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MotoGP, Hervé Poncharal: "Non sono pentito di aver scelto KTM"

"Ogni singolo dettaglio della moto è come un'opera d'arte e mi sono innamorato della passione degli uomini KTM. Sarà dura, ma arriveremo davanti"

MotoGP: Hervé Poncharal: "Non sono pentito di aver scelto KTM"


Il 2018 di Hervè Poncharal e del team Tech3 è stato ovviamente l'anno del grande cambiamento. Da Yamaha a KTM, da 'semplice' squadra clienti a compagine quasi completamente ufficiale, con materiale tecnico di primissimo piano e tutte le evoluzioni direttamente dalla Casa. Un cambiamento che si potrebbe definire epocale e che come tutti i cambiamenti comporta aspetti positivi e altri negativi.

L'entusiasmo per la nuova avventura si è infatti presto scontrato con una realtà tecnica molto difficile in questa fase, con le moto austriache che hanno rapidamente fatto capire a Syahrin e Oliveira, nonchè a tutta la squadra, di non essere affatto semplici da mettere a punto per poi essere condotte al limite. Un limite che al momento è rappresentato dal diciassettesimo tempo di Pol Espargarò nel test di Jerez, con un riferimento lontano oltre due secondi da quelli dei migliori in pista. Dati che potrebbero spaventare, ma che Hervè Poncharal affronta con serenità.

"Di certo non puoi aspettarti di salire su una moto che ha solo due anni ed essere subito competitivo. Ci sono moto che sono molto facili con il pilota, come testimonia il bel lavoro che sta facendo Morbidelli sulla M1, e come hanno fatto in passato anche piloti come Zarco e Folger, che sono saliti su quella moto e sono andati subito fortissimo. Ma non siamo contrariati, è quello che ci aspettavamo. Sapevamo che c’era molto lavoro da fare e siamo qui per farlo".

La scelta di passare da Yamaha a KTM in MotoGP comporta tantissimi cambiamenti per te e per la squadra. Prima eravate abituati a lottare per la top five regolarmente. Quanto ci vorrà per vedervi di nuovo davanti?

"Ne stavo parlando prima con Davide Brivio, che ne sa qualcosa riguardo lo sviluppo di una moto nuova, conosce tutto il lavoro che ci vuole per raggiungere il livello dei migliori ufficiali. Noi abbiamo fatto il primo test a Valencia, e avevamo solo una moto per pilota. Poi il meteo non era il massimo, quindi non abbiamo potuto fare molti giri lì con la moto. Ma quello che abbiamo visto è molto positivo. La moto è bellissima e ogni singolo dettaglio è come una piccola opera d’arte. Adesso dobbiamo lavorare per imparare a sfruttarla, ed è difficile per me dire qualcosa in più. Sappiamo che la moto è competitiva, è anche salita sul podio a Valencia, per quanto fosse una gara bagnata.  Sono stato davvero felice di vedere Pol sul podio". 

TECH3 TEST JEREZ

Lo schema tecnico della RC16 è molto diverso dagli standard della MotoGP. Pensi che questa diversità possa essere un vantaggio o che in questo momento vi stia penalizzando?

"Ho un grande rispetto per Pit Beirer e Mike Leitner, e condivido i loro valori e la loro visione. Loro avevano bisogno di aiuto ma questo non significa che noi possiamo risolvere tutto velocemente. Avevano solo due piloti, mentre adesso ci sono quattro piloti, c’è un test team. Credo sia la strada per essere più competitivi, ci saranno molte più informazioni dalla pista su cui lavorare. Il nostro obiettivo qui è di condividere con KTM quello che raccogliamo in pista, sia i punti negativi che quelli positivi. Siamo aperti a tutto, e non mi pento neanche per un secondo della scelta fatta, perché questa sfida è bellissima e in KTM è pieno di persone ricche di passione ed energia"

Il Paddock della MotoGP è come una grande famiglia che si sposta per il mondo. Come vi sentite adesso dal punto di vista umano con gli uomini della KTM?

