La verità sta nei numeri: 442 sono i millesimi, le schegge di tempo, che Valentino Rossi deve cercare di recuperare ai rivali Pedrosa e Lorenzo nella seconda tornata di test che inizieranno nella notte italiana a Sepang, e 2 secondi e 084 millesimi sono l'abisso che Hayden e Dovizioso devono saltare per riavvicinarsi a Honda e Yamaha in fuga tecnica.
Impegni gravosi entrambi, sono questi, e impegnarsi bisogna, direbbe Yoda, il maestro Jedi. Lo faranno entrambi, Vale e la casa bolognese. Quello che fino allo scorso anno era l'obiettivo comune, oggi si è trasformato in un imperativo categorico la cui valenza è raddoppiata. Perché se è vero che ora il pesarese è più vicino all'obiettivo più di quanto non lo sia mai stato nelle ultime due stagioni, è altresì innegabile che sono gli ultimi passi per raggiungere la vetta, quelli più impervi e faticosi.
D'altro canto per il nuovo gruppo dirigenziale della Ducati ormai accorciare le distanze è questione di vita o di morte, agonistica beninteso. Già quest'anno gli sponsor sulla Desmosedici sono diminuiti, l'attenzione su di loro è calata e a Borgo Panigale sanno benissimo che la pazienza del munifico sponsor di Losanna non è inesauribile. Impegnarsi bisogna.
Per questo Sepang2 sarà particolarmente indicativo.

Il resto, ahimè, sono spigolature.
TRE PER UN QUARTO POSTO - Cal Crutchlow cercherà di limare ancora qualcosa dalle sue prestazioni, ma non dimentichiamoci che non è un pilota ufficiale, mentre ci sarà sempre qualcuno pronto a giurare che la differenza di prestazioni fra le due Honda satellite in pista, quella di Stefan Bradl e quella di Alvaro Bautista, sono dipese dalle diverse forcelle utilizzate, Ohlins per il primo, Showa per il secondo.
Sepang2 servirà anche a stabilire delle gerarchie all'interno di squadre che quest'anno non partono per vincere il mondiale.
Per esempio Andrea Iannone, fresco reduce da un test Ducati a Jerez, vorrà dimostrare di andare forte perlomeno quanto Ben Spies. Il texano dal canto suo, sempre che sia fisicamente a posto, sa benissimo al contrario che a lui non basterà far meglio dell'italiano: dovrà fare molto meglio, altrimenti l'unica sua destinazione nel 2014 sarà la Superbike o la CRT.

E gli altri? I vari Colin Edwards, Claudio Corti, Danilo Petrucci e compagnia?
Beh, agli altri non resta che sperare che i rispettivi team trovino denaro a sufficienza - ma parliamo sempre di un milione di euro - per comperargli una vera MotoGP, ancorché prodotta in serie.
IL COLORE DEI SOLDI - Sono già finiti i tempi di moto costate due lire (l'Art è una eccezione) e presentate agli sponsor come prototipi dai costi elevatissimi solo per correre (?!) nella classe regina. In questo senso, e solo in questo, ancora ci manca il vecchio Peppino Pattoni e la sua Paton 500, di verde colorata perché, come diceva lui, "è il colore di chi è in bolletta, senza un soldo, come noi".
Non ci si vergognava, un tempo, di correre per fare ultimi e non si cercavano giustificazioni e scorciatoie regolamentari. E certi panini con la mortadella di un tempo, mangiati nei garage con un bicchiere di vino e le mani sporche di morchia, erano più saporiti di certi raffinati pasti nelle ospitalità di oggi.