Moto3, Kotur, da Schumacher a Mir: "In MotoGP dopo la partenza il pilota è solo"

IL PERSONAGGIO Dalla Ferrari al team Leopard, Miodrag ha gestito uomini veloci: "In F.1 dopo il via il pilota ha il team alle spalle, in moto il box non può più fare niente. Leclerc è come Mir, un ragazzo che ha voglia"

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A sette anni lasciò la Jugoslavia, i genitori si trasferirono a Parigi e “crescere in quel mondo così grande e bello è stata certamente la mia prima fortuna”. Parla lento, pacato. Senza accelerare. Miodrag Kotur è uno di quegli uomini che pesano tutto, anche le parole. E’ la bellezza della precisione che lo accompagna da tutta la vita. Per anni nel suo lavoro in Formula 1, in Ferrari e vicino alle divinità Jean Todt e Michael Schumacher.

Dal 2015 il suo regno sono le moto, team manager del Team Leopard.

“Nella vita impari ad avere molta pazienza, obiettivi, a essere preciso, e anche indipendente. Non devi fare dei compromessi, e se vuoi riuscire nella vita devi amare quello che fai. Altrimenti non fai le cose come si deve, ed è un peccato”. Sono gli insegnamenti che Miodrag ha regalato ai suo quattro figli: Michael (che si chiama come Schumi), Maxim, Melanie e Megan.

Insegnamenti che prova a trasmettere anche ai pilotini nel suo paddock. Jaume Masia è quarto, e fino a dieci giorni fa lottava per il titolo. Poi c’è Dennis Foggia che deve crescere, e c'è il titolo costruttori da vincere.

“E’ stato un anno diverso. Abbiamo preso due piloti dalla Ktm che si dovevano adattare a una Honda e non hanno avuto tutto questo tempo per esprimersi. E poi circuiti come quello negli Usa o nel Sachsenring non li abbiamo fatti, e lì eravamo sempre andati forte. Anche questo ha danneggiato il nostro campionato”.

Però avete lottato fino alla penultima gara e nella classifica dei team siete al primo posto.

“In Portogallo cercheremo di dare il meglio. E’ stato comunque un anno positivo, forse ci aspettavamo un po’ di più da Foggia, che si potesse adattare di più alla moto. All’inizio andava meglio, verso la fine è calato e non so nemmeno io il perché: stiamo cercando di capire”.

Kotur: "Stagione stancante, vissuta con la paura di prendere il virus"

E poi cosa hai capito da questo anno così assurdo?

“Confinamenti, restrizioni, doppie gare: è stata una stagione molto stancante. Anche psicologicamente. Si avvertiva la paura di prendere il virus, e magari di essere esclusi perché uno del team se l’è preso. Un po’ come è successo ad Arbolino. Tutto questo ha mischiato lo stress e penso che alla fine abbiamo tutti bisogno di passare un bel Natale, in famiglia, qualcosa di sereno”.

Parliamo di MotoGP. Mir ti ha stupito? E’ nata una stella?

Joan era una stella già nata. Noi l’abbiamo avuto per due anni, l’avevamo avuto nel Cev e fatto un programma all’ultimo momento perché non aveva trovato un top team. E’ stato da noi per due stagioni: rookie dell’anno e un mondiale conquistato, anzi stravinto. Mir era già un campione”.

Che idea hai di lui? 

“Tra tutti i piloti che ho vissuto fino qui dal 2015 a oggi, Joan è quello che mi ha stupito di più. E’ un grande professionista, in pista sa cosa deve fare, come farlo, sa chi c’è davanti, chi dietro. Io la MotoGP non la guardo tanto, il tempo è sempre quello che è. Ma la gara della settimana scorsa l’ho vista. E’ stato bravo, l’ha gestita, Mir non è una testa bruciata”.

KOtur: "Joan Mir è un grande pilota, quello che mi ha stupito di più di tutti"

Cosa vuol dire?

“Non gli interessava salire sul podio, spaccare tutto, ha usato la testa e ha gestito bene. Mi sono ricordato di quando stava con noi, quando doveva finire terzo andava bene, quando doveva andare a vincere lo faceva. E’ un grande pilota, ha un grande futuro davanti a sé, e spero che la Suzuki gli dia una moto come quest’anno. Dopo la vittoria del mondiale gli ho scritto un messaggio. Oggi o domani lo vedo, viene spesso da noi, abbiamo tutti ricordi bellissimi”.

E’ il mondiale più pazzo perché non c’è Marquez o sarebbe stato lo stesso con lui?

“La mancanza di Marquez ha cambiato le carte. E’ ovvio che per Mir sarebbe stato più difficile. Ma questo è stato un mondiale corto e anche questo ha influito. Lo stesso è stato per noi: Masia si è ritrovato con 24 punti da Arenas a due gare dalla fine, ma normalmente ne mancavano di più. Lo stesso in MotoGP: la mancanza di Marquez si è fatta sentire, ma tanti piloti l’avrebbero messo in difficoltà lo stesso”. 

I ragazzi della Moto2 e della Moto3 hanno fretta di lasciare le categorie inferiori?

“Sì, per me un pilota dovrebbe cercare di piazzarsi tra i primi in Moto3, stare lì almeno per due anni anziché progettare di andare in Moto2. Ci sono casi che mi sorprendono, ragazzi che hanno fatto un anno in una categoria e poi se ne vanno subito. Ci sono dei casi in cui ne vale la pena, è vero. Ma non sempre”.

