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SBK, “Panigale V4, una moto cresciuta ad oggi senza difetti”

Zambenedetti: “Bautista e Davies hanno uno stile opposto, toccherà alla Ducati sfruttare i propri punti forti per soddisfare le esigenze di Chaz”  

SBK: “Panigale V4, una moto cresciuta ad oggi senza difetti”


È la moto tra le più attese. Stiamo parlando della Ducati V4, che a Phillip Island aprirà la caccia al titolo con Alvaro Bautista e Chaz Davies. In occasione dell’ultimo test invernale lo spagnolo ha stupito tutti, centrando il miglior tempo in entrambe le sessioni. Adesso che il weekend australiano è pronto ad entrare nel vivo, l’acquolina in bocca non manca in casa Aruba.

A fare il punto della situazione in merito dello sviluppo della nuova moto è Marco Zembenedetti, ingegnere di pista e coordinatore tecnico della squadra.

Le aspettative per Alvaro qua a Phillip Island erano elevate, dato che già in occasione della gara di ottobre aveva mostrato di essere competitivo – ha esordito – c’è però un aspetto che mi ha colpito, ovvero la sua velocità nell’apprendere determinati aspetti, come ad esempio le gomme Pirelli, che per lui rappresentano una novità assoluta”.

Marco Zambenedetti ha sostituito l'ing. Marinelli nel team Ducati Aruba

Possiamo quindi dire che è uno di quelli che ha bruciato le tappe?

“È stato subito capace di essere a un livello altissimo, dando tra l’altro preziose indicazioni sull’assetto. Con entrambi i piloti stiamo proseguendo un percorso di crescita per migliorare dal punto di vista del telaio, elettronica e altre novità. Detto questo siamo fiduciosi del lavoro svolto.”

In molti si chiedono come mai Bautista sia così veloce, mentre Davies è costretto a rincorrere?

“Di sicuro questo tracciato si adatta meglio allo stile di Alvaro, in particolare per la sua scorrevolezza. Lui ha uno stile opposto a quello di Davies, il quale predilige le ripartenze. In questi test Davies ha preferito però non rischiare, visto soprattutto il suo stato di salute, cercando di mantenere le energie per le gara”.

In Superbike la moto di riferimento è la Kawasaki. Cosa manca alla Panigale?

“Credo sia ancora presto per un’analisi di questo genere, anche perché manca il confronto diretto in gara che ci consentirà di fare luce. Preferirei quindi aspettare le prime cinque gare della stagione, anche se al momento posso dire di  essere cresciuti  senza vedere un’area dove siamo particolarmente in difetto. Forse, essendo partiti dopo rispetto ad altre case come progetto, non sarà facile trovare l’assetto giusto con un turno di meno di libere rispetto alla scorsa stagione”.

Con la Panigale V4 avete voltato pagina rispetto al passato. Su questa moto c’è però qualcosa che richiami alla V2?

“Questa è una moto che è nata secondo il DNA della MotoGP, ma allo stesso tempo diversi aspetti dal lato elettronico sono stati trasferiti. In questi ultimi anni il nostro compito è stato quello di poter fare affidamento su una moto che possa unire la potenza del motore alla scorrevolezza”.

Con tutte le novità introdotte in MotoGP avete tracciato una strada da seguire. Sarà lo stesso anche in SBK?

“Questo è ciò che ci proponiamo di fare, in Qatar  vedremo se l’obiettivo sarà stato centrato o meno”.

Torniamo ai test. Per un pilota come Davies, quanto è complicato adattarsi a un tipo di moto nata con l’impronta MotoGP?

“Non è Chaz che si deve adattare alla V4, ma noi che dobbiamo capire come sfruttare i punti forti della moto per soddisfare le esigenze di Davies. È un lavoro lungo e abbiamo avuto pochissimo tempo durante questi test”.

Vi siete sentiti con Dall’Igna dopo i test? È soddisfatto?

“Ci siamo sentiti e siamo sicuramente fiduciosi di poter ottenere un buon risultato, ma non dobbiamo abbassare la guardia”

Un’ultima battuta: si parla tanto di questo aumento dei giri motore, come applicato da regolamento. Quanto può influire?

“Penso che l’aspetto principale sia dettato dal fatto che Ducati abbia voluto investire in maniera importante rispetto ad altri costruttori, al fine di realizzare un prodotto di serie che fosse al di sopra della media attuale. Quello che più ci aiuta è il fatto di poter fare affidamento su un ampio raggio di utilizzo del motore per la guida dei nostri piloti”.    

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