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MotoGP, Lorenzo in Ducati: un anno da seconda guida

Ripercorriamo il cammino in salita del maiorchino con la Desmosedici. Per lui nemmeno una vittoria: non gli accadeva dal 2005 in 250

MotoGP: Lorenzo in Ducati: un anno da seconda guida


Alla vigilia del Gran Premio di Argentina Jorge Lorenzo e la Ducati, dopo un matrimonio da 25 milioni di euro, non sono felici. Il loro è un amore che non è mai sbocciato. E dire che le fotografie dopo il primo giorno di test a Valencia in sella alla Rossa, mostrano sul volto del maiorchino un  sorriso che negli animi dei Ducati cancellava il rischio del ripetersi del flop  vissuto anni prima con Valentino Rossi.

Erano però stagioni diverse. Il potenziale della Ducati, nonostante le tre vittorie di Stoner l'anno precedente, non era quello di oggi e Gigi Dall’Igna indossava ancora i colori Aprilia. Quello del nove volte iridato fu quindi un tunnel senza via d’uscita. L’unione con Lorenzo era invece iniziata sotto la buona stella. Ripercorriamo assieme gli ultimi 12 mesi della coppia Lorenzo-Ducati.

Le prime difficoltà apparvero subito nei test di gennaio in Malesia. Mentre Dovizioso trovò infatti subito la giusta fiducia con la GP17, il 99 dovette fare i conti con una Ducati che ancora non si adattava al suo stile. Jorge sembrò subito in affanno, specialmente nell'inserimento di curva, il suo punto di forza con la Yamaha. Problemi poi confermati anche a Phillip Island, un tracciato non certo semplice per la Rossa. I test di Losail furono l’ultimo banco di prova prima dell’inizio del Mondiale. Dovizioso mostrò di avere nuovamente una marcia in più rispetto al compagno, mentre Jorge non trovò la retta via, puntando il dito sulla decisione di Dorna di rimuovere le ali, con conseguente diminuzione del carico sull'anteriore.

AVVIO IN SALITA - Le scuse però non servono, specie all'inizio del Mondiale quando il 99 dovette subito rincorrere, e accontentarsi poi di un undicesimo posto in Qatar, complice anche un fuori pista nel corso del primo giro. Addirittura peggio andò in Argentina, quando la sua corsa durò nemmeno cinque curve, prima di finire nell’erba. La frustrazione è tanta da parte del cinque volte iridato, che in segno di stizza scaraventò a terra la Desmosedici. Un gesto che non andò giù a Borgo Panigale, anche se la mente degli uomini in rosso era già proiettata ad Austin, dove il maiorchino si consolò con un nono posto. 

ARAGON – IL PRIMO SORRISO - Il ritorno del Mondiale in Europa sembrò l’occasione per lasciarsi alle spalle le difficoltà di inizio stagione e a Jerez lo spagnolo si tolse la prima soddisfazione dell’anno, conquistando il gradino più basso del podio in una domenica che vide le Honda di Pedrosa e Marquez brillare. La speranza di confermarsi nelle tappe seguenti, Le Mans  e Mugello, rimase però presto delusa. In Francia Jorge archiviò la domenica con un sesto posto, e finì addirittura ottavo in Toscana, nel giorno in cui Dovizioso mise in cassaforte il primo sigillo dell’anno. In molti si aspettavano di vedere Jorge nei piani alti  al Gran Premio d’Italia, visti anche i test sostenuti dalla squadra nelle settimane precedenti il round tricolore, invece Lorenzo recitò una parte di semplice spettatore.

Solo a Barcellona tornò assieme ai top rider. In qualifica il maiorchino agguantò la prima fila, un indizio che lasciò presagire al meglio. Vietato però illudersi, perché nella prima parte della corsa il 99 faticò a tenere il passo dei migliori e solo nella seconda riescì a ritrovare la fiducia per risalire fino al quarto posto. Non bastò però per assicurarsi il podio. Dovizioso vinse, mentre a lui non restò che recarsi sotto per applaudirlo.

ESTATE FREDDA - Oltre alla Ducati, nei tre appuntamenti seguenti di Assen, Sachsenring e Brno, ci si mise pure di mezzo il meteo a complicare ulteriormente le cose, tanto che Lorenzo faticò a rimanere in zona punti.

In Repubblica Ceca pesò invece il pasticcio ai box in occasione del flag to flag. Meglio quindi voltare pagina e ripartire dall’Austria, pista in cui l’anno prima la Rossa centrò la doppietta. Mentre Dovizioso trionfò all’ultima curva su Marquez, a Jorge non restò che consolarsi con la quarta piazza davanti al terzetto Yamaha.

La sensazione, per Lorenzo, fu sicuramente quella di aver buttato via un’altra occasione. Come visto già nei precedenti appuntamenti, lo spagnolo partì a razzo, facendo il vuoto, per poi essere riagganciato dal gruppo e finire nelle retrovie. È quanto accadde anche a Misano, dopo il quinto posto acciuffato due settimane prima a Silverstone. Lorenzo fuggì nelle prime tornate, ma questa volta andò addirittura peggio, perché sul bagnato venne sbalzato dalla GP17. 

SPAGNA TERRA DI GIOIE - L’occasione per il riscatto giunse ad Aragon, quando tornò nuovamente sul podio alle spalle delle Honda, come accaduto mesi prima  a Jerez. Lorenzo brilla in Spagna, mentre Dovizioso sprofonda, vedendo Marquez scappare nella classifica del Campionato. Dall’Europa si vola in Giappone per l’inizio del trittico. A Motegi il maiorchino conquistò la sesta posizione, mentre in Australia il black out è totale in casa Ducati. La pista di Phillip Island mette infatti a dura prova la Rossa che rimase a stento in zona punti.

TRITTICO IN CHIAROSCURO - Per fortuna che c’è la Malesia, una sorta di garanzia per la Casa di Borgo Panigale. A Sepang la GP17 mostrò di avere una marcia in più rispetto alla concorrenza, chiudendo il trittico con una doppietta. Lorenzo gestisce la gara per poi lasciare spazio a Dovizioso, la cui vittoria tiene aperta la rincorsa Mondiale. L’epilogo a Valencia, con il 99 chiamato a tirare la volata al forlivese, prima di finire entrambi a terra.

In Spagna va quindi in archivio un 2017 con più ombre che luci per Lorenzo e il settimo posto nella classifica iridata con 137 punti ne è la conferma. Durante la stagione Jorge non è mai riuscito a centrare la vittoria, una cosa che non gli accadeva dal 2005 ai tempi della 250.

Per il maiorchino ha quindi inizio un inverno caratterizzato da duri allenamenti nella sua Andorra e in Svizzera. La voglia di riscatto è grande. Il record siglato a fine gennaio a Sepang sembra riportarlo in alto, invece basta la tre giorni di Buriram per far riapparire gli spettri del passato. I test in Thailandia mettono in mostra un Lorenzo infuriato e nervoso e la musica non è destinata a cambiare nemmeno a Losail, quando in occasione della prima gara della stagione cade per problemi ai freni. Un avvio del Mondiale da dimenticare, e che forse porta subito alla rottura dei rapporti con il suo coach Debon, ingaggiato da pochi mesi.

Nel suo presente c’è l’Argentina, mentre il futuro, sotto forma del rinnovo del contratto con la Rossa è ancora tutto da scrivere. E soprattutto, da firmare.

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