Alex Zanardi: perché è questa la sfida più dura dell'Eroe di Olimpia

Ci ha abituati ai miracoli ed è diventato l’esempio vivente di ciò che si può raggiungere con la forza di volontà e la voglia di reagire. Ora è davanti ad una sfida che è ai limiti dell'impossibile

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Alex Zanardi è una persona speciale, negli ultimi due giorni in tanti non si danno pace per quello che gli è accaduto e molti appassionati, non solo del motorsport, faticano addirittura a dormire, ripensando alla sua straordinaria carriera. Una vita divisa tra la prima fase, in cui era un campione “normale” e quella dopo il noto incidente del 2001, in cui perse entrambe le gambe e dopo il quale divenne un “supereroe”, facendo ed ottenendo qualcosa di straordinario, anche oltre il mondo del motorsport e dello sport in generale.

Nella prima fase è stato un pilota che nella massima serie, in Formula 1, ha disputato quasi un cinquantina di GP, senza però ottenere grossi risultati. Qui emerge già però la sua capacità di reagire, perché anziché concludere una carriera comunque di livello (correre in F1, da italiano soprattutto, non è così banale), lui a quasi 30 anni iniziò il sogno americano, debuttando in quella Formula Cart che lo consacrò come campione. Vinse 15 gare, ma soprattutto i campionati del ‘97 e ’98. Tutti noi abbiamo ancora in mente quel sorpasso di Valentino Rossi al “cavatappi” di Laguna Seca, ma pochi ricordano che non fu lui ad inventarsi quella manovra. Fu proprio Alex Zanardi, nella gara del 1996 a completare con successo un sorpasso incredibile, tagliando la curva e dando inizio di fatto al grande amore degli americani nei suoi confronti.

Dopo una meno fortunata stagione in Formula 1 nel 1999 e dopo uno stop dettato dalla rescissione del suo contratto con la Williams, Alex tornò in America proprio nel 2001, stagione che segnò la sua vita, oltre che la sua carriera. Nell’appuntamento europeo del Lausitzring avvenne infatti l’incidente che tutti noi ricordiamo, con un banale testacoda in uscita dalla corsia box, che portò però all’incrocio di traiettoria con una vettura che sopraggiungeva a forte velocità. L’impatto devastante portò alla rottura della scocca della sua Reynard Honda, nonché alla perdita dei due arti inferiori del pilota. Qui accadde il miracolo, perché un uomo dato per spacciato (gli fu data perfino l’estrema unzione), fu capace di sopravvivere malgrado avesse perso circa cinque litri di sangue (restando con un solo litro in corpo), dopo 7 arresti cardiaci e 15 operazioni che lo portarono in poche settimane a mostrarsi di nuovo in piedi, su due protesi, pronto ad una sfida incredibile con se stesso.

Tornò in auto, dove corre ancora su vetture appositamente modificate, ma il suo nuovo obiettivo è diventato soprattutto quel paraciclismo con la handbike, che da un lato lo ha consacrato come l’uomo straordinario che conosciamo, dall’altro ci porta ad oggi ed alla situazione drammatica che sta vivendo. Straordinari successi ottenuti, dalla vittoria della maratona di New York nel 2011 ai Giochi paralimpici, con due ori ed un argento nel 2012 ed un palmares incredibile.

Oggi la sfida è però purtroppo più gande di lui, o così sembra. Il miracolo del 2001 avvenne quando aveva 35 anni, nel pieno della carriera, ora ne ha 54, ma soprattutto Alex ci ha abituato ai miracoli e tutto ci sembra possibile, ma dall’urto contro un camion è uscito con “un trauma cranio-facciale importante, con un fracasso facciale e una frattura affondata delle ossa del frontale”. Così hanno dichiarato i medici, che hanno anche detto che “Se le cose andranno bene, in un futuro si dovrà procedere anche con una ricostruzione della teca cranica. Dovrà rimanere in rianimazione sedato, ventilato, lasciando che, con il tempo, il danno secondario conseguenza del trauma si stabilizzi. Sarà una cosa lunga, nel migliore dei casi, mentre i peggioramenti purtroppo possono arrivare da un momento all’altro. Il miglioramento, se ci sarà, sarà lentissimo nel tempo. E le valutazioni sulla situazione neurologica si faranno quando si sveglierà, se si sveglierà. È inutile ipotizzare oggi come andrà: so solo di essere assolutamente convinto che valga la pena curarlo”. Noi non possiamo che incrociare le dita e sperare - sulla frase so solo di essere assolutamente convinto che valga la pena curarlo - che lui sia più forte del suo destino, anche se, questa volta, è difficile anche sperare.

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