Ivano Beggio: il Presidente che faceva sognare

La sua enorme passione ha saputo trasformare i suoi sogni in quelli di tanti motociclisti. La sua Aprilia ha fatto scuola, per stile e tecnica

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Si è spento oggi, 13 Marzo all'età di 73 anni Ivano Beggio. L'uomo che nel lontano 1968 trasformò una piccola azienda di biciclette, rilevata dal padre, in quella che fu, soprattutto nel periodo tra gli anni '80 e '90, una vera e propria scuola, che seppe inventare uno stile ed un modo di intendere il prodotto moto. La "sua" Aprilia per quasi 20 anni ha dettato mode e concetti, riuscendo a diventare in poco tempo un brand conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Sia per i successi in campo sportivo che in quello commerciale.

La prima moto Aprilia: il Colibrì

DAL COLIBRÌ' ALLO SCARABEO – Era il 1968 quando un giovanissimo Ivano si mise in testa di produrre moto di piccola cilindrata. Rilevata l'azienda di biciclette dal padre, fondatore dell'Aprilia nel dopoguerra, Beggio, insieme ad un ristretto numero di collaboratori, diede vita ai primi ciclomotori. Dapprima fu il Colibrì, il classico cinquantino sportivo stradale anni Sessanta. Insieme a lui vennero realizzati il Daniela e il Packi. Pochi numeri sul mercato, ma molto incoraggianti tanto che nel 1970 fu la volta dello Scarabeo. La prima vera svolta per il marchio Aprilia che presentò  la sua prima moto da "regolarità" (assecondando un mercato che all'epoca andava per la maggiore) in due cilindrate: 50 ed in seguito 125. Dotato di Motore Franco Morini a 4 o 5 marce proponeva una linea che seguiva le mode imperanti al periodo nel campo del fuoristrada. Telaio a doppia culla, parafanghi in fibra di vetro, adottava un reparto sospensioni fatto di doppio ammortizzatore posteriore e forcella teleidraulica Marzocchi. Fu la moto che, con la cilindrata da 125 cc arrivata successivamente, segnò il debutto di Aprilia nelle competizioni, e che restò in catalogo per quasi 10 anni.

GLI ANNI '80 e l'AF1 – L'epoca che consacrò l'Aprilia di Ivano Beggio come una delle più fulgide realtà  nel mercato delle due ruote fu il decennio degli anni '80.

La prima moto Replica: la Af1 125 che portava su strada colori e grinta delle moto da corsa

Come è stato agli albori, con l'ingresso nell'affollato mercato delle moto da "Regolarità" (le antesignane delle odierne cross/off road), con il medesimo dinamismo e creatività, ci si tuffò nell'agguerritissimo mercato delle 125 sportive ad alte prestazioni. Dapprima fu la ST, la prima 125 sportiva stradale prodotta da Aprilia, arrivata sul mercato nell'Ottobre del 1982. Era dotata di motore Hiro e, pur canonica nella linee, aveva dalla sua delle eleganti colorazioni, mostrando quei concetti sui quali Ivano Beggio puntò moltissimo e dei quali fu un pioniere: lo stile abbinato alle performance ed alla tecnica.

E su queste basi nel 1987 arrivò la bomba: AF1 125 "project 108". Una ottavo di litro fortemente innovativa che introdusse la novità del monobraccio posteriore (prima moto di serie al mondo, poi ripresa dalla Honda sulla VFR RC 30) e dalle cromie ardite quanto eleganti, con un colore "difficile" come il fucsia accostato a classiche livree in bianco e nero o blu. Il successo e l'ammirazione furono immediati per la "Project 108" che si distingueva per soluzioni come valvola meccanica allo scarico ed un motore, Rotax questa volta, che erogava 27 CV spingendo la AF1 a sfiorare i 160 Km/h.

