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MotoGP, Open: idea nuova e moto vecchie

La nuova categoria ha cestinato le CRT ma è a livello delle Factory? L'analisi del GP di Losail

Dopo tanto parlare e confronti a distanza, finalmente le Open hanno potuto confrontarsi sullo stesso campo di battaglia delle Factory. La stella Aleix Espargaró ha brillato nelle prove libere, tanto da partire coi favori dei pronostici per i big. In qualifica ha buttato tutto all’aria con due errori, in gara è arrivato ai piedi del podio, complici anche le tante cadute e con un distacco maggiore di quanto ci si aspettasse. Che comunque la Yamaha Forward (questo il suo nome ufficiale, perché di FTR non c’è nulla) sia un passo avanti enorme rispetto alle CRT non c’è alcun dubbio.

YAMAHA OPEN? FACTORY DI DUE ANNI FA – E’ stato lo stesso Lorenzo, parlando della moto di Aleix, a dire: “quella moto è praticamente la stessa che usavo due anni fa” e che quindi era in dote al team Tech 3 lo scorso anno. Quello che cambia è l’elettronica meno evoluta, la gomma morbida e qualche litro di benzina in più. Logico che sia estremamente competitiva perché le odierne MotoGP sono a un livello tale che i miglioramenti da una stagione all’altra sono per forza di cose molto contenuti.

Colin EdwardsGiochiamo un po’ coi numeri, tenendo presente che essendoci differenza di moto e particolari tecnici non si può avere la pretesa di scientificità. Nel 2012 Jorge Lorenzo vinse il GP di Losail con il tempo totale di 42’44”214, il suo giro più veloce in gara fu 1’56”067 e ottenne la pole girando in 1’54”634. Adesso confrontiamo i tempi di Espargaró nello scorso weekend: 42’52”184 il tempo di gara, 1’56”192 il giro veloce e 1’54”986 le qualifiche. Risultati in linea con quanto si diceva. Aleix ha preso 8 secondi (poco più di 3 decimi al giro) rispetto allo Jorge 2012, un decimo per quanto riguarda il giro più veloce e tre nelle qualifiche (dove però ha sbagliato).

Difficile quantificare la differenza che ci mette il pilota, ma per quanto Espargaró sia un ottimo interprete delle due ruote, il pedigree del maiorchino è altra cosa. Vale la pena considerare anche le prestazioni di Crutchlow nel 2013: l’inglese era stato 6 secondi più lento dello spagnolo di Forward al traguardo, anche se nel giro veloce era risultato più rapido di quattro decimi, mentre i tempi della qualifica sono del tutto simili (1’54”916 per Cal). Piccole differenze che dimostrano come quelle moto siano simili, a prescindere da ovvie differenze date da piloti e condizioni della pista. Del resto Edwards, con l’altra M1 Open ha pagato 28 secondi dal compagno di squadra.

Se si vuole un ulteriore conferma, basta confrontare le prestazioni di Hernandez (ancora sulla GP13) con quelle di Dovizioso lo scorso anno. Nonostante la gomma morbida e i litri in più (in questo caso il software e da ‘ufficiale’), il colombiano ha tagliato il traguardo 23 secondi dopo Andrea, nel giro più veloce in gara è stato di 1”1 più lento e in qualifica un secondo e mezzo (ma questo dato non è significativo a causa della caduta di Yonny).

Scott Redding e Nicky HaydenHONDA, L'ETA' NON CONTA – Le RCV1000R possono fregiarsi del titolo di ‘vere Open’ ma la filosofia seguita a Tokyo la stanno pagando i piloti, non al livello della concorrenza. Redding e Hayden hanno tagliato il traguardo praticamente appaiati: il tempo totale di gara è stato di 43’13”154 per Scott, 35 millesimi più lento Nicky. Anche qui il passato viene in aiuto, perché due anni fa era successa una cosa simile a Bautista e Bradl, che però non guidavano una moto ufficiale come Lorenzo, ma satellite. Alvaro aveva terminato la gara in 43’12”660, Stefan era passato sul traguardo 18 millesimi dopo.

Un risultato simile a quello delle Open, anche se questa volta la situazione è diversa a quella di Yamaha. Innanzitutto il telaio della RCV1000R è molto simile a quello della RC213V ma è il motore a essere ‘castrato’, senza distribuzione a valvole pneumatiche (che la Yamaha Open ha) e cambio seamless. Il tutto si traduce in minore potenza ed è forse il motivo per cui Redding e Hayden (come anche Aoyama e Abraham, e Petrucci, Di Meglio, Laverty) hanno potuto utilizzare lo penumatico extra morbido anche in gara. La loro prestazione è servita, quanto meno, a sfatare il mito che quella gomma sarebbe buona solo per le qualifiche.

Danilo PetrucciLE CRT SONO ANCORA TRA NOI – Altro aspetto interessante da considerare è quello delle moto rimaste molto simili alle vecchie CRT, cioè ART, PBM e FTR Kawasaki. Partiamo dall’Aprilia e in questo caso Petrucci – bisogna dirlo – è partito due volte svantaggiato: moto nuova e appena tre giorni di test in inverno, con grossi problemi per il passaggio dall’elettronica proprietaria a quella Magnati Marelli. Il confronto con quanto fatto da Espargaró nel 2012 è impietoso: 14 secondi rimediati nell’arco della gara, sei decimi ne giro veloce e mezzo secondo in qualifica (nonostante la gomma extra morbida). Segno che non bastano due regole ad hoc per cambiare il volto di una moto. Come detto, però, certi confronti sarà meglio riproporli più avanti quando l’affiatamento moto-elettronica-pilota sarà raggiunto.

Meglio guardare al caso di PBM che è forse quello che sottolinea meglio cosa significhi avere la gomma extra morbida. Il tempo di gara di Laverty è assimilabile a quello dello scorso anno (appena un secondo meglio) ma Michael sul giro secco è stato 1”3 più rapido sia in gara che in qualifica. Barbera nelle qualifiche è riuscito a addirittura a togliere 1”8 rispetto all’anno prima. E qui vengono in mente le parole di Marquez che commentando le prestazioni di Espargaró aveva detto, “nelle libere mi ha passato con la gomma morbida, impossibile stargli dietro”.

In conclusione, il merito del nuovo regolamento è stato quello di togliere di mezzo le poco competitive CRT ma questo non significa che le Open – neanche le migliori – siano ancora a livello delle Factory. In gara abbiamo visto sorpassi e colpi di scena nella lotta per le prime posizioni, peccato che nessuno di quei piloti guidasse una Open.

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