Moto2, Sandi: "Dalla Porta dimostri che è un campione del mondo"

Il dt dell'Italtrans: "Vincere è difficile, non ci dormo la notte. Bravo ragazzo o un figlio di buona donna è uguale, conta solo vincere. Senza Gresini è dura, era un amico, è dura pensare di non vederlo più"

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A se stesso augura di ripetersi, “che è sempre la cosa più difficile, quella mai banale”. Giovanni Sandi ci crede, “io ci credo” dice guardando l’orizzonte di questo mondiale. Che è volontà e rappresentazione di quello scorso, quello che l’Italtrans ha vinto con cuore, testa e coraggio. Joe Roberts e Lorenzo Dalla Porta, i gioielli del team bergamasco in Moto2. E ovviamente lui, Sandi, altro che vita da mediano, una vita sempre nel mezzo dei motori e dei successi.

Harada, Biaggi e Lorenzo. E poi, da ultimo, Bastianini. “A migliorare ci penso ogni giorno, non ci dormo la notte, lo giuro. La mente corre sempre lì, per capire cosa posso dare ancora e di più”. L’Italtrans non gli ha dato carta bianca ma quasi. E lui ha messo in piedi un team forte, pieno di legami e di ambizioni. “Ho solo portato tanti anni di esperienza, tante gare. E una banca dati invidiabile”. 

Che sensazioni hai per questa stagione?
“Ci sono sempre una serie di fattori complicati, come sempre, come tutti gli anni. Ma le sensazioni sono buone, la voglia è tanta, anche se rivincere è davvero la cosa più complicata”.

Temete qualche team?
“Qualche idea sugli avversari ce l’ho, è chiaro. Ma io non escludo mai niente e nessuno, c’è sempre un outsider che può arrivare da qualsiasi parte. Sicuramente i piloti che hanno fatto bene la stagione scorsa e non hanno vinto saranno determinati a vincere. Io li temo tutti”.

Cosa deve dimostrare Dalla Porta?
“Che è un campione del mondo. L’anno scorso mi aspettavo qualcosa in più da lui, e alla fine, quando avrebbe potuto farlo, si è fatto male. Abbiamo fatto un test dopo il mondiale, lì mi ha fatto capire che c’è e che può fare quello che sa fare. Credo molto in lui”.

Su cosa deve lavorare?
“Ormai dopo l’anno passato abbiamo trovato la sua collocazione sulla moto, che era stata un po’ difficoltosa, non facile. Ma ora c’è. Deve lavorare solo su se stesso, sull’aspetto mentale. Migliorato quello, può fare la differenza”.

Tu ne hai avuti tanti, Dalla Porta chi ti ricorda?
“Ogni pilota è un po’ a sé, Lorenzo è un grande lavoratore e quindi non ci sono tanti piloti così. E’ uno che sta sempre sul pezzo. Ma sinceramente voglio conoscerlo bene quando sarà davanti...”.

Il carattere di un pilota cambia?
“Parecchio, quando sta lì, magari davanti, tutto è diverso. Lui era arrivato qui da campione del mondo, ha preso delle bastonate e il morale gli era sceso abbastanza giù. Per lui è stata una stagione difficile. Stare davanti fa emergere cose diverse”.

E Roberts?
“L’ho visto solo un giorno di test. Sì, l’avevo seguito bene prima di prenderlo. Ci vorrà un po’, ma ho visto in lui la velocità e soprattutto che il desiderio di arrivare a vincere”.

Tu sei uno che tocca le corde del cuore o vai più sul tecnico?
“Entrambe le cose, hanno la stessa importanza”.

Preferisci quelli fuori degli schemi o i piloti meticolosi e seri?
“A me interessa solo il risultato. Poi se uno è un bravo ragazzo e l’altro è un figlio di buona donna per me ha poca importanza. Quel che conta è quello che sanno fare in gara, quando si abbassa la bandiera”.

In un team aiuta di più la rivalità o l’amicizia tra due piloti?
“Ci vuole la rivalità altrimenti uno dei due è inutile, tutti e due devono pensare di battere l’altro, devono volerlo. Questa cosa conta, soprattutto nei talenti”. 

Tu come riesci a seguire due piloti con la stessa attenzione?
“E’ difficile perché il primo avversario è il tuo compagno di squadra. Quando li hai tutti e due devi solo concentrarti e portarli al miglior risultato. L’armonia è trovare la confidenza, la semplicità, il modo di stare insieme. Ma anche la rivalità giusta. Se trovi questo equilibrio allora va bene”. 

Tu hai quarant’anni di mondiale. In cosa pensi che non cambierai mai?
“No, io non sono così. Ho dei riferimenti, ormai ho una banca dati incredibile, di tanti anni di esperienza, ma non mi soffermo mai su queste cose, non ci sono punti fermi che tengo, se non il mio modo di espormi con il pilota, il mio modo di fare, quello lo ritengo un po’ il mio segreto”.

E qual è?
“E’ anche psicologico, non è solo tecnico. E’ trovare quella parola, quello stimolo, quel dover comunicare per farlo rendere al massimo. Questa è una cosa che mi riconosco”. 

Questi sono giorni molto tristi per la scomparsa di Fausto Gresini.
“Sì, questa cosa mi fa molto male”.

Chi era Fausto per te?
“Un grande amico, una persona che ho conosciuto quando faceva il pilota. In quegli anni io facevo il meccanico. Ci siamo lasciati al rientro dall’ultimo test che abbiamo fatto dopo il mondiale, siamo rientrati insieme da Jerez. Pensare che non lo vedrò è davvero dura, è davvero dura”. 

C’è qualcosa che ti lega a lui?
“Tanti ricordi, tante cose. Abbiamo vissuto anche l’ultima gara insieme, ci siamo trovati in pista, abbiamo fatto due giri insieme, camminando, parlando. Era una grande persona”.

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