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Le moto sportive di ieri che oggi tutti vorrebbero in garage

Gli ultimi decenni del secolo scorso sono stati testimoni dell'epopea di modelli che, se al tempo non hanno trovato molta fortuna, oggi potrebbero valere una fortuna

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Moto sportive e lista veloce: ecco alcuni modelli prodotti a cavallo dei due secoli che possono rivelarsi a sorpresa un ottimo investimento per i proprietari.

Moto e sentimento

L'acquisto di una moto non è mai frutto di una razionale necessità o di un ragionamento. Non la scegliamo per la capacità del bagagliaio, anzi sono le moto che prendono noi, emotivamente, mentre materialmente lo facciamo noi. C'è un altro elemento che differenzia i due acquisti, ancora più razionale: la tenuta del valore del prezzo. Le moto hanno una svalutazione maggiore rispetto alle auto, però chi se ne frega, è l'emozione una volta in sella che conta e ci guida all'acquisto. Però a volte succede che, senza alcuna logica, la moto che avevi acquistato 40 anni fa e che hai ancora senza darti una precisa spiegazione, abbia mantenuto un valore non indifferente. Una rivalutazione che ti porta un piccolo tesoro in casa, o meglio, in garage. Abbiamo fatto una lista di moto sportive che, sul solco dei due secoli, oggi possono far godere i loro proprietari.

Moto Guzzi Le Mans – 1976

La saga della famiglia Le Mans ha inizio con la capostipite V 850 Le Mans, presentata al Salone del Ciclo e Motociclo di Milano nel novembre del 1975. Diretta derivazione del prototipo V7 Sport del 1973, la Moto Guzzi Le Mans è stata prodotta in quattro serie dal 1976 al 1993. La Le Mans ha un telaio dedicato progettato da Lino Tonti, equipaggiata con un bicilindrico a V che, pur erogando 70 CV, porta la moto a una velocità massima di 210 km/h. È stata la prima motocicletta sportiva di Mandello ad adottare, come già sulle V 1000 G5 ed Idro-convert, il sistema di frenata integrale a tre dischi. La III è una motocicletta che molti collezionisti/fruitori preferiscono alle prime due serie, sia perché è leggermente più comoda della prima e meno carica di carene della seconda, sia perché ha una linea meno retrò. Con la quarta serie il motore cresce di cilindrata, la ciclistica vede una ruota anteriore da 16” e una nuova carrozzeria, più filante e gli scarichi sono completamente neri. Oggi una Moto Guzzi Le Mans può sfiorare i 4.000 euro.

Suzuki GSX-R750/1100 1985-1988

La storia della Suzuki GSX-R750F è nota, la prima replica stradale della moto da corsa, l'apripista dell'invasione delle sportive giapponesi. Infatti, i tecnici Suzuki all'epoca hanno pensato alla XR41 da endurance, accreditata di 100 CV di potenza e un tale vincitore fin dall'inizio ha influenzato direttamente ogni superbike che seguito. Lanciata nel 1985, nasce con un motore quadricilindrico con raffreddamento misto (aria / olio) di 749,68 cc da 106 CV a 10.500 giri, con un peso in ordine di marcia appena sopra i 200 kg. Nell'86 Suzuki lancia anche la versione da 1.100 cc, sempre con raffreddamento misto e con una potenza che dai 130 CV a 9.500 giri iniziali è salita a 145 CV a 9.600 giri. La Gixxer 1100 è stata prodotta in quattro serie fino al 1997. Se state cercando una Suzuki GSX-R, per una 1.100 potrebbero servirvi anche 4.000 euro, ma in rete circolano anche oltre i 5.000 euro. Per la 750 invece, le quotazioni superano i 7 mila euro.

Ducati 750/900 SS 1991-1998

Forse, una delle moto di Borgo Panigale più trascurata e sottovalutata, nonostante ricca di fascino proveniente dalla vecchia scuola, grazie al motore bicilindrico a L raffreddato ad aria, incastonato in un telaio a traliccio avvolto dalla carena (inizialmente era stata proposta in versione semicarenata). La versione da 900 cc, sorprendentemente per una Ducati anche se, contestualizzando, parliamo pur sempre di 30 anni fa circa, non era potentissima: 84 CV a 7.000 giri e 84 Nm a 6.400 giri, quel tanto che basta per una guida piacevole. Il restyling del 1991 le donò nuove sospensioni Showa La Ducati 750 SS combina il telaio della 750 F1 e il motore bicilindrico desmodromico raffreddato ad aria della Paso 750, a sua volta derivato dalla serie Pantah. Nel 1998, la matita di Pierre Terblanche veste la versione più moderna della Supersport, che cambia grazie alla iniezione elettronica. Quanto possono valere oggi? Una Ducati 900 SS del 1992 è stata valutata oltre 7.500 dollari, in Italia stiamo sui 6.000 euro, per la 750 SS invece si va dai 5.000 ai 7.000 euro.

Honda VFR750F 1995-1998

Nella seconda metà degli anni '90, in quanti l'avrebbero voluto? Definita da un addetto alle pubbliche relazioni di Honda UK "la miglior moto mai costruita" davanti ad alcuni giornalisti, che all'epoca non si trovarono d'accordo ma hanno dovuto cambiare idea dopo averla provata. Ad oltre 20 anni di distanza, la Honda VFR750F conserva ancora il suo fascino. Rispetto alla versione precedente, è più potente di 35 CV (105 contro 70), è più leggera di 26 kg (199 contro 225), numeri che la rendono anche più veloce: da 210 km/h sale a be 245 km/h. Il motore quadricilindrico viene riprogettato sfruttando anche l'esperienza di Honda in F1, incastonato in un telaio a diamante in alluminio. Doveva far dimenticare il flop della versione precedente e supera brillantemente l'esame e ancora adesso il pubblico dimostra il suo interesse, tanto che un modello bene tenuto arriva anche a superare i 4.000 euro.

