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ZXMoto: tutta la verità sulla cinese che vince e sorprende in SuperSport

VIDEO Parla Evangelista: “Dobbiamo cambiare mentalità, la Cina non è più quella di una volta, rischiano di diventare i giapponesi degli anni 80-90. Ogni settimana, a Ravenna, il corriere ci porta un pacco con novità tecniche”

È stata la grande sorpresa del round di Portimao della SuperSport. Stiamo parlando di ZXMoto, che al suo primo anno di Mondiale ha centrato il successo alla sua seconda gara. Merito di Valentin Debise e del team Evan Bros, che hanno coronato assieme il sogno della Casa cinese in terra portoghese.

Quello di ZXMoto è un progetto lampo, che ha visto in meno di sei mesi la Casa asiatica catturare tutti i riflettori della scena. In pochi avrebbero immaginato a un impatto del genere sulla categoria, invece la 820 RR ha sorpreso non poco.

Di cosa si cela dietro questo progetto e molto altro ne abbiamo parlato con Fabio Evangelista, che la scorsa estate decise di interrompere la collaborazione con Yamaha per tuffarsi in questa nuova avventura.

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"Sono felicissimo, davvero - ci ha detto - io i miei ragazzi siamo consapevoli di aver fatto qualcosa di bello, ma anche molto complicato. Era nei nostri programmi arrivare a questo livello, ma sinceramente non ci aspettavamo di farlo già qui a Portimão."

Dopo anni di successi con Yamaha, Evan Bros ha deciso di cambiare direzione, abbracciando un progetto completamente nuovo.
"È stata una scelta di squadra. Io e Mauro Pellegrini rappresentiamo il team, ma dietro ci sono tanti ragazzi straordinari. Dopo nove anni con Yamaha avevamo bisogno di nuovi stimoli, nuove motivazioni.”

Nonostante i risultati continuassero ad arrivare, la voglia di mettersi alla prova ha fatto la differenza.
"I miei tecnici avevano bisogno di sviluppare, di costruire qualcosa. Con Yamaha non è semplice, la moto arriva già molto definita. Qui invece abbiamo avuto la possibilità di lavorare direttamente sul progetto."

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In tutto ciò è stata ZXMoto a scegliere Evan Bros
"Sono stati loro a cercarci. Zhang Xue ci ha detto chiaramente: 'Voglio voi'. Non ha bussato ad altre porte e questo ci ha dato grande orgoglio. Da lì è nato tutto. Abbiamo capito fin dall’inizio che avremmo potuto sviluppare la moto insieme e diventare un vero team factory. Questo ha fatto la differenza."

Puntare su un costruttore emergente, per di più cinese, non è mai semplice. Evangelista però aveva le idee chiare.
"Il progetto è su tre anni. Con una moto nuova non puoi pensare di vincere subito. Devi costruire passo dopo passo. Abbiamo mandato alcuni tecnici in Cina e sono tornati dicendo: La moto è fatta bene. Quello è stato il primo passo."

Lavorare con un’azienda cinese ha significato anche confrontarsi con una cultura diversa e non solo.
"All’inizio c’è la barriera linguistica, infatti lavoriamo con un traduttore. Ma la fiducia è nata subito. Sono giovani, molto motivati e soprattutto velocissimi nel reagire. Negli ultimi mesi arrivava praticamente ogni giorno un pacco con aggiornamenti. La loro reattività è impressionante."

Evangelista non ha dubbi sulle qualità della ZXMoto.
"È una moto bella, ma soprattutto costruita bene. Ha un tre cilindri 820 che ha funzionato subito. Con pochi accorgimenti, la versione stradale è diventata una moto da corsa. Si vede che è stata progettata pensando anche al racing. È già predisposta per regolazioni importanti e questo non è casuale."

Di sicuro Il successo di Portimao ha un valore che va oltre il risultato sportivo.
"Abbiamo dimostrato che si può vincere con qualsiasi moto. Servono lavoro, professionalità e impegno. Anche con una moto cinese. Forse non abbiamo ancora realizzato fino in fondo quello che abbiamo fatto."

Lo sguardo è già proiettato avanti ed Evangelista utilizza parole trasparenti nel descrivere quello che potrebbe essere il futuro.
"Ho molta fiducia in loro. Vogliono diventare un riferimento in Cina e hanno le capacità per farlo. Il loro mercato è enorme e stanno crescendo velocemente. I prodotti cinesi non sono più quelli di una volta. Dobbiamo cambiare mentalità. Credo che nei prossimi anni possano diventare quello che i giapponesi sono stati negli anni ’80 e ’90."

 

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Riccardo Guglielmetti