Un sabato tutto alla rincorsa quello di Alvaro Bautista a Balaton. Dopo le difficoltà incontrate in Superpole, il portacolori Barni è stato protagonista di una incandescente rimonta in Gara 1, che lo ha visto chiudere in quinta posizione.
Da parte dello spagnolo c’è consapevolezza per il momento che sta vivendo. Ad oggi manca ancora quella fiducia che serve per essere competitivo in sella alla Panigale, ma lui non intende minimamente arrendersi.
“Direi che sono contento 50 e 50 di questo sabato – ha detto – questo weekend è stato un po’ difficile per me perché ieri, in FP1, ho perso tutta la sessione a causa di un problema alla gomma. Non funzionava bene e abbiamo praticamente saltato le prove. In FP2 abbiamo iniziato a lavorare, ma ho avuto ancora problemi con le gomme e non sono riuscito a ottenere buone prestazioni. Quindi non capivo quanto dipendesse dalle gomme o dalla moto. Dopo ieri, le sensazioni non erano le migliori, ma non come ad Assen”.
Oggi come vi siete mossi?
“Questa mattina abbiamo provato un nuovo assetto, ma non ha funzionato. Per la Superpole siamo tornati indietro e, proprio mentre stavo migliorando il mio tempo sul giro, ho trovato delle bandiere gialle: forse avrei potuto guadagnare un paio di posizioni. Per quanto riguarda la gara sono abbastanza soddisfatto perché ho dato il massimo. Abbiamo cambiato un po’ la moto e ho sentito di poterla guidare meglio. Nella prima parte devo sempre essere molto attento, soprattutto su una pista con tante frenate e ripartenze: non riesco a fermare la moto come vorrei, ed è pericoloso sia per me che per gli altri piloti”.
Quanto è difficile “domare” questa Panigale?
“Cerco di essere competitivo senza fare stupidaggini e senza correre rischi inutili. Dopo metà gara inizio a guidare meglio, miglioro i tempi e riesco a recuperare posizioni, ma perdo molto all’inizio. Penso che non siamo ancora al massimo. Ad Assen abbiamo fatto un passo avanti, ma questa gara è molto diversa, ma oggi mi sono sentito più vicino a quelle sensazioni, soprattutto nella seconda metà. Ora abbiamo alcune idee per migliorare domani”.
Hai chiuso quinto dietro a Montella…
“Non guardo tanto il risultato, ma le sensazioni con la moto e la mia prestazione. Sono contento di aver finito la gara, ma non completamente soddisfatto perché possiamo ancora migliorare”.
Come ti senti in questa situazione diversa per te?
“Non è una situazione facile. Dentro di me però sono sicuro, perché so di dare sempre il massimo. Sono motivato e non mi sento in errore: cerco sempre di migliorare. Durante la gara spingo in ogni giro e anche negli ultimi giri riesco spesso a recuperare posizioni. Questo dimostra che continuo a spingere e non mollo mai. Ovviamente è più bello quando si lotta per vincere. Negli ultimi due anni la situazione non mi è piaciuta: mi sono sentito penalizzato rispetto agli altri. A quel punto hai due opzioni: accettare e continuare a lavorare, oppure restare a casa. Onestamente, a volte verrebbe da dire “basta, mollo tutto, andate tutti affanculo”, ma il problema è che amo le moto, amo guidare e migliorarmi ogni volta. Questa è la battaglia che ho dentro di me ed è ciò che mi motiva a continuare”.
Si parla sempre più che questa Superbike sta diventando un monomarca Ducati…
“Penso che Ducati abbia investito molto per costruire una moto competitiva, non solo per le corse ma anche per i clienti. Chi compra una Ducati sa di avere una moto di alto livello. Anche gli altri costruttori investono, ma serve tutto: una buona moto e anche buoni piloti. La line-up Ducati è molto forte e questo fa la differenza. Il problema è che sembra che chi fa bene venga penalizzato. Alcuni costruttori aspettano semplicemente che arrivino penalizzazioni per chi è più forte. È una mentalità che non condivido. In passato sono stati penalizzati Ducati e anche Kawasaki, ma la cosa strana è quando si penalizzano i piloti: non ha senso. Bisognerebbe lasciare ogni pilota libero di esprimersi e cercare di equilibrare piuttosto le moto. Alla fine, anche con penalizzazioni, le Ducati restano davanti. Forse senza queste limitazioni alcuni piloti potrebbero essere più competitivi, me compreso”.
Cosa pensi delle 14 vittorie consecutive di Bulega?
“La cosa positiva per lui è che non ha nessuno che lo metta davvero sotto pressione. Ha un buon margine, quindi può guidare in modo tranquillo e senza rischi. Ricordo quando ho vinto 11 gare: avevo avversari che mi spingevano al limite come Toprak e Rea, di conseguenza era più difficile mantenere quella continuità. Quest’anno invece non ha veri rivali. Quando puoi spingere senza pressione, diventa tutto più semplice. Comunque non è mai facile vincere così tante gare: devi partire bene, non fare errori e portare a casa ogni gara”.