La Sintesi "Sport", esempio con i suoi colori fuori dagli schemi, ma tanto apprezzati

IL CONCETTO "REPLICA" - Successivamente la AF1 fu presentata nella versione Replica, caratterizzata dal doppio faro anteriore e per la livrea racing con la grande "A" ed il "tricolore" che richiamava i colori utilizzati da Loris Reggiani, che proprio nel 1987 nel Motomondiale 250, colse il primo successo in pista a Misano. Ivano Beggio fu il primo a capire le enormi potenzialità delle versioni replica, e la AF1 fu la prima a proporre i colori delle moto dei piloti anche su strada. Questo concetto restò uno dei capisaldi della produzione Aprilia che in seguito venne ripreso da tutte le altre case e lo troveremo anche negli anni a seguire con le versioni "standard" affiancate alle "Replica" per ogni modello stradale sportivo presentato. Tanti i modelli che gli appassionati ricordano: oltre alle AF1 Replica e Sintesi (anche queste caratterizzate da accostamenti cromatici coraggiosi quanto riusciti: su tutte la Sport dell'89 con parafanghi e decals color "verde cedro"). Ma senza dimenticare le riuscite serie Enduro come Tuareg,Tuareg Rally e RX, una vera moto da competizioni off road a disposizione dei giovani sedicenni che arrivò ad inizio anni '90. A Beggio si devono moto come Red Rose (50 e 125) prime custom "harley style" in scala e Pegaso, con il concetto "fun bike" che oggi vediamo applicato su tante realizzazioni.

RS & RSV – Gli anni della consacrazione si mercati di 50 e 125 permisero ad Ivano Beggio di sognare il grande salto.

Vera GP su strada: la bicilindrica 2T 

Dopo la RS 125, che arrivò dal 1992 in avanti, ecco la RS 250 che replicava, per forma e contenuti, la moto impegnata nel Mondiale con Loris Reggiani e Max Biaggi. Grande ammirazione suscitò ai saloni del 1994, oltre che per le prestazioni da vera GP, anche per linee decisamente giovani e grintose, e soppiantando nel cuore degli appassionati di fatto la RGV "Gamma" 250 Suzuki dalla quale ereditava il medesimo motore bicilindrico 2T. In questo periodo si registra anche l'ingresso nel settore degli scooter: su tutti Amico 50, Scarabero 50 con il must delle ruote alte e SR 50. Anche qui un primato con il primo scooter "Replica".

Il mondo delle 4 tempi era dietro l'angolo. Non era una novità assoluta, me restava relegato ai modelli Tuareg e Pegaso con l'unità Rotax da 650 (prima da 600) dotata di testata a 5 valvole radiali. A questo proposito ricordiamo l'incompresa Motò 650, una moto che seppe "leggere" i tempi, ma che pagò un mercato ancora poco maturo per certe proposte.

Beggio insieme ai suoi stretti collaboratori del periodo, come Romano Albesiano e Leo Mercanti, puntava al colpo grosso: le maxi - tourer e sportive- storico terreno di conquista delle case giapponesi e da ormai qualche stagione anche di Ducati. La RSV

La RSV 1000: la prima maxi sportiva di Noale non convinse però per le linee

"Mille" del 1998 però, uscita con qualche anno di ritardo rispetto al 1994 (quando venne pensata) pur mostrandosi assolutamente di livello per guida e prestazioni, non convince fino in fondo. Andando a cozzare per design con moto dall'aspetto decisamente più moderno. Un paradosso per una casa che sul design puntava da sempre. A questa seguirono mezzi poco felici come la tourer Futura e la naked Falco che sfruttavano lo stesso Rotax bicilindrico della sorella sportiva.

Scelte che contribuirono a portare l'Aprilia ad un passo dalla bancarotta, evitata con l'acquisizione del marchio nel 2004 da parte del Gruppo Piaggio di Roberto Colaninno con Ivano Beggio rimasto come presidente onorario fino al 2006.

Scelte però di un uomo che vedeva Aprilia come un marchio che doveva stupire, andando spesso controcorrente, introducendo scelte e schemi che per molti sono ancora oggi un riferimento (chi ricorda la Blue Marlin? Una cafè racer "dei giorni nostri", come vanno di moda adesso, mostrata però come concept più di 15 anni fa...). Un imprenditore certo, ma soprattutto un appassionato di due ruote, un uomo a cui piaceva sognare e che voleva che così fosse anche per i tanti ammiratori di un marchio che oggi perde una grande parte della sua storia.

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