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Jacques Villeneuve e la Daytona 500: piloti che non riescono a smettere

Il canadese a 50 anni suonati non smette di essere un pilota. Come tanti altri campioni, da Bayliss a Biaggi, Rossi, Schwantz e Yanagawa, piloti che non riescono ad appendere il casco al chiodo

Auto - News: Jacques Villeneuve e la Daytona 500: piloti che non riescono a smettere

Vedere sfrecciare quella vettura con un enorme numero 27 sulla portiera sui banking di Daytona non può che far venire un magone ai puri appassionati del Motorsport. In quella vettura che sfiora i muretti c'è al volante Jacques Villeneuve, un pilota che ha scritto grandi pagine della storia delle corse vincendo un mondiale in Formula 1 sfidando un certo Michael Schumacher, un titolo Indycar ed una 500 Miglia di Indianapolis. Ma quello che il palmares di questo grande pilota non dice, lo afferma la sua scelta di continuare a sfidare gli dei della velocità a 50 anni suonati. 

Talento e palle d'acciaio. Servono pochi altri termini per definire il coraggio di un pilota che non ha più niente da dimostrare, ma che lo stesso affronta una sfida incredibile come tentare di qualificarsi alla gara automobilistica più famosa d'America. Perché se è vero che da questo lato dell'oceano quando si parla di gare automobilistiche negli States, il pensiero naturale vola verso il catino dell'Indiana, la realtà è che la Daytona 500 è forse la competizione motoristica più seguita ed anche affascinante tra quelle Made in USA. 

Villeneuve ce l'ha fatta, ha centrato l'ultimo tra gli slot disponibili per prendere il via della gara e tenterà di giocarsela fino alla fine, consapevole di avere in ogni caso scritto già un'altro capitolo della sua grande storia di pilota. Il figlio del mitico Gilles, ha sempre affermato che sarebbe rimasto un pilota per tutta la sua vita ed oggi questa affermazione appare ancora più vera. Dopo la qualificazione, sono state queste le parole di Jacques rilasciate ad ESPN.

"La mia fame non si è mai fermata...andrà avanti così fino al giorno in cui per paura solleverò un po' il piede dal gas oppure quando non sentirò più l'adrenalina come oggi. Fino a quel giorno non mi fermerò"

Jacques ha anche incassato un bellissimo messaggio dal suo grande rivale Damon Hill, che con il canadese ha condiviso la Williams nel 1996. 

Ma se guardiamo al motociclismo, quanti casi ci sono di piloti che proprio non sono riusciti ad appendere il casco al chiodo nonostante avessero tutte le possibilità di farlo? L'elenco è lunghissimo, ma alcuni colpiscono più di altri. 

Biaggi e Bayliss quella voglia matta di volare ancora in SBK

Il primo esempio che ci viene in mente è quello di Max Biaggi, che nel 2015 ed a 44 anni, decide di indossare nuovamente il casco e scendere in pista a Misano. Una prova d'orgoglio, che dimostra quanto il romano sia ancora velocissimo pur essendo stato fermo tre anni e che assume contorni ancora più incredibili a Sepang, dove Biaggi sale sul podio di Gara 1 assieme a Jonathan Rea e Chaz Davies. 

In quella stagione i piloti ufficiali di Aprilia in SBK sono Leon Haslam e Jordi Torres, ed entrambi escono con le osse piuttosto rotte dal confronto in pista con Max, che dimostra di essere ancora in grado di competere al top a 44 anni in una categoria di certo non facile. 

Per una curiosa coincidenza, nella stessa stagione anche Troy Bayliss torna in sella e nel suo caso l'età è anche maggiore di quasi due anni rispetto a Max ed è soprattutto il periodo di inattività ad essere maggiore. Bayliss aveva infatti chiuso la propria carriera in SBK nel 2008 dopo aver dominato il mondiale, il terzo conquistato tra le derivate in sella alla Ducati, con una vittoria perentoria a Portimao.

