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Nicolò Bulega: la corsa più lunga verso Rossi, la MotoGP e una promessa

Nicolò e Valentino e quel destino che potrebbe ricongiungerli 8 anni dopo. Nel mentre Ducati si ritrova oggi ad aver perso Bezzecchi, Martin, Bagnaia, Alex Marquez e Di Giannantonio: è davvero Bulega il pilota che serve per il futuro?
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Chi sarà il pilota che affiancherà Fermin Aldeguer in VR46 nella prossima stagione? Con il passaggio di Fabio Di Giannantonio in KTM, il tema che tiene banco nel paddock di Barcellona riguarda proprio il futuro compagno di squadra dello spagnolo.

Uno dei nomi emersi negli ultimi giorni è certamente quello di Nicolò Bulega, che da quest’anno è diventato collaudatore Ducati al fianco di Michele Pirro.

L’attuale portacolori Aruba ha già iniziato questa nuova avventura: la scorsa settimana ha infatti debuttato al Mugello sulla 850, ovvero la MotoGP del futuro.

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Il momento che sta vivendo Nicolò è sotto gli occhi di tutti. In Superbike domina e l’obiettivo è chiaramente quello di compiere il grande salto in MotoGP nel 2027. Se fino a qualche settimana fa le porte sembravano sbarrate, oggi qualche spiraglio sembra essersi aperto, soprattutto dopo la scelta di Di Giannantonio di accasarsi in KTM.

A quanto pare, la strada più percorribile conduce proprio alla VR46, laddove tutto iniziò nel 2013, quando suo padre Davide firmò con l’allora consulente esterno dell’Academy, Davide Brivio, l’accordo per far entrare Nicolò nella neonata struttura di Valentino Rossi.

Dal canto suo, Valentino non ebbe mai dubbi sul talento di Bulega. A Jerez, nel 2016, dopo la sua prima pole position, disse: “Nicolò ha un talento incredibile: lui ci ha messo cinque gare per fare la pole, io invece nove”.

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In quegli anni Nicolò sembrava l’erede designato del Dottore, ricordando per certi versi anche la sua esuberanza. Emblematico fu quanto accadde in Qatar, quando, riferendosi a Fenati, dichiarò:“Non so perché si sia arrabbiato, forse gli tira il culo perché stava prendendo paga da me”.

Parole che richiamavano il celebre battibecco tra Rossi e Biaggi del 2002.

La storia, però, ebbe un epilogo diverso rispetto alle aspettative iniziali. Nel 2019 le strade di Bulega e dell’Academy si separarono. Otto anni dopo, però, molte cose sono cambiate, in pista e fuori.

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Oggi Nicolò è un pilota diverso: più maturo, riservato, lontano dai riflettori e capace di costruirsi un’identità propria, senza scimmiottare comportamenti altrui.

Inoltre, grazie a quella che è stata una vera operazione rilancio targata Aruba, nel Mondiale Superbike Bulega ha finalmente mostrato quel talento e quella promessa in cui Valentino aveva sempre creduto.

L’occasione perché le loro strade possano ricongiungersi sembra ora dietro l’angolo, quasi fosse una promessa rimasta in sospeso.

A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: Ducati e VR46 hanno davvero bisogno di Bulega in MotoGP?

Come sempre, ogni scelta comporta una rinuncia. Con l’arrivo di Marc Marquez, Ducati ha dovuto rivedere parte della propria strategia, rinunciando prima a Pramac e poi, nel tempo, a piloti del calibro di Martin, Bastianini e Bezzecchi. Dalla prossima stagione si aggiungeranno alla lista anche Alex Marquez, Di Giannantonio e Bagnaia.

Trattenere tutti era cosa impossibile. Allo stesso tempo, però, in rosso sono arrivati Aldeguer e tra pochi mesi Pedro Acosta, ovvero il pezzo pregiato del mercato MotoGP.

Ducati si trova oggi di fronte a uno snodo cruciale, perché in ballo non c’è soltanto il presente, ma soprattutto il futuro a lungo termine, anche in attesa di capire quali saranno le reali condizioni fisiche di Marc Marquez negli anni a venire.

In un mercato che oggi non offre molte alternative, Bulega potrebbe quindi rappresentare il jolly da tirar fuori dalla manica.

Dalla sua parte Nicolò ha l’età così come il fatto di poter arrivare più preparato rispetto agli altri, avendo già iniziato il lavoro di collaudo sulla futura Desmosedici.

Come se non bastasse, negli ultimi tre anni ha mostrato quella continuità in termini di risultati che oggi manca a Ducati, ovvero sempre presente sul podio, arrivando addirittura a sfiorare il titolo mondiale nella scorsa stagione contro Toprak, se solo la sua Panigale non l’avesse tradito per ben due volte ad Assen. 

Infine, oltre all’aspetto motivazionale, c’è anche quello economico: difficile infatti immaginare che Bulega possa pretendere cifre fuori mercato pur di conquistare l’atteso approdo in MotoGP come magari qualche altro collega.

Questi sono tutti elementi che potrebbero giocare a favore del numero 11 e a questo ne aggiungiamo ancora uno: in una MotoGP che guarda al futuro, ci domandiamo se non è giunto forse il momento di aprire un po’ gli orizzonti, esattamente come ha fatto Yamaha con la scelta di Toprak, ovvero provare un qualcosa di nuovo, senza limitarsi a guardare al giardino di  casa nel paddock dell Moto2. 

Spontanea sorge la domanda: con Bastianini diretto in Gresini, cosa offre di più questo mercato?

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Riccardo Guglielmetti