MotoGP, Poncharal: "Più di un GP per circuito, i piloti avranno la rivincita"

ESCLUSIVA - "Nessuna gara senza Moto2 e Moto3 e le squadre riceveranno presto aiuti. La MotoE? Al momento non è una priorità. Lotterò per fare venire i giornalisti ai GP"

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La MotoGP vuole ripartire e pensa a come e quando riuscirci. Se piloti e moto sono fermi, il lavoro è frenetico nell'organizzazione. In questo momento si stanno valutando tutte le soluzioni partire e salvare un campionato che il coronavirus ha messo in ginocchio. Hervé Poncharal, patron del Team Tech3 e presidente dell'IRTA (l'associazione delle squadre) è in prima linea.

Sul tavolo ci sono tante proposte, insieme ai dubbi che (si spera) il tempo potrà dissolvere. Sicuramente il motomondiale avrà un diverso aspetto quando ricomincerà ma ora la priorità è tenere a galla tutti i team, senza farne affondare nessuno.

Penso che la MotoGP sia lo specchio in piccolo del mondo - spiega Poncharal - Le nazioni europee non riescono ad affrontare economicamente questa situazione e la BCE le aiuta dando loro dei soldi, nel nostro mondo i Paesi sono le squadre e la BCE è la Dorna e Bridge Point. Se riusciamo a fare sopravvivere i team, allora potremo ricominciare appena sarà possibile. Per questo motivo stiamo lavorando insieme per aiutare la squadre nel miglior modo possibile, in modo che possano mantenere il proprio staff, altrimenti i tempi per riprendersi si allungherebbero. Carmelo lo ha capito dal primo giorno e sta lavorando per questo. È il primo pompiere che sta cercando di spegnere questo incendio e anche l’unico che ha abbastanza acqua per farlo”.

"Il campionato non partirà senza Moto2 e Moto3, la priorità è salvare le squadre"

IRTA che ruolo sta giocando in tutto questo?

Non posso dire che ho dimenticato di essere il proprietario di una squadra, ma la priorità in questo momento è quella di rappresentare tutte le squadre e di lavorare a stretto contatto con Ezpeleta per trovare delle situazioni. Le risorse sono limitate in questo momento, ma penso che il nostro vantaggio, in questo momento, è l’unità: Dorna, IRTA, MSMA, FIM stanno lavorando insieme. In passato c’erano state frizioni, ma ora stiamo andando tutti nella stessa direzione. Credo che l’unione possa fare la forza e gli sponsor e i media, con cui ho parlato, se ne stanno accorgendo. Penso che il motomondiale stia dando una buona immagine di sé, stiamo cercando delle soluzioni e cercando di tenere vivi tutte le squadre che partecipano al campionato”.

Sono stati già stanziati dei finanziamenti per i team satellite della MotoGP, si farà lo stesso anche con quelli di Moto2 e Moto3?

Voglio essere chiaro: il campionato è formato dalla MotoGP, dalla Moto2 e dalla Moto3. Ho sentito che c’è chi sostiene che potrebbe correre solo la MotoGP e sono completamente e assolutamente contrario. Dobbiamo sempre capire e ricordarci che la forza del nostro campionato arrivava da tutte e tre le classi e Carmelo è il primo a dirlo. La gara del Qatar, senza MotoGP, è stata un’eccezione causata da circostanze esterne”.

Quindi l’eventualità che possa correre solo la MotoGP è da scartare completamente?

Non sono io il capo, ma posso affermare che in ogni gara del campionato correranno Moto3, Moto2 e MotoGP. Questa è la mia posizione e Carmelo è assolutamente d’accordo con me”.

"A giorni notizie certe sugli aiuti economici ai team di Moto2 e Moto3"

Parlavamo degli aiuti alle squadre.

Tutti i team sono di fatto delle aziende e quelli della MotoGP sono più grandi, per logici motivi, rispetto a quelli delle altri classi. Il primo aiuto che tutte le squadre di Moto2 e Moto3 hanno ricevuto è stata da parte dell’IRTA ed è arrivato subito dopo la gara del Qatar. Noi siamo l’associazione delle squadre, quindi i nostri soldi appartengono a loro, glieli abbiamo semplicemente restituiti. Poi Dorna, d’accordo con Bridge Point, ha deciso di finanziare le squadre satellite di MotoGP da aprile a giugno per sostenerle. A giugno avremo poi una riunione per capire come e quando potremo ripartire”.

