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Marquez: in MotoGP l'aria punge a 300 all'ora

Marc: "Non sono costante in frenata ed è ancora la RC213V che porta me"

MotoGP: Marquez: in MotoGP l'aria punge a 300 all'ora

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Marc Marquez è l'uomo del momento in MotoGP. Il campione in carica della Moto2 non ha deluso le pur alte aspettative di tifosi e addetti ai lavori durante i primi test della MotoGP a Sepang. Eppure lo spagnolo mantiene un profilo basso.

"I primi test sono sempre speciali, perché sei nervoso dopo la pausa invernale – ha dichiarato in un'intervista realizzata da Repsol – Mi sono trovato bene, meglio di quanto potessi sperare. Ho provato nuove componenti e anche fatto la mia prima caduta in MotoGP. Non è stato nulla di grave e a poco a poco sto facendo conoscenza con la moto, che è l'obiettivo principale di questo campionato".

La differenza rispetto alla Moto2 è evidente, ma lo spagnolo non è intimidito.

"Soffro ancora abbastanza in frenata, è difficile essere costanti e staccare sempre allo stesso punto con queste moto, mentre mi diverto molto in uscita di curva grazie alla potenza e all'accelerazione. La prima volta che arrivi alla fine del rettilineo e stacchi è impressionante. L'aria punge quando alzi la testa a 300 km/h, e il primo giorno avevo il collo abbastanza dolorante. I fisioterapisti mi hanno aiutato molto. Comunque sto ancora prendendo confidenza con la moto, la squadra, e la categoria. Con il team parlo soprattutto inglese ai box, nel tempo libero invece soprattutto italiano e un po' di spagnolo. Anche fuori dalla pista si avverte il cambiamento, a livello di attenzione mediatica e numero di interviste. All'inizio è un po' strano".

C'è dunque ampio margine di miglioramento, con buona pace dei sonni tranquilli di Pedrosa, Lorenzo e Rossi.

"È ancora la moto a 'portare' me sotto molti aspetti. In alcune curve ho cominciato a notare che posso giocare maggiormente con il corpo, ma ancora mi manca qualcosa per adattarmi alla moto. Però mi sono divertito molto. In alcune uscite in particolare, come quando sono sceso in pista con gomme usate e ho cominciato a capire meglio le reazioni della moto. È una moto che, quando riesci a domarla, ti da molto gusto. Al momento non ho ancora trovato il limite. In questi test abbiamo fatto in modo che fossi io ad adattarmi alla moto. Nei prossimi proveremo a configurarla per favorire il mio stile di guida".

Pedrosa e Lorenzo ne hanno già tessuto le lodi, addirittura Rossi lo ha pubblicamente definito come il suo erede. Al di là delle dichiarazioni di rito, il segno più significativo di come lo considerino i top rider è dato da quanto questi fossero restii a girare con lui in pista e dargli un occasione di carpire i loro segreti. .

"Ho incontrato alcuni piloti di punta come Lorenzo, Pedrosa e Rossi. Però non stavamo tirando quindi non ho potuto osservare molte cose. Non speravo di essere al loro livello. I tempi ora contano poco perché loro stanno provando diverse cose, però è meglio essergli vicini che lontani".

 




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