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Stoner: “Questa MotoGP mi ha spinto al ritiro, i veri eroi sono gli ingegneri”

L’INTERVISTA - “Adesso non emerge più il talento.  Quando correvo ero turbato, più che vincere mi interessava la mia realizzazione personale. La malattia che ho è devastante, vivo giorno per giorno, senza poter programmare. Dopo questa gara mi ci vorranno 3-4 settimane per recuperare”

MotoGP: Stoner: “Questa MotoGP mi ha spinto al ritiro, i veri eroi sono gli ingegneri”

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Alla vigilia del suo debutto in Superbike, Danilo Petrucci disse la seguente frase:Le fasi della vita dovrebbero essere queste: nasci, cresci, vedi un giro di Stoner a Phillip Island e poi muori”. Nel riportare questa considerazione al fenomeno australiano, presente in circuito, il diretto interessato è scoppiato a ridere.

È proprio dalle parole pronunciate da Petrux che inizia l’intervista a Casey Stoner, ospite d’eccezione in occasione del GP d’Australia, dove indossa i panni di commentatore. Lo abbiamo intercettato al termine della FP2 della MotoGP, scambiando alcune parole.

“Non posso fare altro che ringraziare Danilo per queste belle parole nei miei confronti – ha esordito sorridendo l’ex pilota – questa è sempre stata una pista speciale per me, dove riuscivo a trovare quella fiducia di cui avevo bisogno. Anche se qua a Phillip Island ci sono tanti aspetti come il vento o lo scarso grip, il mio stile riusciva a esaltare il mio potenziale, infatti sembrava fossi sempre di traverso. Penso che la mia guida sia piaciuta a tanti appassionati e di ciò non posso che essere felice”.

Casey, una domanda molto semplice: come stai? Come trascorri le tue giornate?
“Adesso vivo giorno per giorno, cercando di gestire al meglio le mie energie per la sindrome da stanchezza. È una sfida tosta, perché ogni cosa le devo programmare giorno per giorno senza poter guardare troppo in là. Giusto per fare un esempio: per essere qua a commentare la gara ho dovuto preservare le energie nell’arco dell’ultima settimana e non è stato certamente facile. Da fuori non è semplice da capire la mia condizione fisica, ma posso assicurarvi che è davvero devastante, perché anche se ti fermi e ti riposi, il tuo fisico non recupera”.

In poche parole devi centellinare quelle che sono le forze.
“Esatto. La mia priorità è trascorrere il tempo con i miei figli e mia moglie, cercando di godermelo al meglio assieme a loro. Da quando mi hanno diagnosticato questa malattia, la mia vita è cambiata radicalmente, così come le mie abitudini. Adesso però sono qua a commentare la MotoGP e voglio godermi questo weekend, ma già so che ci vorranno poi 3-4 settimane per recuperare”.

Che idea ti sei fatto di questa MotoGP?
“L’elettronica sta dominando la MotoGP attuale e questa è una delle più grandi ragioni che mi hanno spinto a lasciare. Io penso una cosa: è figo guidare queste moto, ma ora è tutto controllato. A questi piloti non stanno dando l’opportunità di crescere e capire cosa gli manchi nella guida, dato che tutto è compensato dai controlli. Dovrebbero togliere i controlli, sarebbe tutto più divertente e spettacolare, come lo è il DNA delle due ruote. Invece l’unica cosa che fa la differenza è la frenata e l’entrata in curva. Ormai questa MotoGP sta diventando come la Formula 1 se non peggio, dove a dominare è l’elettronica. Ma queste non sono macchine, bensì moto. Non abbiamo bisogno di muoverci verso quella direzione”.

Cosa bisogna fare secondo te?
“A mio avviso bisogna rivedere il regolamento. Uno dei punti è il numero limite di moto in pista per Casa. Inoltre interverrei togliendo le ali, in modo che si possa superare più facilmente. La MotoGP è uno sport spettacolare da vedere e si dovrebbe riportare il Mondiale a quella realtà che tutti noi conoscevamo. Purtroppo, con tutti questi dispositivi di mezzo, non emerge il talento e nemmeno viene esaltato. Lo vediamo ad esempio da quanto sono contenuti i tempi in classifica. Il fatto è che ad oggi gli eroi sono gli ingegneri e non più i piloti”.

Casey, ti ha colpito il passaggio di Marc in Gresini?
“A dir la verità non sono sorpreso dalla scelta di Marc di lasciare Honda. Di sicuro è stato difficile per i giapponesi confrontarsi con gli europei in questi ultimi anni. Penso che Honda abbia lavorato per cercare di aiutare Marc, ma non è bastato. Detto ciò sono sorpreso dal fatto che Honda l’abbia lasciato andare andare via. Probabilmente gli hanno dato il via libera perché lo sforzo da lui richiesto per il 2024 non riuscirebbe a essere corrisposto, poi la verità la sanno solo loro. Capisco però la scelta di Marquez, perché vuole tornare a vincere su una moto vincente”.

Sarà un Marquez da Mondiale?
“Continuo a pensare che Marc sia uno dei più grandi talenti di questo paddock. Negli ultimi anni Marc ha dovuto confrontarsi però con il suo fisico e gli infortuni, che l’hanno certamente messo a dura prova. La Ducati è una moto vincente e lui un campione. Se sarà da Mondiale lo scopriremo presto”

 Cosa ci dici invece di Bagnaia?
“Pecco è una bravo pilota. Tra l’altro conosco bene il suo capotecnico Gabarrini. Bagnaia è un ragazzo che ha fatto grandi progressi, riuscendo a vincere il Mondiale. Penso abbia meritato il titolo 2022. Vedremo quest’anno come finirà, dato che ci sono tanti piloti veloci come Bezzecchi e Martin”.

Ultima domanda: chi è il nuovo Stoner? Pensi ci sia qualcuno che si avvicina a te?
“Non penso ci sia. Non perché gli attuali piloti non abbiano talento, ma perché ogni pilota è diverso. Occasionalmente capita di trovare due piloti che sono simili e lo si vede nel loro atteggiamento e in qualche altra area, ma io sono sempre stato duro con me stesso. Tante altre persone sono competitive con gli altri, mentre io lo sono sempre stato con me stesso. Le persone a volte non capiscono che io no volevo battere disperatamente gli altri, semplicemente non ero contento con me stesso se non facevo il mio lavoro. Avevo una brutta reputazione per il fatto che ero turbato dopo le gare, anche quando vincevo perché non mi importava di aver vinto, ma di aver fatto qualche errore e di non aver ottenuto la mia miglior performance. Quello che mi importava era la mia realizzazione personale e il fatto che alcuni abbiano creato una sorta guerra contro di me per certi versi è stato positivo perché, per quanto fossi duro con me stesso, ha dato ancora più fame e motivazione per fare al meglio il mio lavoro”.

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