E per quanto riguarda le altre classi?

Sappiamo che anche loro hanno bisogno di aiuto e posso dire che anche le squadre di Moto2 e Moto3 avranno un aiuto simile a quello ricevuto dai team della MotoGP. La cifra sarà più bassa, ma sono fiducioso del fatto che arriverà presto, spero che ci siano già delle certezze nei prossimi giorni. So quanto le squadre di Moto2 e Moto3 stiano faticando e vogliamo aiutarle. Posso assicurare che Dorna non sta facendo come Ponzio Pilato, lavandosene le mani, ma sta lavorando giorno e notte per trovare una situazione. So che non sarà mai abbastanza, ma vogliamo mostrare a tutti che nessuno verrà lasciato a terra e assicurate che il campionato è formato da tutte e tre le classi. Non è possibile ripartire con solo la MotoGP”.

"Il Red Bull Ring un'idea interessante per ripartire, ma al 99% lo faremo senza spettatori"

La domanda è quando si potrà iniziare. La Formula 1 pensa al Red Bull Ring a luglio.

Al momento, chiaramente, tutti sono ansiosi di ripartire e tutti vogliamo riuscirci, è il nostro business e la nostra passione. Però ci sono molte cose da capire, non sappiamo quali saranno le restrizioni ai viaggi, per esempio, parliamo di cose che purtroppo non possiamo controllare. La priorità è trovare un posto disponibile a ospitare la MotoGP, il che significa molta gente di diverse nazionalità. Al momento sono molti i punti di domanda e a oggi non è possibile trovare una risposta a tutti. La MotoGP e la F1 hanno esattamente lo stesso business e i loro problemi sono identici, siamo fratelli in questo senso. Parliamo dell’Austria: è una delle prime nazioni europee ad avere ridotto le restrizioni per tornare passo dopo passo alla normalità. Sappiamo che il circuito appartiene a Red Bull e che il governo austriaco è ansioso di aiutare l’economia a riprendersi. È molto interessante per noi che la Formula 1 abbia in programma di correre un mese prima di noi, perché se loro riusciranno a gestire la situazione non vedo perché noi non potremo farlo un mese dopo.

Ammesso che si potrà correre, quali limitazioni si dovranno adottare?

Credo che, anche se non piace a nessuno, dovremo farlo al 99% senza spettatori. Non vedo nessuna nazione che voglia prendersi il rischio di avere migliaia di persone riunite nello stesso posto e sarebbe un errore farlo. Stiamo seguendo con molta attenzione quello che sta facendo la Formula 1 e siamo costantemente in contatto con loro, scambiandoci informazioni”.

"L'obiettivo è limitare a 1.000 persone il personale per un Gran Premio"

IRTA ha anche inviato alle squadre una mail per capire quale sia il numero minimo di personale necessario per correre.

Prima di tutto stiamo cercando di fare sopravvivere i team, poi ci stiamo preparando a diversi scenari possibili. Come ho detto, stiamo pensando di correre a porte chiuse, ma per i governi locali è anche importante che ridurre al minimo le persone coinvolte: più gente significa più pericoli. La chiave quindi è avere il minimo numero di persone che consenta di correre senza problemi e garantendo lo stesso spettacolo di prima. Non vogliamo avere gare peggiori, su questo non accettiamo compromessi, l’organizzazione può essere compressa ma lo spettacolo deve rimanere uguale”.

Quale sarebbe un numero di persone accettabile?

Stiamo cercando di arrivare a 1.000, 1.200 persone, un numero intorno a queste cifre. È questo l’obiettivo”.

"I nostri spettatori devono avere la migliore informazione possibile, lotterò per fare vinire i giornalisti alle gare"

I giornalisti saranno compresi in questo numero?

Io sono il presidente dell’IRTA, quindi la mia priorità è prendermi cura delle squadre e non mi occupo dei media ma posso dare la mia opinione personale. Credo che, soprattutto in questo periodo di confinamento, sia chiaro come i media rappresentino il nostro collegamento con il mondo, se loro non parlano di quello che succede nessuno allora lo fa, e questo vale anche per la MotoGP. Il problema, per noi, è diminuire al massimo il numero di persone e quindi so che esiste la possibilità che i giornalisti vengano esclusi, come so che si potrebbe usare la tecnologia per trovare una soluzione, per esempio con delle video-conferenze”.

Non sarebbe la stessa cosa.

