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Vergani: "Per Bassani e Petrucci è stato traumatico lasciare Ducati"

L'INTERVISTA - "Bimota ha fatto un miracolo sportivo, Bassani ha preso la medicina. Per Petrucci la BMW non è come la KTM. Con KTM ci ascoltarono solo al secondo anno, il primo sembrava guidasse una Moto2"

SBK: Vergani: "Per Bassani e Petrucci è stato traumatico lasciare Ducati"

L’inizio di stagione della Superbike ci ha mostrato un Nicolò Bulega inarrestabile e al tempo stesso un Axel Bassani in gran luce con la Bimota. Grazie al quarto posto di sabato in Gara 1 e il doppio secondo della domenica tra Superpole Race e Gara 2, al momento il pilota veneto è il diretto rivale del portacolori Aruba.

Chi è stato costretto a rincorrere è Danilo Petrucci, ancora alle prese con il proprio percorso di adattamento con la BMW. In merito a quanto visto in Australia, ne abbiamo parlato con Alberto Vergani, che come ben sappiamo cura gli interessi di Bassani e Petrux.

Il manager lombardo traccia un’analisi chiara guardando lo sguardo al futuro e tenendo ovviamente i piedi ben ancorati a terra.

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“Sono davvero contento per Axel – ci ha detto – da fuori non sembra, ma Bimota ha fatto un miracolo sportivo. Negli ultimi due anni sono riusciti a sviluppare due progetti in parallelo e in occasione della presentazione sia io che Axel eravamo stupiti da quanto fatto dalla Casa. Il podio dell’Australia è un primo passo, ma bisogna tenere i piedi ben ancorati a terra”.

Alberto, quanto è stato difficile per Axel lasciare Ducati e saltare su una moto ben diversa?  
“Per tutti lasciare la Ducati è sempre un trauma. Questo succede perché la Panigale è una moto più facile e più sicura per fare il risultato. Oggi la situazione è questa. Ciononostante Axel si è rimboccato le maniche e con Bimota sta raccogliendo i frutti”.

Cosa ti ha detto Axel dopo la gara?
“È contento, ma come dico sempre io: piedi per terra. Adesso si riparte da zero, mattone su mattone, prova dopo prova. Un test alla volta, una giornata di lavoro alla volta. Bisogna dimenticare subito quando le cose sono andate bene e ripartire senza esaltarsi. C’è poco da fare: siamo ancora lontani dalla Ducati e c’è del lavoro da fare”.

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Qual è l’obiettivo per Bassani?
“Io parlo sempre di top five come obiettivo. Poi se arriva un secondo, un terzo o magari anche un primo posto tanto meglio, anche se dipende molto da come vanno le gare. Io cerco sempre di avere un approccio sportivo”

Te lo aspettavi così competitivo in Australia?
“Sinceramente no. Sono state una bella sorpresa. Il team ha lavorato molto sia sul motore sia sull’elettronica: hanno fatto quel famoso fine tuning che ti permette di avere qualcosa in più. Ormai sono tutti molto vicini e sono le sfumature a fare la differenza. Però voglio dimenticare subito questi risultati e ripartire da dove eravamo prima, cioè lavorando a testa bassa. In trincea, come sempre.

Dove può arrivare questo Bassani? Dopo il secondo posto c’è il gradino più alto…
“Per me è già importante riuscire a essere costantemente nella top5. Questo è l’obiettivo. Il risultato sportivo poi è figlio di tante situazioni che solo la gara può creare, quindi è presto per fare proclami entusiastici. Meglio volare bassi e restare sereni, perché quando alzi troppo le aspettative poi rischia di crollare tutto se le cose non vanno bene.

Come hai visto Axel rispetto alla scorsa stagione?
“L’ho visto più leggero. Dopo quello che ha passato negli ultimi due anni, partire con due podi così ti toglie tanta tensione. Il podio è una medicina per tutti i piloti: ti fa stare bene. Adesso l’obiettivo è cercare di ripetersi e di essere costanti. Nel corso dell’inverno Bassani ha lavorato su sé stesso, si è allenato e non si è stressato più di tanto. La parola giusta è proprio sereno: consapevole del lavoro che deve fare, senza aspettative esagerate”.

Parliamo di Petrucci. Cosa ci puoi dire di questo inizio con BMW?
“Sono contento. Il debutto è stato impegnativo, soprattutto per la mancanza di test. Cambiare moto in maniera così radicale non è semplice. La differenza tra Ducati e BMW è enorme: devi cambiare tutti gli automatismi e per farlo serve tempo. Bisogna girare con serenità. Qualcosa di buono comunque si è visto: la partenza dalla sesta posizione, il feeling con il team. Si sapeva che su quella pista avrebbe fatto fatica, anche il compagno di squadra. Adesso inizia il vero lavoro. Purtroppo passare da un V4 a un quattro in linea cambia tantissimo: devi modificare lo stile di guida e non è una passeggiata”.

Speri non sia traumatico come quando Danilo passò alla KTM?
“In KTM non è stato traumatico. Il problema è che all’inizio non siamo stati ascoltati. Ci hanno ascoltato solo l’anno dopo, quando sono arrivati Sterlacchini e Guidotti e hanno allungato la moto, che era quello che Danilo chiedeva. Prima la risposta era sempre: “la moto è questa”. Danilo sembrava su una Moto2, infatti non riusciva a guidarla. I computer possono dire tante cose, ma il pilota è quello che sta in pista sull’asfalto. Non capisco perché spesso non si ascolti il pilota. L’ho visto con Carlos, con Marco e con Danilo: il pilota può sovvertire indicazioni tecniche perché è un essere umano. E il cronometro lo fa l’uomo. Se ha feeling fa il risultato, altrimenti diventa tutto molto complicato”.

Quanto tempo pensi servirà a Petrucci per essere competitivo?
“Spero il prima possibile. Ma soprattutto spero che riescano a fare chilometri per trovare il feeling giusto e poter battagliare. In BMW vedo tanta operatività: stanno lavorando molto, anche in galleria del vento. C’è una bella energia, una grande voglia di fare. Secondo me vogliono dimostrare che non è solo Toprak a far vincere la moto. Quanto ci vorrà non lo so. Spero meno rispetto a quando con Barni siamo arrivati fino a Donington prima di trovare la scintilla. Però lì c’era anche il passaggio dalle Dunlop alle Pirelli e ci è voluto tempo.

Credi che il copione di questo Mondiale sia già scritto?
“In questo momento direi che Bulega è il candidato numero uno. Non dico imbattibile, ma può perderlo solo lui. Non ha cambiato nulla rispetto all’anno scorso e ha già dimostrato il livello”-

Chi ti ha sorpreso?
“Sono rimasto sorpreso dal livello della Yamaha: mi aspettavo di più. Magari è solo la pista. Spero che la Honda cresca perché Johnny Rea sta facendo bene e ha quell’esperienza che serve”.

Se Bulega vincesse il mondiale pensi che la MotoGP lo attenda dietro l'angolo? 
"Secondo me sì. Sarebbe anche una rivincita per lui, visto che quel paddock lo aveva un po’ messo da parte. Tornarci da campione del mondo Superbike su una Ducati non sarebbe male. E secondo me non sfigurerebbe. In più Ducati ha fatto una mossa intelligente: far testare la MotoGP con le Pirelli. È un jolly importante perché potrebbe arrivare con un po’ di chilometri in più rispetto agli altri. Sono le solite mosse strategiche di Gigi, ovvero furbizia e intelligenza”.

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Riccardo Guglielmetti