"Buongiorno Mugelloooooo". C'è chi ha letto questa frase provando anche solo lontanamente ad imitare l'inimitabile voce di Giovanni e chi mente. Oggi purtroppo se n'è andato un pezzo di storia del motociclismo e l'ha fatto nella sua amata Firenze. 67 anni vissuti al massimo, sempre. Chi scrive questo pezzo, non avrebbe mai voluto farlo, perché è stato proprio ascoltando la voce di Giovanni che si è innamorato del motociclismo. Di quello vero, puro. Quello che fa venire la pelle d'oca, che fa ancora oggi tremare al pensiero dell'urlo che fa da didascalia al sorpasso di Bayliss a Monza.
Giovanni Di Pillo ha scritto tantissime pagine della storia del racing a due ruote, sempre con uno stile unico, inconfondibile, scanzonato. Con un modo di vivere la moto e la vita allo stesso modo, sempre a gas spalancato. Tra una Ducati nel salotto ed il casco della Simpson in perfetto stile The Stig. Una impennata con il cappello di Babbo Natale in sella ad una CBR 1000, l'urlo che squarcia il cielo del Mugello per raccontare l'ennesimo sorpasso di Valentino, di Max Biaggi, di Giancarlo Falappa. Proprio il Leone di Jesi si svegliò dal suo lungo coma grazie all'idea di qualcuno che decise di piazzargli sulle orecchie delle cuffie con un nastro inciso proprio da Di Pillo. Nel nastro Gio faceva la cronaca di una gara vinta da Falappa e riuscì il miracolo a Giovanni, riuscì ad emozionare talmente tanto Falappa da farlo risvegliare.
Di Pillo ha raccontato i primi mondiali di Fogarty, le imprese di quel funambolo di Haga, che ribattezzò Nitronori. Ha fatto prove di moto da giornalista raccontandone le emozioni più che le caratteristiche tecniche, perché sapeva che il vero motociclista ha fame proprio di questo. Di emozioni e basta. I numeri non servivano a niente per lui, non era quella la spinta, mai. Per Giovanni il politically correct semplicemente non esisteva, non poteva esistere. Ma anche quando esagerava con le battute, sapeva avere un contegno quasi regale, una classe cristallina che trasudava da ogni singola parola, espressione e sorriso.
Potremmo andare avanti per ore a scrivere di storie, aneddoti, retroscena. Con Giovanni abbiamo avuto la fortuna di lavorare, di appassionarci, di imparare ad apprezzare le sfumature umane dei piloti, delle gare ed anche delle moto, che per lui avevano tutte un'anima.
Dalla Redazione di Gpone mandiamo un abbraccio immenso alla moglie Cristina ed a tutti i familiari di Gio. Sappiamo che a questo abbraccio si assoceranno migliaia e migliaia di appassionati in Italia e nel mondo. Grazie di tutto Giovanni, per aver raccontato il motociclismo come meglio non si poteva fare.
Ciao The Voice.