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Suppo: "Sono favorevole ad avere moto uguali per tutti in Moto2 e Moto3"

"A queste classi non serve più visibilità, ma più sostenibilità. Bisogna ridurre i costi e investire sui piloti, 22 GP sono troppi. Basta fare i romantici, i tempi sono cambiati e il futuro dovrà essere diverso"

Moto2: Suppo: "Sono favorevole ad avere moto uguali per tutti in Moto2 e Moto3"

In molti si chiedono se il 2026 sarà l’anno di Liberty Media, quello in cui gli americani metteranno la loro impronta sul motomondiale. L’acquisizione è stata completata mesi fa, ma per il momento non si sono ancora visti grossi cambiamenti. “Hanno comprato la casa, ma non sono ancora andati ad abitarci” usa l’ironia Livio Suppo, storico manager del paddock e attuale racing consultant del team Italtrans. Il suo occhio è puntato (anche sulle classe minori) e su cosa si debba fare per il futuro. Dorna, per il momento, ha rimesso mano alla Moto3, non c’è niente di ufficiale, ma dal 2027 si dovrebbe correre con motori uguali per tutti, quello della Yamaha R7.

Livio, partiamo proprio dalla Moto3: ti piace questo cambiamento?
Non ho i dati per dire se mi piaccia o meno. Io sono favorevole, non solo in Moto3 ma anche in Moto2, non solo di un ‘monomotore’, ma di una ‘monomoto’ perché è l’unico modo per ridurre i costi del campionato e perché quelle moto, una volta usate nel Mondiale, potrebbero venire utilizzate nei campionati europei e nazionali. Finché non si tornerà a correre nei campionati nazionali con le stesse moto del Mondiale, sarà difficile preparare i ragazzi più giovani. Ora il percorso è Junior Moto3, Mondiale Moto3 e poi Moto2, ma dall’Europeo Moto2 arrivano in pochi, se non nessuno, solo dei casi particolari. L’esempio è Daniel Munoz, che abbiamo ingaggiato, lui ha un po’ di esperienza nel Mondiale perché ha fatto delle sostituzioni, correva nell’Europeo, ma se non avesse fatto quelle sostituzioni probabilmente neanche a me sarebbe venuto in mente di prenderlo. Questo perché il divario di prestazioni che c’è fra Moto2 Junior e Mondiale è tale per cui si fa fatica a scommettere su un pilota che arriva da quel campionato”.

Ci sono tante cose da fare?
Certo. Parlavamo della futura Moto3, non è ancora ufficiale, ma la scelta del motore non mi sembra la più azzeccata. Ducati ha un monocilindrico 650 che di serie eroga 77 CV, è più leggero e più piccolo, secondo me sarebbe stato più adatto a fare una moto per ragazzini. Inoltre, mi auguro che non utilizzino anche il telaio della R7, capirlo è fondamentale. Se la Moto3 si corresse con delle R7 di serie modificate, sarebbe un errore fantozziano (ride), se invece diventasse una simil Moto2, con telaio prototipo, allora avrebbe senso. Anzi, io avrei un’idea”.

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Quale?
Essendoci al momento principalmente due costruttori di telai, se fossi la Federazione Internazionale darei a uno la Moto3 e all’altro la Moto2. Tutto questo per diminuire i costi: la competizione fra Boscoscuro e Kalex al grosso pubblico non interessa, ma i team ogni anno devono spendere un sacco di soldi per gli aggiornamenti, mentre il materiale dell’anno prima sarebbe ancora utilizzabile”.

Si era anche ventilata l’idea dei paddock separati tra MotoGP e altre classi.
Da quando ho capito è saltata, ma in realtà i due paddock sono già entità separate. Mi sembra che ci si focalizzi su cose che non sono fondamentali. Mi riferisco anche alla voce di volere mettere Moto2 e Moto3 in box tipo quelli della MotoE, questa non è una cosa importante. Non è quello che cambia l’attrattività e la visibilità delle due classi. Faccio un esempio, adesso i primi due o tre team di Moto2 e Moto3 hanno un posto un box in pit lane, noi l’avevamo al Mugello, ma il garage era largo 3 metri e mezzo, i meccanici non riuscivano a lavorare. Meglio allora avere una zona dedicata, non è quello che cambia, l’importante è chi vince le gare”.

Qual è il modo per dare più visibilità alle classi minori?
L’errore di base è pensare di dare più visibilità, invece bisogna dare più sostenibilità a queste classi. Non ha senso che il budget di un team di Moto2 sia circa di 3 milioni di euro con un contributo da IRTA di qualche centinaio di migliaia di euro. Già la MotoGP fa fatica ad attirare grossi sponsor, pensate le classi minori, ma questo non è destinato a cambiare. Quando ho iniziato questo lavoro, 125 e 250 avevano i tabaccai e le Case alle spalle, non è più così”.

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Questo ricade anche sui piloti.
I top rider della Moto2 guadagnano relativamente poco, ci sta se è un investimento che si fa per arrivare in MotoGP, il problema è che molti piloti in Moto2 e Moto3 devono portare soldi. Se i costi tecnici e di logistica fossero più bassi, sarebbe meglio. Non mi invento niente, in Formula 1, F2 e F3 sono ‘monomacchina’ e la visibilità si costruisce sui piloti. Antonelli è arrivato in F1 ed era già famoso, ma in quanti sanno con quale team corresse Antonelli? Quel team sta in piedi perché ha accordi con Case e team di F1 che investono sui giovani talenti per farli crescere. Noi, invece, investiamo un sacco di soldi solo sulle corse. Italtrans ha investito un sacco di soldi per fare crescere Moreira e ora è andato via. Se non ci fossero le strutture di Moto3 e Moto2 che fanno crescere i piloti, chi correrebbe in MotoGP? Il ruolo fondamentale delle classi minori è fare crescere i giovani, poi i più forti andranno in MotoGP e quelli meno forti in Supersport e SBK. È esattamente quello che succede nelle auto”

Saresti d’accordo a diminuire il numero delle gare?
Assolutamente sì. Non ha senso correre 22 gare con i team di Moto2 e Moto3 perché la logistica - parlo di viaggi, alberghi e così via - incide sul budget in maniera mostruosa, parliamo di più di 700mila euro all’anno. Le gare extraeuropee sono aumentate e anche i costi dei voli. Mi fa ridere quando sento parlare ancora di com’era la 250, a oggi non c’è interesse da parte delle Case a investire in queste classi, quindi è inutile continuare a fare i romantici. Sono d’accordo che la 250 fosse una moto spettacolare, ma il mondo è cambiato. Inoltre, c’è un altro problema”.

Continua.
Lo show principale è quello della MotoGP, ma non è una show con la S maiuscola, nel senso che rimane uno sport tendenzialmente da appassionati. È ancora molto lontano da attirare le masse di spettatori della F1, che sento criticare ma a cui i numeri danno ragione. Il livello di sponsorizzazioni tra i due campionati riflette il livello di interesse globale, il problema principale è quello. Le classi minori dovrebbero fare parte di una visione globale, cercando anche di avere piloti di nazionalità diverse in MotoGP. Dovrebbe essere la Federazione a fare un po’ d’ordine, perché nel nostro mondo mi sembra si continui a vivere il presente pensando al passato e senza avere una visione chiara di quello che servirebbe a fare diventare il futuro diverso”.

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Matteo Aglio