E' sotto il cielo plumbeo di Le Mans che Matteo Bertelle ha ritrovato il sorriso conquistando il terzo gradino del podio e togliendosi "un grande sassolino dalla scarpa" come scrive sui social. Il pilota di Monselice è tornato a a festeggiare sul podio ad un anno di distanza dal brutto infortunio che lo aveva tenuto a lungo lontano dai circuiti.
Il tracciato francese sul bagnato si è trasformato in una gara di sopravvivenza, 13 giri in cui l'imperativo era restare in piedi, lo stesso che il numero 18 di MTA si è ripetuto come un mantra quando ad un passo dal traguardo le emozioni prendevano il sopravvento dopo il lungo periodo difficile, non solo fisico ma anche mentale.
"E' stata una gara molto particolare - esordisce Bertelle - era la prima volta che giravamo sul bagnato questo weekend però è andata bene! (Ride). Il team mi ha dato una moto da bagnato perfetta, c'erano dei punti del tracciato difficili da gestire ma sono davvero contento, è stata una sensazione incredibile. Prima dell'ultimo giro ho iniziato a piangere, non sapevo se stavo sognando o era una cosa vera. Per fortuna sono arrivato alla bandiera a scacchi, è stata una figata atomica".
Cosa hai pensato all'ultimo giro?
"Non voglio cadere, è stato l'unico pensiero. Nel dashboard possiamo vedere il distacco da chi abbiamo dietro ed il team mi dava sempre lo stesso distacco. Stavo cercando di andare a riprendere Fernandez perchè ne avevo un pochettino di più, secondo è meglio di terzo no? Ma alla fine mi sono preso due o tre rischi e ho pensato che volevo portare a casa il terzo posto, all'ultimo giro mi sono detto "fermo, vai piano, non fare niente!" È stato bello".
Peccato per il long lap.
"Sinceramente non pensavo di prenderlo, quando ho tagliato dopo ho lasciato passare Carpe. Pensavo di aver perso abbastanza ma magari invece di un secondo ho perso otto decimi, basta poco e te lo danno lo stesso. E' il regolamento e dobbiamo ascoltarli".
Che significato ha per te questo podio, dopo le difficoltà che hai vissuto?
"Lo definirei un nuovo punto di partenza. E' vero che sono andato forte ma è stato un podio sull'acqua in cui si sono rimescolate le carte. Anche sull'asciutto eravamo competitivi, ma lo erano tutti quanti. Era già da Austin che mi sto trovando sempre meglio con le sensazioni e con la moto, anche se dopo l'infortunio sto avendo alcune rogne, sopratutto a livello di peso che non riesco a perdere e che in moto 3 purtroppo fa la differenza. Quindi devo cercare delle aree in cui posso rubare qualcosa agli altri. Il mio compagno di squadra che va forte è piccolino, ed in alcuni punti riesce a guadagnare facilmente".
Ti sei tolto dei dubbi, dopo mesi a casa per l'infortunio, ti sei liberato?
"Mi sto liberando, sto lavorando anche tanto a casa. E' servito anche un percorso psicologico, quello è stato il di più. Per le fratture purtroppo mi sono fatto male tante altre volte quindi sapevo che sarebbe andato tutto a posto, è stata più una questione mentale".
Fisicamente quali sono le tue condizioni ora?
"Sto bene, anche se ho cambiato metodo di allenamento perchè non posso più correre a piedi. Mi piace andare in bicicletta e mi alleno con quella, dalle mie parti nei colli mi diverto e faccio tanti chilometri. Ci sono tantissimi altri piloti che vanno in bici, è un modo molto utile per allenarsi".
Cosa hai pensato al traguardo, a chi dedichi questo risultato?
"Che sono stato bravo, che non ho mollato, perchè dopo l'infortunio sono tornato a correre ma forse non ero ancora al 100%. E' stata una cosa troppo rapida, ma l'ho fatto per non perdere la possibilità di seguire il mio sogno. Non ho mollato niente, quindi vorrei dedicarlo a me stesso ed alle persone che mi hanno aiutato. Se ci fossi stato solo io sarei a casa a mangiare i popcorn", scherza.