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Mike Hailwood, il ritorno della leggenda al Tourist Trophy

LA STORIA Un whisky la sera prima delle prove. Il cambio a sinistra. Tornava alle corse in moto dopo la parentesi automobilistica. Era il primo anno in cui il TT non aveva validità mondiale e, ovviamente vinse

News: Mike Hailwood, il ritorno della leggenda al Tourist Trophy

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All’aeroporto di Ballasalla venne a prendermi, in quel lontano giugno del 1978, John Brown, un rubizzo e simpatico giornalista inglese che fu il mio Virgilio sull’Isola.

Il paragone con Dante non vi sembri eccessivo: la prima fermata fu su un tratto di strada immerso fra gli alberi.

“Perché ti sei fermato in mezzo alla strada, John?”, domandai.

“Hello!”, disse John guardando dapprima a sinistra e poi a destra. E subito dopo un brevissimo silenzio, come spiegando ad un bambino una cosa ovvia.

“Dillo anche tu, Paolo. Dobbiamo salutare le Fate. Se vuoi ritornare sull’isola devi fartele amiche e quindi salutarle. Siamo sulla loro isola”

Capii allora dove mi trovavo, perché naturalmente conoscevo la leggenda. Così ripetei “Hello!”.

John non aveva aggiunto che quel ritornare includeva, “vivo”, ma questo lo capii poco più tardi.

Quel tratto di strada, ovviamente, era un ponte, anzi il ponte: Fairy Bridge. E mi trovavo lì perché  il grande Marcello Sabbatini, allora direttore del neonato settimanale motosprint, nato da una costola di Autosprint, aveva deciso di mandarmi non appena saputo del ritorno alle corse di Mike Hailwood.

Di Mike the Bike, da appassionato, sapevo tutto ovviamente ma non mi ci ero mai trovato faccia a faccia, non lo avevo mai visto correre dal vivo, al contrario di Agostini, uno dei suoi grandi rivali. Anche del TT avevo sentito parlare, ma  proprio quell’anno aveva perso validità mondiale, per la guerra che gli fecero soprattutto Barry Sheene ed Ago, dopo la morte di Gilberto Parlotti. Per questo era la prima volta che sbarcavo all’Isola di Man.

Per me, che avevo iniziato a seguire il motomondiale solo l’anno prima, a Silverstone, 11esima ed ultima gara del campionato del mondo (il 14 agosto!). Sostituto involontario dell’inviato di motosprint, Giancarlo Galavotti, che aveva avuto un incidente, tutto rappresentava una novità, così non ero particolarmente eccitato. Non più di quanto non lo sia uno studente approdato all’università di conoscere tutte le materie che si troverà ad affrontare. Semplicemente assorbivo tutte le informazioni, una dopo l’altra.

Mi trovavo in quella fase della vita in cui tutto, o quantomeno la maggior parte di ciò che attraversavo, era nuova. Stavo passando, a 24 anni, dai libri e le riviste alla realtà di un motomondiale che in quegli anni era ancora il ‘Continental Circus’.

Il resto del breve viaggio in macchina non fu avaro di altre scoperte. Dappertutto c’erano cartelli che urlavano: “Mike Hailwood, the best rider, and Ted Macauley, the best writer”. Ted, lo conobbi più tardi, era un elegante giornalista, manager ed amico di Mike, che ogni giorno riportava una colonna, mi sembra sul Sun, su Mike The Bike. E poi c’era il tram trainato da cavalli sul lungomare di Douglas e migliaia e migliaia di motociclette, in movimento e parcheggiate.

Fui accolto da quello che ai miei occhi apparve come un maggiordomo vecchio stile del Casinò Palace, dove alloggiavo.Mi spiace non ricordare il suo nome perché durante il mio soggiorno fu una miniera inesauribile di racconti a tema Tourist Trophy, naturalmente. Conosceva tutti i piloti, e poiché l’albergo era il top dell’isola, era in confidenza con tutti i campioni.

Quella sera fui invitato da Franco Farné che di Fabio Taglioni era il braccio destro, dopo cena, al bar, dove incontrai per la prima volta Hailwood. Alternava l’inglese con l’italiano. Anzi, credo che parlasse più spesso la nostra lingua perché i meccanici all’epoca non è che fossero particolarmente poliglotti.

Non ricordo che bicchiere avessi fra le mani, ma Mike sorseggiava Whisky da un bicchierone. Si fecero le due di notte e crollando di stanchezza, dopo il viaggio, mi congedai dalla compagnia: le prove erano la mattina prestissimo.

Non mi svegliai in tempo, e al mio arrivo sulla pitlane ’The Bike’ era già in sella a provare. Quando si fermò Farné, vedendomi che giravo ammirato attorno alla Ducati che era calda come un cavallo da corsa dopo una sgroppata, vedendomi sorpreso nel constatare che il cambio era a sinistra - le moto italiane lo avevano tutte a destra - mi spiegò che dopo l’incidente automobilistico Hailwood non usava molto bene quel piede, così glielo avevano spostato. E poiché aveva anche poca sensibilità e temeva di tenere il freno posteriore azionato, avevano tolto anche la pasticca!

Poi, finalmente, arrivò il giorno della gara: mi appostai a Governor’s Bridge, perché all’epoca un giornalista di moto era soprattutto un fotoreporter e appena sentii il brontolio del bombardone di Borgo Panigale scattai quell’immagine che poi finì in un poster Ducati che qualche tempo dopo vidi appeso su una parete della NCR, l’officina di Nepoti e Caracchi a quei tempi braccio armato della casa bolognese.

Mike Hailwood naturalmente vinse con il giro veloce e il record del tracciato. Battè Phil Read, alla guida di una Honda ufficiale in quella che descrisse come “la mia più facile vittoria al TT”.

Al Tourist Trophy tornai anche l’anno successivo, e anche in quella occasione, Mike The Bike vinse, questa volta a cavallo di una Suzuki 500 RG che ovviamente nei suoi anni ruggenti non aveva mai guidato, il senior TT.

Non lo vidi correre mai più.

Due anni dopo se ne andava in un incidente d’auto, assieme alla figlia Michelle, non per sua colpa. Oggi, anniversario della sua scomparsa, avrebbe avuto 80 anni.

 

Se volete ascoltare Giacomo Agostini parlare di Mike Hailwood, CLICCATE QUI

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