Danilo Petrucci sta portando avanti il proprio apprendistato in sella alla BMW. Il cammino davanti a Petrux è lungo e impegnativo, ma lui non intende minimamente gettare la spugna prima del tempo.
In questa chiacchierata condiviso alla vigilia del round di Balaton, Petrucci ci spiega il lavoro svolto in questi ultimi mesi tra retroscena e non solo.
Come se non bastasse, ecco l’idea di una sfida inedita contro Toprak ad Assen oppure al Mugello, pista dove vinse la sua prima gara in MotoGP con la Ducati.
“Diciamo che è stato un inizio di stagione abbastanza intenso, perché abbiamo girato poco nei test – ha esordito – alla fine abbiamo fatto più chilometri durante i weekend di gara. Phillip Island sapevamo che sarebbe stata una pista difficile, mentre Portimao è stata un po’ la prima svolta. Durante l’inverno ho cercato di adattarmi il più possibile alla moto senza modificarla troppo, provando a fare quello che faceva Toprak. Poi a Portimao ho capito che stavo pensando troppo mentre guidavo: non facevo né quello che volevo io né quello di cui è capace lui. E quando ragioni troppo, vai piano”.y
In Olanda si è visto però un passo avanti...
Ad Assen invece mi sono detto semplicemente: “guida e basta”. E i risultati si sono visti, sia nei tempi che in qualifica. Sono stato più veloce di Toprak sia in qualifica che in gara, e questo è positivo. Non stiamo ancora raccogliendo i risultati che vogliamo, ma siamo solo all’inizio. Ogni giorno scopriamo qualcosa di nuovo sulla moto che può funzionare per me. Arriviamo qui con un programma ben definito e sono fiducioso. Ad Assen sono andato via un po’ dispiaciuto perché ho guidato bene ma il risultato non lo rispecchiava. Però era una pista difficile per noi, come Phillip Island.
Quanto è grande questa sfida? Da fuori sembra enorme: è davvero così?
“Sì, è una sfida grande, probabilmente una delle più importanti della mia carriera. È un po’ come debuttare in un nuovo campionato. Entrare in un team che ha vinto gli ultimi due mondiali fa piacere, ma porta anche tanta pressione e responsabilità. Allo stesso tempo, qui ho trovato un ambiente in cui c’è sempre voglia di migliorare, di cercare il dettaglio: quel millimetro, quel decimo, quel piccolo cambiamento che alla fine fa la differenza. Questo dà molta fiducia e motivazione. Non è facile, ma proprio per questo è stimolante.
Sei sempre stato curioso di vedere i dati di Toprak. Ti aspettavi quello che hai trovato o ti ha sorpreso?
“Toprak è molto bravo a mettere insieme tutte le qualità della moto. Nel 2024 avevano anche le concessioni, che li hanno aiutati a costruirsi una base. Nel 2025 ha fatto un lavoro incredibile. Non è solo uno fortissimo in frenata: riesce anche a far girare la moto molto bene nell’ultima fase e a rialzarla presto. È un talento enorme. Però ci si può avvicinare, migliorando in certe aree. Ad Assen, per esempio, sono stato più veloce di lui e anche più veloce rispetto a me stesso l’anno scorso. Questo significa che siamo sulla strada giusta”.
Arrivi da tanti anni in sella alla Ducati. Com’è stato passare alla BMW e ripartire da zero?
“In comune c’è solo la categoria e le gomme, per il resto è tutto diverso. Però credo che la BMW si adatti al mio stile. Il problema è che dopo tanti anni con un’altra moto hai automatismi che devi cambiare. Ad Assen ero abbastanza scocciato perché ho guidato molto bene e pensavo di meritare di più, ma stiamo riducendo il gap dai primi, su una pista che non era facile. Qui a Balaton ci sono tante frenate forti e la BMW è molto stabile in staccata, quindi possiamo avvicinarci ancora”.
Danilo, quest’anno si vocifera che festeggi 20 anni di corse. Ricordi ancora la tua prima gara?
“Sì! Era il 2005, nel Trofeo Amatori. Feci la pole position… e poi mi squalificarono perché avevamo il liquido del radiatore invece dell’acqua (sorride)! Avevamo appena comprato la moto e non lo sapevamo. Quindi pole e poi a casa subito. Non mi ricordo tutte le gare che ho fatto, perché sono state tantissime, però il bello è che ne voglio fare ancora. Quindi ci saranno ancora storie da raccontare”.
Che Petrucci è quello di oggi rispetto al passato?
“Sicuramente più maturo. Non ho più l’esplosività di dieci anni fa, ma ho molta più esperienza. Riesco a riconoscere prima le situazioni e a mantenere la calma. Prima, quando le cose andavano male, stavo male anche fuori dalla pista. Adesso riesco a “staccare”, a resettare dopo un errore e restare concentrato sul momento. Questo mi ha aiutato tanto. Sono contento di dove sono e voglio portare la BMW sul podio il prima possibile, anche perché con Campino abbiamo fatto una scommessa e voglio vincerla io!”
Se ci fosse una sfida diretta con Toprak?
“Dipende dalla pista. Ad Assen potrei avere un vantaggio, così come al Mugello, che è una pista che amo. Potremmo farla. Però è difficile fare paragoni: a questo livello le differenze tra le moto sono importanti. Io comunque sono anche un suo tifoso: ho avuto l’onore di correre con lui, così come con Jonathan Rea. Quando uno è forte, è forte. Ci sono cicli, momenti più facili e più difficili, ma il talento resta”.
A proposito di MotoGP: chi vincerà, Marquez o Bezzecchi?
“In MotoGP invece sarà una stagione lunga: sono più di 40 gare e bisogna fare pochi errori, portare a casa punti. Io tifo per Bezzecchi, perché sta dimostrando grande maturità: il finale della scorsa stagione non è stato un caso e quest’anno è ripartito ancora più forte. Però non dico altro per scaramanzia!”