da sempre le squadre migliori sono quelle con due piloti che si odiano, non quelle nelle quali si va d'amore e d'accordo.

Il team come una famiglia è una invenzione dei nostri tempi dove è lecito fingere ed è peccato mostrare i veri sentimenti.

Prost e Senna si odiavano e Agostini e Read non erano da meno. Rainey non sopportava Kocinski e non a caso, infatti, la migliore stagione della casa di Borgo Panigale è stata quella dell'anno scorso quando visibilmente Dovi soffriva il vero Lorenzo, non quello che l'anno prima lo applaudiva sotto al podio.

E se l'obiettivo è il mondiale anche se sembra brutto bisogna stabilire delle gerarchie. Rainey si incazzò abbestia quando Luca Cadalora gli soffiò la vittoria a Donington nel 1993 e Kenny Roberts trattò malissimo Eddie Lawson che non fu capace di proteggergli le spalle da Freddie Spencer ad Imola nel 1983.

Se il primo secondo posto di Andrea Dovizioso alle spalle di Marquez, nel 2017, è stato un risultato ed il secondo l'anno passato la conferma che la Ducati potrebbe rivincere un titolo che manca dal 2007, il terzo, quest'anno, è semplicemente una sconfitta amara ed atroce.

Marc è stato un rullo compressore, è vero, non ha mai fatto peggio del secondo posto, si è fermato, non per colpa sua, una sola volta, ma hanno vinto anche Rins, Vinales e Petrucci. Complessivamente quattro Gran Premi, dunque Marc è magico, ma non imbattibile.

Inoltre i team con due campioni vanno gestiti con autorità, non con ignoranza o cerchiobottismo. E se si sa di avere due numeri uno in squadra non è una iattura, è una scelta e bisogna comportarsi di conseguenza.

Dunque: un solo capo a capo di tutto. Onori e oneri. Una sola parola, un solo volto. Oggi abbiamo visto Gigi Dall'Igna dare un abbraccio sincero a Jorge Lorenzo al suo rientro ai box. Lui non ha mai dubitato di avere un Campione non solo un buon pilota fra le mani.

Vabbè, lo avete capito: la politica Ducati di quest'anno non ci è piaciuta e, sinceramente, quel considerare un eventuale 'titolo del team' come un risultato è stato ridicolo. Come se impedire ad Honda di conquistare la 'triplice corona' (che non conta un beneamato tubo, diciamocelo) fosse un qualcosa in grado di dare un seppur piccolo briciolo di soddisfazione.

Siamo seri. Lo sport, qualsiasi sport, è sopraffazione in guanti bianchi e, ovviamente, c'è tutta una serie di giuste regole da rispettare. E' una guerra che bisogna imparare a perdere con stile.

Fabio Quartararo quest'anno ha ricordato alla Yamaha che nel motociclismo il pilota conta ancora più della moto. Ha tolto ogni scusa a Rossi e Vinales. La Ducati dovrebbe fare tesoro di questa realtà.

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