 

Bimota YB11 1996-2000

La Bimota YB11 è stata l'undicesima Bimota dotata di motore Yamaha. Una moto arrivata però in un momento storico sbagliato, perché ormai le moto italiane sportive e maneggevoli con motori giapponesi non andavano più di moda, superate per economicità proprio della sporive giapponesi. La Bimota SB6 del 1994 con motore della Suzuki GSX-R1100 fu l'ultimo successo della casa riminese, perché alla YB11 venne preferita la Yamaha R1, nonostante i ben 145 CV e un telaio maneggevole e leggero, penalizzato da una taratura delle sospensioni che la rendevano superba in pista, ma non adatta alle strade pubbliche. Ma proprio queste caratteristiche fanno della Bimota YB11 una vera Bimota, prodotta in sole 600 unità, e allora l'occasione si potrebbe trovare adesso, anche se il prezzo è superiore ai 10.000 euro.

Yamaha GTS 1000 1993-1999

All'improvviso, arrivò lei. Sulle orme di quello che Bimota aveva avuto il coraggio di proporre con la Tesi, nel 1993 Yamaha presenta una moto che a prima vista si poteva definire una tuorer e poi, una volta in sella, si rivela una sportiva. La Yamaha GTS 1000 stupisce tutti, grazie al suo telaio Omega in fusione di alluminio che crea attorno al motore un guscio leggero ma al contempo rigido e sicuro. La vera rivoluzione, derivata dal concept Morpho II, è la sospensione anteriore, composta da un monobraccio oscillante, dalla doppia funzione ammortizzante e sterzante indipendenti. Il sistema è fissato alla struttura principale, contribuendo ad abbassare il baricentro. La guida risulta comoda, sicura e morbida, senza gli affondamenti derivanti dalle frenate, adeguandosi alle condizioni della strada e del carico. Il quattrocilindri deriva dalla FZR 1000, riprogettato per sfruttae la coppia ai bassi: la potenza non sarà esaltante, 100 CV a 9.000 giri, ma la moto è ricca di coppia grazie ai 105,8 Nm a 6.5000 giri. Una tourer sportiva che purtroppo non ha trovato il coraggio dei tecnici giapponesi, che al cambio di secolo hanno deciso di abbandonare i fan dopo averli sedotti convinti anche dai risultati di mercato: una moto con un costo elevato per i clienti mototuristi di quel tempo e troppo avanti per gli scettici della ciclistica alternativa. Rivoluzionaria anche la sua promozione, con un video di oltre 5' dal sapore fantascientifico, che puntava tutto sull'effetto stupore, in un misto dei film di quel periodo e i cartoni animati del decennio precedente. La sua quotazione media ora si aggira attorno ai 4.000 euro, con picchi che sfiorano gli 8 mila.

Aprilia RSV Mille 1999-2003

La Aprilia RSV 1000 è stato il modello che ha portato la superbike nelle strade pubbliche e quello che ha portato al debutto Aprilia nel segmento sportive ad alte prestazioni, dopo aver colto diversi successi in pista e nei concessionari con le sportive 125. È caratterizzata da un potente motore bicilindrico a V Rotax da 128 CV, un telaio a doppia trave in alluminio elegante e maneggevole. Dopo il suo debutto, nel 2001 sono arrivate le versioni più pregiate RSV Mille R e Factory, equipaggiate con cerchi Marchesini e sospensioni Öhlins e con una potenza salita a 143 CV per prestazioni elevate. Viene considerata una incompiuta, la RSV 1000, perché incontra una lunga gestazione, arriva con tre anni di ritardo rispetto al previsto confermando la linea originale, quel tanto che basta per essere quasi già vecchia rispetto alla concorrenza. Ma grazie alle doti tecniche e ciclistiche, riesce a ritagliarsi il suo spazio sul mercato. Ivano Beggio la descrive come la più equilibrata tra le superbike del periodo, non facile per Aprilia che infatti decide di ritirarsi dalle corse, dovendo portare un po' di pazienza per i successi in pista. La quotazione della Aprilia RSV Mille defibrilla tra i 3.000 euro e i quasi 10.000 euro, ma ci sono versioni speciali che hanno una quotazione ben superiore. Se questo non è un "classico del futuro" infallibile, non sappiamo cosa lo sia.

Benelli Tornado Tre 1130 – 2006-2009

La Benelli Tornado Tre 1130 offre prestazioni all'altezza del suo aspetto, tra i più aggraziati del motociclismo. È alimentata da un motore a 3 cilindri ed è il modello scelto dalla casa pesarese per riaffermarsi sul mercato come uno dei migliori produttori di moto, e per questo ha scelto il nome dell'omonima 650 degli anni settanta. Certo, i suoi 161 CV non la distinguono dalla concorrenza, ma la coppia è generosa e le conferisce capacità di accelerazione esaltanti ma pur gestibili. Al fascino del Tornado si aggiungono elementi come il posizionamento del radiatore, sotto la sella. Una configurazione scelta per migliorare l'aerodinamica e centralizzare il peso della Tornado Tre 1130, con l'aria che viene aspirata dalle prese sul frontale per essere portata al radiatore attraverso due condotti. Dopo essere passata dal radiatore l'aria viene espulsa da due ventole sotto il codone, messe in evidenza dai progettisti colorandole di giallo brillante o rosso. La Benelli Tornado Tre 1130 ha mantenuto il suo valore perché se ne possono trovare ancora a una valutazione superiore ai 20 mila euro, mentre il valore media si attiene sui 12.000 euro.

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