L’Inghilterra ha aspettato per 38 anni un altro pilota che riuscisse a vincere un titolo nel motomondiale. L’ultimo era stato Barry Sheene e Danny Kent, la scorsa stagione, è riuscito nell’impresa. Conquistato il Mondiale in Moto3, il 22enne di Chippenham è poi salito - insieme al team Leopard - in Moto2, classe con in cui aveva già corso nel 2013 senza troppo successo.
Danny, dopo il titolo, la tua vita è cambiata?
“Non direi, sono un normale ragazzo di 22 anni. Naturalmente, essendo stato il primo inglese a vincere dopo 38 anni, molti giornali e TV vogliono intervistarmi, ma a parte questo la mia vita è sempre la stessa. Sto a casa e mi rilasso coi miei amici e la mia famiglia”.
Il tuo nome è stato accostato a quello di Sheene, essendo entrambi inglesi, ma c’è un pilota a cui ti ispiri?
“Sono un grande tifoso di Lorenzo, mi piace il suo stile di guida fluido. E’ come un computer, ogni giro è consistente e niente lo ferma. E’ molto criticato sui social media e dagli appassionati, come pilota so che non è una bella sensazione perciò quello che riesce a fare ogni fine settimana è incredibile. Da pilota, lo considero uno dei migliori”.
Anche lui ha vinto il titolo lo scorso anno in MotoGP, pensi che la Moto2 sia un passo necessario per arrivare nella classe regina?
“Direi che sicuramente aiuta. Il peso delle moto è molto simile, quindi puoi sapere cosa ti aspetta quando salirai su una MotoGP e puoi prepararti fisicamente. Penso che la Moto2 si un buon allenamento”.
Quali sono le più grandi differenze tra Moto2 e Moto3?
“Penso che sia più grande il passaggio da Moto3 a Moto2 rispetto a quello da Moto2 a MotoGP. Peso e potenza raddoppiano, la guida è molto più fisica e devi pensare anche molto di più. Per qualche pilota ci va più tempo che ad altri per diventare veloce ed adattarsi”.
Come giudichi questo inizio di stagione?
“Non è andata come ci aspettavamo. Io e la squadra avremmo voluto essere molto più vicini ai primi, ma la Moto2 è una classe molto difficile. Ho così tanto da imparare come pilota e anche la squadra manca da questa categoria da quattro o cinque anni, nel frattempo sono cambiate tante cose, dal telaio Kalex alle gomme. Dobbiamo imparare come squadra. Ci stiamo mettendo più tempo di quanto sperassi ma stiamo compiendo un passo dopo l’altro. Arriverà il momento in cui faremo qualche buon risultato”.
In quali aree in questo momento ti senti a posto e in quali pensi di dovere migliorare?
“Per ora mi sembra di essere più competitivo nelle piste con curve veloci, mentre in piste come Le Mans fatico di più. Il problema più grande è che non ho fiducia nell’anteriore nelle curve lente e, al momento di lasciare i freni e riprendere il gas, c’è troppo grip al posteriore e spinge sul davanti. Questo mi fa perdere fiducia, ma ci stiamo lavorando e ho un gran team alle spalle”.

“Bene, è il mio secondo anno con loro e mi trovo bene. La scorsa stagione è stato un sogno, siamo diventati campioni del mondo al primo anno insieme. Ora è molto più dura ma ce lo aspettavamo. Siamo amici e c’è una bella atmosfera, sia con il team che con il mio compagno di squadra Oliveira”.
La tua Kalex è quelle degli avversari sono identiche?
“E’ un’azienda molto corretta, dà a tutti lo stesso materiale. Poi bisogna pagare per gli aggiornamenti, ma il team mi garantisce sempre il meglio. Il punto è che stiamo correndo contro molte squadre che hanno grande esperienza in questa classe e su questa moto. Per me è il primo anno dopo due stagioni in Moto3 e lo stesso per la squadra, per questo ci serve un po’ di tempo”.
Avevi detto che il tuo obiettivo era la top ten, ma non pensi al podio?
“Bisogna essere realisti e prima avvicinarsi ai migliori. Al Mugello ho fatto un passo avanti e nonostante sia arrivato 14° ho lottato per il 7° posto, significa che stiamo lavorando nella giusta direzione. Dobbiamo continuare così, poi si vedrà. Nessuno sa cosa potrà accadere”.