MotoE, De Angelis: "Il cuore mi ha detto di ritirarmi, non ho rimpianti"

"Vent'anni nel paddock non mi hanno fatto diventare solo un pilota ma un uomo. Ora mi dedicherò ai giovani piloti del mio team nel CIV"

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Quando Alex De Angelis mise per la prima volta piede nel motomondiale aveva 15 anni e neppure lui si sarebbe aspettato che sarebbe diventata la sua casa per più di venti. Non c’è praticamente moto che non abbia guidato: 125, 250, Moto2, MotoGP, SBK, fino ad arrivare alla MotoE. Le due gare di Le Mans saranno le ultime per lui, ha deciso di ritirarsi, dopo 276 gare, 4 vittorie, 40 podi e 12 pile position.

Quando fai il pilota semplicemente perché ti piace, lo ami, è difficile capire capire quando è ora di fermarsi, ma oggi è quel giorno - dice a Le Mans, la voce rotta dall’emozione - Sono stato vent’anni nel paddock, è la mia famiglia, e sono stato fortunato ad avere trovato delle persone che non mi hanno fatto solo diventare un buon pilota, ma un uomo”.

Perché hai preso questa decisione?

Faccio troppi lavori (ride). Smetterò di essere un pilota ma non me ne andrò dal paddock, sono pit reporter per Sky, istruttore di guida e ho il mio team nel campionato italiano. Voglio dedicare più tempo ai piloti giovani.

Nessun rimpianto?

Devo ringraziare tante persone, ma specialmente il team Pramac che mi ha dato la possibilità di correre in MotoE, praticamente ho guidato in tutte le classi, mi mancano solo le 500. Mi avevano detto che c’era una moto per me anche per il prossimo anno, ma in quel momento ho capito che la decisione di smettere veniva dal cuore. Per me era tempo di cambiare strada”.

Quando hai iniziato a pensare al ritiro?

“A inizio anno, quando abbiamo messo in piedi la squadra per il CIV. Ho iniziato a pensare che non potevo fare il pilota e il team manager, ma credevo che ci avrei messo 3 o 4 anni a decidermi (ride). So bene che non si può tenere il piede in due scarpe, bisogna fare una cosa al meglio. Invece ho deciso prima del previsto, non volevo smettere essendo ancora veloce, ma i giovani piloti della MotoE mi hanno fatto capire che non era proprio così (ride)”.

Qual è il ricordo più bello della tua carriera?

“Fortunatamente ne ho molti. Il primo, però, è la mia prima wild card in 125 a Imola nel 1999. Il venerdì mi trovai in pista al fianco dei piloti che vedevo in tv, ero diventato uno di loro ed è una sensazione che non dimenticherò mai. Poi ci sono il primo podio, la prima vittoria, ma soprattutto il 2° posto in MotoGP a Insianapolis davanti a Nicky Hayden. Sono stato fortunato, ho avuto una bella carriera”.

Come affronterai questo ultimo fine settimana da pilota?

Come sempre, quando abbassi la visiera vuoi solo dare il massimo. Non so cosa succederà, sarà un po’ diverso, ma già a Misano sapevo che sarebbe stata l’ultima volta su quella pista e ho fatto il record del circuito (ride)”.

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