Kotur: "Con Schumacher si giocava a calcio assieme, c'era sintonia. Mir è simile, sa come integrarsi con la squadra"

E’ una questione generazionale?

“Non lo so. Mi ricordo quando avevo diciotto anni io, pensavo a cose diverse. Però i ragazzini che incontro adesso li vedo maturi per la loro età. Ma il campione, quando ce l’hai dentro al box, lo vedi. Il professionista si vede. Prendi Schumacher. Io ho avuto un bel rapporto con lui. Il giovedì andavamo a giocare a calcio, la sera, dopo il debriefing. Era un gruppo, tutti eravamo focalizzati su di lui e sulla vittoria. Si crea una sintonia. Lo stesso è Mir. Si vedeva quello che voleva, dove voleva arrivare, come. E’ uno che sa accordarsi con la squadra, integrarsi e farsi volere bene e trascinare dietro la squadra per farla rendere al meglio”. 

Qual è la differenza più grande tra la F1 e la MotoGP?

“Il manubrio e le ruote”.

Dicci di più.

“Nella prima gara con le moto ho capito. Mi ha sorpreso la partenza. Una volta partito il pilota, non possiamo più fare niente. Nel box il lavoro è finito, il pilota è da solo. Anche se fai un tabella, ti danni l’anima. Invece in Formula1 le strategie sono molto diverse, il team è molto importante in F1”.

Kotur: "Todt è la persona più precisa che abbia conosciuto"

La precisione è più importante in F1 o in moto?

“La precisione è importante sempre, anche nella vita. La persona più precisa che ho incontrato è Todt. Ma credo sia più importante in Formula1. Un pilota domina la moto. Sulle macchine non ci deve essere nessuno sbaglio, sono diventate anche troppo precise, troppo tecnologiche”.

Ma è ancora divertente?

“Sulle moto c’è ancora l’uomo, il rischio è più alto rispetto a una macchina. Quello delle moto è un ambiente più giovanile. Però per me sì, la F1 è divertente. Ma io sono di una certa generazione. Però capisco che si debbano reinventare delle cose per i giovani. Io ho quattro figli, due maschi. Il più grande è nato nel ’97, lui un po’ la guarda. Gli altri no. Michael fa ingegneria, è appassionato. Ma anche i suoi amici non la seguono tanto, vivono in un mondo virtuale. Invece la F1 dovrebbe appassionare i giovani, il futuro sono loro”. 

Cosa porterà Stefano Domenicali?

“Lo conosco bene, è stato il mio capo per anni. Il suo primo approccio è il dialogo, e è uno che si sa anche circondare di persone che vogliono lavorare nella maniera che vuole lui. E devo dire che si è sempre dimostrata quella giusta. Mi è capitato anche di non essere d’accordo su certe decisioni. Alla fine, però, aveva sempre ragione lui. Stefano me lo spiegava in maniera molto calma, non era mai incazzato, erano consigli veramente gradevoli, e io alla fine tornavo nel mio ufficio e pensavo: “Ehi, ha ragione lui, dobbiamo farlo così”. Mi ha sempre aiutato alla Ferrari, anche nei momenti difficili. Stefano non ha nemici, ma solo persone che lo rispettano. Spero che porti qualcosa in più in Formula1 per attrarre i ragazzi”. 

Mir, Locatelli e Quartararo, tre veri leopardi che Miodrag Kotur ha avuto il piacere di gestire

Kotur: "Triste vedere la Ferrari lenta, ho tanti amici che lavorano ancora lì"

Che effetto ti fa vedere la Ferrari che non vince?

“Sono triste perché sono un tifoso della Ferrari, non solo perché ho lavorato lì. A sedici anni un mio amico mi regalò una spilla della Ferrari, ero il ragazzo più felice del mondo. E’ ovvio che la vorrei più competitiva. Per i tifosi, per i miei amici che sono rimasti alla Ferrari. I tifosi della Ferrari sono tifosi veri”.

Leclerc le piace, può essere il pilota che fa il Mir di turno?

“Può essere come Mir, anche Leclerc è un ragazzo che ha voglia, che ha la grinta di vincere. Sperando abbia la possibilità di poter battagliare con una macchina competitiva”. 

Hamilton perché vince sempre, è solo la macchina?

“La Mercedes è la macchina migliore, e poi lui è grande campione. Non è facile vincere, vincere ancora, andare contro altri piloti giovani e affamati. Anche lui ha avuto il suo momento di debolezza, dopo la vittoria del primo mondiale. Ha avuto un passaggio a vuoto nella grinta, ma poi gli è passata. E’ diventato un professionista”.

Chi c’è dopo Hamilton? 

“Piloti ce ne sono, Leclerc, Verstappen, ma hanno bisogno di avere una macchina competitiva, e ci vorrà ancora un po’ di tempo”:

E dopo Valentino Rossi?

“Dopo Valentino c’è Mir (ride ndr). Anche Morbidelli, anche la sua è stata una bella stagione, ha saputo gestire a livello mentale le situazioni. Però Valentino è Valentino. Me lo chiedevano anche in Formula 1: cosa ci sarà dopo Schumi? Hamilton, perché i campioni arrivano sempre. Però in MotoGP Mir ha questo carisma che può fare la differenza, è un ragazzo sempre sorridente, molto disponibile con la stampa, con i tifosi. L’Italia, e poi il mondo, si sono messi a tifare tutti per Valentino. In Spagna non so se sarà così”.

 

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