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MotoGP, Alex Rins: “Io e Quartararo insieme possiamo fare crescere la Yamaha”

VIDEO - “Il recupero dall’infortunio è stato un processo lunghissimo, ma non ho mai mollato. Sto per ritornare al 100% a livello fisico e non vedo l’ora di risalire sulla M1 a Sepang”

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Il 2024 vedrà Alex Rins tornare a vestire i panni del pilota ufficiale, montando in sella alla M1 del team Yamaha, dopo una parentesi di un solo anno da portacolori LCR. Una stagione agrodolce per il pilota spagnolo, unico alfiere Honda a portare al successo la RC213V in una delle peggiori annate vissute in MotoGP dalla Casa di Tokyo. Giusto poche gare prima di incappare nella frattura della tibia e del perone della gamba destra che ha interamente compromesso il suo campionato, costringendolo a saltare più di metà degli appuntamenti in calendario.

Tornato in azione lo scorso mese di novembre, dopo tre diverse operazioni e alcuni tentativi di rientro, il 28enne catalano è riuscito a chiudere l’anno prendendo parte all’ultima gara a Valencia e ai successivi test in ottica 2024. Per poi recarsi nella giornata odierna al MEGA a La Coruña, dove ha ripercorso il suo 2023 in un’intervista realizzata con il suo sponsor personale, Estrella Galicia 0,0.

Alex, hai iniziato la stagione vincendo il GP di Austin, in sella a una moto satellite. Come ti sentivi allora e come hai vissuto quella vittoria?
 “È stata una vittoria in grande stile. Abbiamo vinto ad Austin in quella che era solo la terza gara dell’anno, con una nuova squadra che è anche un team satellite, ed era da molti anni che la Honda non vinceva con un pilota diverso da Marc (Marquez ndr.). La verità è che è stato qualcosa di spettacolare”.

Poche settimane dopo è arrivata la sfortunata caduta in Italia, che ha condizionato il resto della stagione. Come hai vissuto quel momento e come è stato il processo di recupero?
“Ricordo che avevamo un ottimo passo e mi sentivo molto bene in sella moto fino all'Italia, dove ho avuto l’incidente e il conseguente infortunio a tibia e perone. Non è che l’infortunio fosse complicato, ma era molto grave e, personalmente, mi ci è voluto molto tempo per rendermi conto della sua gravità. La mia testa fissava una data per ritornare a gareggiare, ma ogni volta che quella data si avvicinava doveva essere posticipata, perché la frattura non si era ancora consolidata praticamente fino alla fine della stagione. Sono tornato in moto in Giappone con l’ok dei medici, quando ho sentito dolore sono sceso dalla moto, così in Giappone ho potuto girare solo venerdì. Nella gara successiva, in Indonesia, siamo riusciti a completare il fine settimana grazie al tipo di circuito, arrivando 9° in gara. La verità è che è stato un ottimo risultato per come stavo fisicamente, dopo molti mesi di recupero, come si suol dire, ‘sul divano’, senza fare molto esercizio perché nemmeno la gamba me lo permetteva. Poi, il venerdì in Australia, ho dovuto interrompere per via il dolore. Siamo tornati per l’ultima gara a Valencia e ogni volta che salivo sulla moto mi sentivo sempre meglio. Valencia è stato un test importante perché abbiamo fatto tre giorni in moto, uno di riposo e poi, il martedì, una giornata di test con la nuova squadra e la nuova moto. È stato strano perché il dolore è andato calando, mentre dovrebbe essere il contrario quando sei sotto sforzo, perché quando giri metti molto più carico e diventa molto più difficile, ma la verità è che il dolore è diminuito e mi sono sentito a mio agio. Non ancora al cento per cento, però ero molto più sciolto in sella e potevo divertirmi un po’ di più, quindi siamo sulla strada giusta”.

Quando sei tornato a gareggiare, continuavi ad avere dei fastidi alla gamba. Di fronte a tutti questi intoppi, c’è mai stato un momento in cui ti sei detto ‘è vietato mollare’?
“Certo, ci sono stati tanti momenti così, in cui era proibito arrendersi o ‘gettare la spugna’. È stato un processo lunghissimo, con molte ore di fisioterapia e di allenamento in palestra per rafforzare la gamba. Lo è stato e continua a esserlo, perché stiamo ancora recuperando il tono muscolare della gamba che abbiamo perso. Ci sono stati giorni bui, grigi, molto duri e di stanchezza, in cui ogni giorno, per esempio, veniva il fisioterapista a casa per fare le stesse cose, ma sempre con un obiettivo finale prefissato”.

Alla fine hai potuto partecipare all’ultima gara e debuttare nei test di Valencia con la Yamaha che guiderai nella prossima stagione. Com’è stato il primo contatto con la moto e la squadra? E come ti senti ad avere Fabio Quartararo come compagno di box?
“È stato fantastico, anche se per un periodo molto breve, perché alla fine si è trattato soltanto di un giorno, che in realtà sono solo cinque o sei ore reali di test. Abbiamo fatto circa 60 giri per adattarci alla moto, provando cose anche non molto importanti, perché venendo da tanti mesi di assenza per infortunio non aveva senso iniziare a provare gli assetti. Ci siamo presi un giorno in più per adattarci alla moto, per fare esperienza con una moto completamente diversa, una squadra differente e un modo di lavorare diverso rispetto al 2023, e sono stato molto contento. Sono riuscito ad adattarmi alla moto, abbiamo lavorato molto sull’elettronica per cercare di far sì che la moto si adattasse al mio stile di guida e per poterla controllare nel modo che preferisco. L’incontro finale che abbiamo avuto al termine del test è stato molto positivo. Sia io che il team e i tecnici giapponesi eravamo molto soddisfatti per come era andata. Penso che con le mie conoscenze e quelle di Fabio, che lavora per la Yamaha da tanti anni, possiamo contribuire molto all’evoluzione della moto”.

Quali prospettive hai per il prossimo anno dal punto di vista fisico e sportivo?
“Il mio obiettivo è essere al 100%, e stiamo per raggiungerlo a livello fisico. Saliremo sulla moto a febbraio, in occasione dei test pre-stagionali a Sepang, e non vedo l’ora di iniziare. Sono impaziente di vedere cosa porteranno e come si comporterà la moto in pista. È una moto completamente diversa e non vedo l’ora di vedere le vere possibilità che abbiamo”.

Sei stato uno dei primi ambasciatori di Estrella Galicia 0,0 a visitare il MEGA nel 2012, quando eri solo un pilota di Moto3. Quanto è simile e come è cambiato Alex Rins da allora?
Penso di essere lo stesso Alex che era in questo stesso posto nel 2012, ricordo le caldaie. Penso di essere un Alex che è migliorato tra il 2012 e il 2024, abbiamo attraversato molti momenti belli e meno belli e alla fine ho vissuto molte esperienze. Ho lottato per i Mondiali e dal 2012 a oggi sono arrivato secondo in Moto3, in Moto2, e ho ottenuto un terzo posto in MotoGP e tante vittorie. Credo di dover essere orgoglioso di ciò che stiamo ottenendo, e dell’aiuto di Estrella Galicia 0,0, visto che siamo insieme da sempre. Da quando ho iniziato il Campionato del Mondo, abbiamo cambiato molte squadre insieme e ora, una volta di più, arriviamo al 2024 con una squadra diversa come la Yamaha, e sono molto felice e orgoglioso di far parte della famiglia”.

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