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Delbianco non userà il numero 1 nel CIV SBK: “Ho il 52 tatuato addosso”

VIDEO - “L’1 ha un grande prestigio, ma va lasciato a campioni differenti. Quest’anno non lotterò per il titolo, ma per provare a vincere gara per gara. Il mio ruolo da tester? Non si limiterà alla R1”

Meno di un mese ci separa dalla partenza della stagione 2026 del Campionato Italiano Velocità. Un nuovo capitolo nella storia della Superbike tricolore, che a partire da quest’anno adotterà un regolamento su base Production Bike, con la scomparsa della centralina unica MoTeC in favore di kit elettronici con price cap e dell’introduzione di un BoP per equilibrare le prestazioni.

Una nuova sfida per il Campione della categoria, Alessandro Delbianco, che ci ha parlato di cosa lo aspetta in occasione del Racing Day Yamaha. L’evento organizzato dalla Casa dei Tre Diapason per presentare i suoi programmi nazionali. Nonché la cornice in cui il romagnolo ha tolto il velo dalla R1 del team DMR, con cui affronterà la stagione sfoggiando il suo amato numero 52.  

È un numero a cui sono troppo legato, faccio veramente fatica a pensare di doverlo abbandonare. Ce l’ho tatuato addosso: figurati se posso correre con un altro numero!” ci ha detto Delbianco, motivando la scelta di rinunciare al numero riservato al Campione:L’1 ha un grande prestigio, ma va lasciato a campioni differenti. Io mi trovo bene con il mio”.

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Difendere il titolo sarà un’ardua impresa non prendendo parte a tutte le gare in calendario, ma la stagione si prospetta comunque entusiasmante. 
“Ci saranno tanti cambiamenti, sarà un campionato nuovo. Quindi, noi dovremo rimescolare un po’ le carte e capire a quale livello saremo. Lotteremo sicuramente per vincere gara per gara. Non guarderemo troppo al campionato perché non potremo provare a vincerlo saltando due eventi, ma proveremo sicuramente a dire la nostra e a stare più avanti possibile nelle gare che faremo”. 

Salire sulla R1 di serie sarà uno stimolo in più.
“Sì. La moto con cui corri alla fine non è mai come quella stradale, ma questa volta invece lo è. Io mi trovo davvero molto bene con la moto da strada, mi piace tanto e ho sempre avuto un buon feeling con lei. Quindi chissà che non sia un bella stagione”. 

Cambiando l’elettronica, la moto sarà tanto diversa da quella della scorsa stagione?
“Sì ma non soltanto per l’elettronica. Questa moto non c’entra davvero più niente con quella dell’anno scorso. L’elettronica è una grossa differenza, quindi bisognerà capire il livello di tutte le varie Case e di tutte le varie moto all’interno del Campionato Italiano e questo ce lo dirà soltanto la pista”.

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Parlando di pista, tra gli impegni nel CIV, nell’EWC e quelli da collaudatore e pilota di riserva Yamaha nel Mondiale Superbike, sarà ben poco il tempo in cui starle lontano. 
“Yamaha mi dà tante opportunità. Ho anche una R1 con cui allenarmi a casa, ho la mia R6 e una R3, quindi non mi lamento assolutamente. Anzi, sono anni che lotto e cerco di migliorare per poter fare veramente il pilota. Questo era proprio quello che volevo fare, perché per me la velocità c’è sempre stata. Ma per trasformarla in risultati bisogna avere alle spalle un lavoro come quello che ho fatto già l’anno scorso e che adesso posso fare ancora di più”.

Hai avuto la lungimiranza di entrare nella famiglia Yamaha proprio per intraprendere questo percorso per diventare un pilota a tutto tondo.
“Ho vagliato un po’ di opportunità intorno a me e ho visto in Yamaha il mio futuro. In primis per il marchio, di cui sono super appassionato, e poi perché ho visto cosa faceva Yamaha per il motorsport e ho detto: ‘Questa è casa mia e devo per forza andare lì’”.

Quanto ti rende orgoglioso vedere il ruolo che ti sei ritagliato e la fiducia che la Casa ripone in te?
“C’è tanta pressione da una parte e tanto orgoglio dall’altra. È una cosa su cui rifletto spesso mentre mi alleno e sono veramente grato per questo momento, perché non ho avuto una carriera semplice: ogni cosa me la sono sudata, non mi è stato regalato niente, e quando ti ritrovi in certe situazioni e poi arrivi a un risultato così ti dà veramente piacere”.

In cosa consisterà il tuo ruolo da collaudatore? Avete già fissato un calendario per i test?
“Sì, avrei già dovuto girare a Portimao per i test Superbike, ma in realtà i test arrivano in base alle cose che hanno da provare. In Yamaha non farò soltanto il tester della SBK intesa come R1, ma proverò un po’ tutti i modelli. Infatti, qualche settimana fa sono stato in Spagna per la R7”.

Visto che non è mai troppo presto per pensare al futuro, hai già cominciato a discuterne con la Yamaha?
“Io credo e spero ormai di aver sposato questa causa insieme a Yamaha, quindi mi vedo qui per un po’ di tempo: il mio futuro ce l’ho già chiaro. Seguire le orme di Canepa anche in campo manageriale? Non so se mi ci vedo così bene dietro a una scrivania. Io guardo più alla sua carriera da pilota, perché ha creato una strada per noi giovani da percorrere non più limitata a MotoGP e Superbike e che è fantastica!”.

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Daniela Piazza