David Alonso, a Motegi, ha iniziato a scrivere qualche pagina della storia del motomondiale. È il primo pilota colombiano ad avere vinto un titolo in qualsiasi classe, con 10 successi ha eguagliato il record stagionale di Joan Mir e, con 4 GP ancora da disputare, ha la possibilità di eguagliare e migliorare quello di Valentino Rossi, 11 conquistati nel 1997 nell’allora 125.
Per quello che ha fatto, David è stato soprannominato BabyGOAT, cioè il più grande di tutti i tempo… ancora in fasce. Una definizione scherzosa, come ha spiegato lui stesso intervistato da Marca: “non sono il migliore di tutti i tempi, quindi, per scherzo, abbiamo messo Baby. Chi è il GOAT? Non ce n’è uno solo, ma nomi come quello di Valentino Rossi e come Marc Marquez, che non sono più tali per quello che vincono, ma per quello che hanno fatto. Quel livello non è dovuto a tutto ciò che hanno vinto, che è molto, ma a tutto ciò che hanno creato intorno a loro”.
Intanto, i più grandi del motociclismo, hanno voluto rendere omaggio ad Alonso in Giappone, aspettandolo in corsia box per salutarlo dopo la vittoria. C’erano praticamente tutti, da Marquez a Bagnaia, da Martin a Quartararo.
“Una delle cose più belle che mi sono successe quella domenica non è stato solo aver vinto il Mondiale, ma aver visto come tutto il paddock, tutta la gente, fosse felice, come tante persone fossero felici per la mia vittoria e quel darmi cinque nella corsia box è ciò che mi è piaciuto di più - ha raccontato il pilota del team Aspar - La cosa che mi rende più felice è che quel giorno sono riuscito a rendere felici molte persone”.
David piace ai piloti della MotoGP e lui ne approfitta per imparare da loro, per chiedere consigli.
“Una delle cose che mi ha colpito di più è stato sentire che Marc ha pianto per la mia lettera e il mio trionfo - ha continuato Alonso - Cerco sempre di mettermi in quella modalità e di essere attento con tutti e cinque i sensi quando mi spiegano qualcosa, quando mi parlano, perché il percorso che sto facendo è già stato fatto da altre persone. Con Marc Márquez, avere questo rapporto e potersi allenare con lui di tanto in tanto è un sogno che si realizza. È stato il mio idolo davanti alla TV, poter condividere dei momenti con lui è un sogno che si avvera”.
Chissà se potrà sfidarlo anche in MotoGP. In tanti aspettano a breve il colombiano nella classe regina.
“Ho già detto ad Aspar e a Nico Terol che non passerò alla MotoGP finché non avrò vinto la Moto2. Sarà difficile perché la categoria è molto dura e dovremo prepararci bene”. Non si può dire che non abbia le idee molto chiare.