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MotoGP, Rossi: "Il 10° titolo? Nel 2006 l'ho buttato, nel 2015 me l'hanno rubato"

"Se smetti all'apice della carriera quello che perdi è più di quello che guadagni. So che il tempo l'avrà vinta su di me, ma gli renderò le cose difficili"

MotoGP: Rossi:

Valentino Rossi non si è ancora stufato della MotoGP, anzi aspetta ancora con trepidazione ogni domenica, ogni gara, anche dopo 26 anni di Mondiale, 42 quelli sulla carta di identità. Un caso più unico che caro, anche se questa ostinazione fusa con la passione non gli risparmia spesso critiche, soprattutto quando i risultati sono al di sotto delle sue aspettative.

Eppure il Dottore non molla e, in un’intervista pubblicata oggi sulla Gazzetta dello Sport, ha spiegato il perché.

Il mio ragionamento è molto semplice e mi fa strano che certa gene non lo capisca, forse il mio modo di pensare è diverso - le sue parole - A me piace come mi sento, la sensazione, l’adrenalina che mi dà vincere, andare sul podio o solo fare una bella gara. Sto bene per qualche giorno. Mi piace quella sensazione lì. So benissimo che alla fine il tempo l’avrà vinta, purtroppo per tutti è così, ma provo con tutte le mie forse a rendergliela più difficile possibile. È questo il solo motivo per cui ancora corro”.

Valentino non ha rimpianti, come quello di ritirarsi da vincente.

Quello che perdi smettendo di fare quello che ti piace è più di quello che guadagni nello smettere quando sei all’apice della carriera - la sua filosofia - E comunque non sai mai se è veramente finita: nel 2013, al ritorno in Yamaha, per tutti ero già finito. Invece, se non mi avessero rubato il Mondiale nel 2015, ne avrei vinto un altro, sarebbe stato il decimo e avrebbe allungato la mia vita sportiva vincente addirittura di 6 anni. Non voglio arrivare 12° o 16°, è ovvio, ma se avessi voluto smettere all’apice avrei dovuto farlo qualche anno fa. Ma io ci credo e ci voglio provare”.

Riguardando al suo passato, c’è però una data che non ha ancora digerito.

Valencia 2006. Lì ho buttato via un Mondiale che avrei potuto vincere e sarebbero stati 10 comunque, anche dopo il furto del 2015” ha ricordato.

A parte qualche neo, Rossi è stato il simbolo del motociclismo di questi ultimi anni e lo sa perfettamente.

“Sono stato il primo pilota moderno della MotoGP, ho fatto per primo tante cose che sono diventate un insegnamento per tanti piloti di adesso - ha spiegato - Ho iniziato giovanissimo, ma a 20 anni ero già in 500 e la mia strada è stata seguita da tutti. CI sono un po’ di cose che ho fatto e a cui tutti hanno guardato”.

L’ultimo capitolo (per ora) della sua storia è con il team Petronas.

“Non voglio sputare nel piatto dove ho mangiato, stavo bene anche nel team ufficiale Yamaha - ha sottolineato - Però in Petronas si sta molto bene, c’è una bellissima atmosfera, tanti ragazzi giovani, un team ruspante. La mattina mi dà gusto entrare nel box, ci sono persone che danno l’anima”.

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