L'australiano viene richiamato nel box dalla Casa di Borgo Panigale per sostituire l'infortunato Davide Giugliano e lo fa nelle tappe di Phillip Island e Buriram. I risultati non sono di rilievo, ma Troy non aveva mai provato la Panigale 1199 R, era digiuno delle gomme Pirelli utilizzate e di certo essere stato fermo tanti anni non lo ha aiutato. Poco male, perché già solo rivedere una Ducati con il numero 21 in pista in SBK ha fatto emozionare ed ha probabilmente convinto Troy a tornare a correre stabilmente in Australia nel campionato nazionale. Per il gusto di farlo, perché anche lui resterà pilota a vita. 

Schwantz e Yanagawa: la 8 Ore di Suzuka rende immortali

Comprendiamo che mettere due nomi come questi nella stessa riga potrebbe far storcere il naso ai puristi. Ma Kevin e Akira condividono una passione che ha allungato parecchio le rispettive carriere. Nel caso del pilota americano, vera leggenda del motomondiale, il ritorno in pista fu propiziato dall'invito di Yukio Kagayama, testa caldissima del paddock SBK che ha deciso di coinvolgere Schwantz e Noriyuki Haga in una missione quasi impossibile, ovvero fare bella figura alla 8 Ore di Suzuka del 2013 con un team privato, seppur supportato ufficialmente da Suzuki. 

Conoscendo l'attitudine di questi tre cavalli pazzi, è già stato un miracolo riuscire a fare dei test e poi partecipare alla gara, ma il risultato ottenuto è di certo ben oltre le aspettative. I tre matti centrano il podio, e Kevin ha 49 anni! Per la gara decide anche di rendere omaggio al suo grande rivale ed amico dei tempi della 500 Wayne Rainey, correndo con un casco che ne replica la grafica. Ennesimo colpo di classe da parte di un vero mito. 

Nella lista di piloti che proprio non riescono a smettere c'è anche Akira Yanagawa, che non ha il palmares di nessuno dei piloti elencati fino a questo momento ma merita una menzione per tutto quello che ha fatto e che continua a fare per la Kawasaki. Akira ha legato la sua intera carriera alla Casa di Akashi, ha corso in SBK, ha disputato un numero imprecisato di 8 Ore di Suzuka sempre rigorosamente in sella ad una Ninja. Ha partecipato allo sviluppo delle ZX-RR MotoGP correndo anche delle gare nei mondiali 2002, 2003 e 2007.

E semplicemente non si è mai fermato. Oggi Akira ha 50 anni e questa stagione correrà ancora nel campionato giapponese SBK, parteciperà di certo alla 8 Ore di Suzuka ed al momento non sembra affatto intenzionato a smettere. Una vera storia d'amore tra il giapponese, una Ninja ed una pista che non sembra assolutamente volgere al tramonto. 

Perché continuare così a lungo?

La lista di nomi sarebbe ancora lunghissima e volendo si potrebbe parlare anche di Valentino Rossi, che sta iniziando una vera seconda carriera nel mondo delle auto che probabilmente durerà a lungo, ma la cosa da sottolineare è forse un'altra.

Ci sono piloti che si sono ritirati da campioni del mondo e non si sono mai più cimentati in pista in nessuna disciplina. Hanno semplicemente detto basta e non sono mai tornati sulle proprie decisioni. Ma c'è una lista lunghissima di nomi di piloti che proprio non ce la fanno a smettere. Parliamo di campioni che non hanno bisogno di correre per vivere, perché nella propria carriera hanno guadagnato abbastanza da potersi godere la vita e basta. 

Sono semplicemente piloti che come Jacques Villeneuve, restano piloti a vita, indipendentemente dai risultati che sono in grado di cogliere. Piloti che non hanno paura e che non chiudono il gas, che sentono ancora l'adrenalina scorrere nelle vene quando affrontano il giro secco delle qualifiche e che come dipendenti da questo mare di emozioni, non vogliono rinunciarvi. La vera magia e la vera spinta è l'amore per il Motorsport, che fa dimenticare l'anagrafe.

Almeno ai piloti veri.

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