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Pasini: “l’errore più grande nel 2009: dovevo accettare l’offerta di Pramac”

L’INTERVISTA  -“Lo scorso anno ho capito che posso ancora dire la mia. a 36 anni non è il momento di smettere: guardate Rea e Bautista. Se sei veloce l’età non conta. Ho cercato di trasformare il problema al braccio in una sfida. In Qatar vince…”

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Mattia Pasini tra passato, presente e futuro. In questa lunga intervista che ci ha rilasciato, il Paso ci ha voluto accompagnare verso la nuova stagione agonistica, che lo vedrà impegnato nel CIV con la Ducati di Broncos e nei panni di commentatore tecnico per Sky.

Tanti i temi affrontati, su cui il romagnolo non si è certo voluto risparmiare, mostrando trasparenza e schiettezza come lui è solito fare.

Mattia, partiamo dal recente test di Vallelunga.

“Erano 19 anni che non andavo a girare a Vallelunga – ha esordito – ho dovuto riprendere la mano dopo così tanto tempo. Che dire, è stato un test utile, per proseguire il nostro programma di sviluppo in vista dell’inizio del CIV. Qua a Vallelunga siamo dovuti partire da lontano, perché non avevamo dei dati di riferimento, di conseguenza abbiamo dovuto costruire una base. Nonostante un piccolo inconveniente al sabato, il bilancio si è rivelato positivo e sono tornato a casa con diversi spunti interessanti”.

Riparti dal CIV, un Campionato completamente nuovo. Cosa aspettarsi?

“Sarà una nuova sfida, il livello è davvero alto. Pirro è sicuramente il riferimento della categoria, ma dobbiamo considerare anche le altre Case, come Yamaha e Aprilia. Mi aspetto di vedere Canepa e Krummenacher veloci, così come Delbianco. L’obiettivo è certamente quello di essere competitivi e provare a lottare per vincere le gare”.

Una delle novità saranno le gomme Dunlop.

“Esatto! Sinceramente non le ho trovate molto diverse a quelle della Moto2, infatti sotto questo aspetto sono fiducioso. Dovremo più che altro lavorare sull’elettronica in modo da provare il giusto compromesso. Per il resto la moto è fantastica, sembra una MotoGP, da guidare con tecnica”.

Mattia, come mai questa nuova avventura nel CIV?

“Perché lo scorso anno ho capito che potevo ancora dire la mia nel mondo della due ruote, non era tempo di smettere. Ho 36 anni, ma dentro di me so che posso ancora essere veloce e l’obiettivo è il sogno è quello di chiudere la carriera provando a lottare e vincere un Mondiale”.

L’età quanto è grande come ostacolo?

“Io penso che se uno è veloce è veloce, a prescindere dall’età. Guarda Rea e Bautista in SBK, sono i più vecchi, ma al tempo stesso i più veloci insieme a Toprak. Io riparto dal CIV con Broncos e come ho detto l’obiettivo è quello di approdare nel Mondiale SBK il prossimo anno”.

Mattia, quanto pensi di essere maturato adesso che hai 36 anni, rispetto a quel ragazzo che vinse contro il SIC al Mugello?

“La vita ti fa crescere, ragionare e riflettere. Ho sempre cercato di essere una persona molta schietta e diretta, senza fare troppi giri di parole. A volte ho anche commesso degli errori, forse per colpa del mio carattere, ma sono comunque entusiasta di ciò che ho fatto e non ho grandi rimpianti”.

Hai parlato di errori. Quale pensi sia stato il più grande?

“Non aver accettato nel 2009 la Ducati MotoGP con Pramac. Sarei dovuto partire con loro da Indianapolis, ma ho rifiutato perché ho preferito essere un professionista fino in fondo col team Toth nella 250. Poi è andata come tutti ben sappiamo con la squadra che è saltata e ho perso un treno non da poco… Peccato, è inutile piangere sul passato, bisogna solo guardare avanti”.       

Il tuo passato non è stato però così semplice, complice tra l’altro quell’incidente che ha coinvolto il braccio.

“Vero, però cosa vuoi fare? Chiuderti in una camera a piangere e a tirare la testa contro il muro? Io ho semplicemente cercato di accettare questo problema come una sfida, che mi consentisse di avere maggiore determinazione senza andare alla ricerca di scuse. Non è stato facile, però ho affrontato la difficoltà andando oltre e arrivando a sostituire la leva della frizione con quella del freno”.  

Oltre che pilota da un paio di anni sei anche commentatore tecnico per Sky…

“Esatto! Ringrazio Guido Meda per avermi scelto e insegnato tanto, io lo considero il Valentino Rossi dei telecronisti. Sono contento di raccontare le moto e mettere a disposizione l’esperienza accumulata negli anni a servizio dei telespettatori e di Sky, che considero come una famiglia. Al tempo stesso mi lascia un pizzico di rammarico raccontare piloti con cui ho corso fino a ieri e che magari gli sono stato davanti”.

Mattia, chi vince in Qatar?

“Io dico che vedremo tre Ducati sul podio con due italiani”.  

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