"Siamo stati cinque settimane lontani da casa per le gare asiatiche, e sono quasi tre settimane che siamo in giro in Spagna per i test. La nostra vita è questo, si passa tantissimo tempo in pista quindi è molto importante lavorare con persone che condividono i tuoi valori. Tu lavori con loro, ma devi avere attorno persone che si fidano di te e viceversa. Noi qui non ci sentiamo ‘solo’ un team satellite. Abbiamo lo stesso materiale, le stesse evoluzioni degli ufficiali. Siamo parte dello sviluppo, siamo coinvolti nelle riunioni e questo riguarda sia i tecnici che i piloti. Ci sentiamo parte del progetto e non solo un aspetto relativo del tutto. Questo ci fa sentire bene e spero che ci permetta di crescere tanto. Non lasciamo Jerez con maggiori dubbi o cose del genere, questo è un progetto di tre anni. Sappiamo che non saranno tutte giornate facili, ma quando costruisci qualcosa di grande e hai grandi obiettivi, credo che sia una delle cose più belle che possano capitarti nella vita".

Avete una coppia di piloti molto particolare, con un Rookie come Oliveira che rappresenta un progetto a lungo termine per KTM e Syarhin, un pilota che ha sorpreso nel 2018 ma è pur sempre solo alla seconda stagione in MotoGP.

"Abbiamo avuto solo pochi giorni per conoscere Miguel, ma certe volte non ci vuole molto tempo per capire se i rapporti funzioneranno oppure saranno difficili. Miguel è un ragazzo molto calmo, sembra quasi troppo serio ma in realtà ha un grande senso dell’umorismo. La sua personalità è proprio del tipo che piace a Guy Coulon. A Valencia non poteva fare molti giri perché era bagnato e avevamo una sola moto e a volte i rookies non gestiscono bene queste situazioni. Mentre Miguel è stato molto calmo, è stato perfetto e Guy è stato felice di constatare che questo ragazzo è perfetto per il nostro progetto". 

MIGUEL OLIVEIRA - TECH3 KTM JEREZ

Come si è integrato Oliveira con Syahrin, che invece sembra molto più 'esplosivo'? 

"Hafizh è davvero un grande, ha un’energia infinita e scherza tutto il tempo. Sento di avere una grande squadra, seppure formata da un rookie e da un quasi rookie. Spero che potremo dare buone informazioni a KTM per sviluppare la moto. Sappiamo che sarà anche difficile, ma non ci si deve fermare perché le cose diventano difficili. Ci sono sei costruttori in griglia, e l’obiettivo è vedere tutti questi costruttori vicini tra loro per offrire il massimo dello spettacolo. Sono felice di vedere la Suzuki al top, e adesso abbiamo KTM e Aprilia che hanno i progetti più giovani e che devono fare strada per avvicinarsi". 

In questo momento la KTM sembra la moto più indietro, ma anche altri Costruttori si sono avvicinati al top in poco tempo. Cosa è mancato a KTM per arrivare più velocemente al top?

"Prima avevamo solo Honda e Yamaha a giocarsi qualcosa e Ducati che ogni tanto si faceva vedere. Adesso sono tutti molto vicini e in futuro credo che ogni Costruttore debba avere almeno 4 moto in pista per avere sempre maggiori informazioni su cui lavorare. Credo che mancasse questo a KTM".

Hai lavorato una vita con Costruttori giapponesi, mentre ora da europei lavori con un Costruttore europeo. E' cambiato molto per te e per la squadra da questo punto di vista?

"Sono felice di lavorare con un Costruttore europeo, dopo una carriera passata a lavorare con i giapponesi. Il punto di vista è completamente diverso, la cultura è molto diversa. Ho imparato tantissimo dai giapponesi, li ringrazierò sempre. Ma era il momento di una nuova sfida".

Tra poco in KTM arriverà anche Pedrosa, che con la sua esperienza potrebbe farvi fare un salto in avanti notevole. Tu sei contento di questa scelta?

"Dani è una leggenda della MotoGP, un pilota fantastico. In questo periodo tutti i Costruttori hanno compreso l’importanza di avere un test team di alto livello. Yamaha ha preso Folger, mentre KTM ha scelto Dani. Mike Leitner, che è il responsabile tecnico della KTM, lo conosce molto bene. La RC-16 è la sua creatura e se ha scelto di affidarla a Dani, evidentemente sa perfettamente cosa può fare per farla crescere.  Ha deciso basandosi sull’esperienza e se ha stabilito che Pedrosa è l’uomo giusto, non ho nulla da aggiungere. Mike è un uomo intelligente, che non prende decisioni senza pensarci a lungo. Dani ha corso a lungo in una delle migliori Factory del mondo, quindi porterà tante informazioni".

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