No, so quanto la componente umana sia importante, quando si parla con un pilota alla fine di una gara si sentono anche le emozioni e altri aspetti. In questo momento non possiamo decidere chi possa e chi non possa venire, una nazione potrebbe imporci un limite sul numero di persone. Per me i giornalisti hanno la priorità su eventuali ospiti e sponsor, perché sono loro che possono dare visibilità. Posso dire che prima di tutto vengono le squadre e i piloti, poi i media e combatterò per questo, anche se non è una mia competenza diretta. Dobbiamo rispettare i nostri tifosi e il primo modo è quello di dargli la migliore informazione possibile e non puoi averla solamente attraverso la comunicazione ufficiale. Ai fan piace sapere quello che succede, anche le piccole curiosità al di fuori del politicamente corretto. Non dobbiamo dimenticare che senza spettatori noi non potremmo esistere e dobbiamo dare loro quello che  piace loro”.

"Più di un Gran Premio nello stesso circuito: una proposta da studiare in profondità"

Si parla anche di correre due Gran Premi nello stesso circuito, è un’idea praticabile?

Sappiamo che viaggiare sarà difficile e lo sarà anche trovare una Paese, con un circuito omologato, che permetterà di correre. Quindi, se ci riusciremo e potremo organizzare più di una gara sulla stessa pista, non so se due o anche tre, sosterremo questa proposta. Io sono certo che abbiamo bisogno di correre, non posso fare un numero ma dico il maggior numero possibile di gare, abbiamo bisogno che vengano trasmesse in tv e che i media parlino della MotoGP. Sostengo, e non solo il solo, questa idea di fare più di una gara nello stesso circuito.

Sarebbe un compromesso accettabile?

Forse non sarebbe la situazione ideale, ma in questo momento dobbiamo essere pragmatici: se trovassimo 4 circuiti dove potere correre, significherebbe potere organizzare 8 o 12 gare. Spesso i piloti dicono che vorrebbero avere la rivincita dopo una gara e sarebbe possibile (ride). È un’idea che stiamo considerando. Avrebbe anche un altro vantaggio: dovremmo viaggiare meno e questo fatto potrebbe aiutare a ottenere i permessi per correre dalle autorità locali. Penso che sia una proposta da studiare approfonditamente”.

"La MotoE Non è la priorità in questo momento"

Non abbiamo parlato della MotoE, il campionato riservato alle moto elettriche potrebbe essere cancellato?

In questo momento siamo concentrati su Moto3, Moto2 e MotoGP, sono la nostra priorità, la nostra attività principale. Dovremo pensare quale decisione prendere per la MotoE. Personalmente vorrei che corresse, ma il problema in questo momento è il numero di persone presente ai Gran Premi e se ci fosse la MotoE significherebbe aggiungere minimo un centinaio di persone. Siamo in una situazione di emergenza, abbiamo investito sulla MotoE, vorremmo che ci fosse ma non è la priorità in questo momento. Questo non significa che non ci interessi, ma dobbiamo concentrarci su cosa è più importante per la nostra sopravvivenza”.

"No a una sola moto per pilota: danneggerebbe lo spettacolo e non farebbe risparmiare"

Fin qui abbiamo parlato del 2020, ma cosa attende la MotoGP nel futuro più remoto?

Bisognerà prepararsi a delle misure di emergenza, probabilmente avremo delle restrizioni sui viaggi e una diminuzione degli spettatori, penso che il 2021 sarà un anno molto difficile e lo sappiamo. Anche la situazione economica cambierà e dobbiamo prepararci. La prima decisione, presa all’unanimità da tutte le parti, è stata quella di congelare lo sviluppo per tutte le classi. Questo significa che i team potranno usare le stesse moto per due anni e questo significa dividere i costi per due, ma è un aiuto anche per i costruttori, che potranno risparmiare nello sviluppo”.

Dall’Igna aveva proposto di correre con solo una moto per pilota in MotoGP. È una soluzione utile?

Sono completamente contrario a questa proposta perché danneggerebbe lo spettacolo e bisognerebbe rivedere completamente il  format. Non si potrebbero fare le FP4 e pochi minuti dopo le qualifiche, perché se un pilota danneggiasse la moto non potrebbe partecipare. Lo stesso varrebbe per il flag-to-flag, bisognerebbe fermare le gare e farle ripartire con una sola moto. Inoltre non credo che porterebbe a nessun tipo di risparmio”.

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