Dovizioso-Pollicino non perde una briciola, ritroverà la strada per Ducati?

Dopo 10 Gran Premi ed 8 vincitori diversi il motomondiale 2020 non ha ancora un volto definito. Si vince e si perde senza logica alcuna, e forse ha ragione Dovizioso che per noi rimane il vero favorito. Come nella celebre fiaba di Charles Perrault, l'importante è non perdersi


Il mondiale che nessuno vuole vincere va avanti, e non ci entusiasma. Intendiamoci però su questa parola: i Gran Premi sono divertenti e combattuti e anche l’ultimo, ad Aragon, non è stato niente male. La vittoria di Alex Rins, il lungo inseguimento di Alex Marquez e la bella, solida, gara di Joan Mir che è il più costante dei piloti in campo visto che ha collezionato 5 podi nelle ultime sette gare, più di tutti, ci hanno offerto un Gran Premio nella norma quanto a spettacolarità.

Il fatto, ma sarebbe meglio dire la stranezza, che sia proprio Mir in testa al mondiale, l’unico a non avere ancora mai vinto un Gran Premio la dice tutta: non è una sfida fra titani.

Ed il fatto che la Suzuki sia tornata a guidare il mondiale 20 anni dopo Kenny Roberts jr, ci fa piacere, ma se ricordate bene anche quella fu una stagione strana: allora la particolarità furono molte gare bagnate, non una stagione compressa e su pochi circuiti, con molti Gran Premi ‘doppi’, come quella di ora.

Poi vincerà chi vincerà, e come sempre sarà una questione di punti, anzi di accumulare punti, ma per noi che guardiamo anche altro i numeri non sono tutto. Non lo saranno mai.

Detto questo l’ottavo vincitore su 10 gare va giustamente acclamato: in pochi lo sanno ma Alex Rins è del posto: a pochi chilometri da Aragon c’è la casa dei nonni, Valdeargolfa, in provincia di Teruel e Alex possiede una stazione di rifornimento vicino al circuito, molto simpatica come installazione perché invece dei marciapiedi ha dei cordoli. E’ una stazione automatizzata e ci siamo fermati spesso a fare rifornimento lì.

Ciò che ci risulta incomprensibile in questo campionato, e in tutta sincerità non ci fa diventare pazzi di entusiasmo, è l’assoluta imprevedibilità dei piazzamenti.

Non ci riferiamo al quarto posto di Maverick Vinales, che è sempre stato un pilota altalenante, bensì alla assoluta mancanza di stabilità nelle prestazioni di alcuni protagonisti. Fra tutti Fabio Quartararo, che quest’anno è il pilota che ha vinto di più - tre Gran Premi - ma anche quello che soffre maggiormente il problema.

Ad Aragon, dopo 4 giri in seconda posizione Fabio ha cominciato ad affondare in classifica sino a scomparire dai radar. La sua discesa agli inferi della classifica è stata rapida e la giustificazione - una pressione errata delle gomme - non ci convince del tutto.

Sia pure: ma da cosa è stata determinata? Un errore umano è sempre possibile, ma se fosse stata una scelta dettata dalle temperature, e quindi una cosa ragionata, due sono i casi: o la sua squadra ha cannato di brutto oppure le Michelin hanno una criticità sulle temperature oltre ogni umana comprensione.

Insomma Fabio Quartararo - 10 pole in MotoGP al suo attivo - non può stupire il sabato e scomparire alla domenica. E’ assurdo ed anche decisamente una brutta cosa per lo spettacolo perché il bello dei Gran Premi è vedere tutti i protagonisti in Full Metal Jacket.

Quest’anno, invece, i vincitori sono tanti non perché c’è un ‘Clash of Titans’ bensì perché alcuni dei protagonisti semplicemente evaporano lasciando libere le prime caselle.

Per questo crediamo che alla fine il più accreditato per la vittoria finale sia sempre Dovizioso. E’ il più costante, costantemente lento ma sempre lì e quando la media punti dell’attuale leader, Joan Mir, è di 12,1 punti a Gran Premio, anche quella di Dovi, 10,6 è un risultato.

Con quattro Gran Premi alla conclusione ed i primi quattro - Mir, Quartararo, Vinales e Dovizioso - divisi da appena 15 punti, con 100 alla conclusione può vincere veramente chiunque. Anche lo stesso Takaaki Nakagami che è a -29 ma è l’unico rimasto dei piloti della massima categoria a non avere nemmeno una battuta d’arresto. Nemmeno una casella vuota. Addirittura Taka ha fatto meglio di Dovi in addirittura quattro occasioni. Pochi punti racimolati ogni volta e come miglior risultato il quarto posto di Jerez 2.

121 punti, dunque per Joan Mir dopo 10 gare. Marc Marquez l’anno passato con gli stessi GP, esattamente a Brno, ne aveva già totalizzati 210, compreso lo zero in classifica di Austin.
L’anno precedente, con due zeri, Marc era a quota 181 e nel 2017, anche qui con due battute d’arresto e due Gran Premi fuori dal podio i punti furono 154.

Allora, ma c’erano ancora 8 GP alla conclusione, Dovizioso si trovava in terza posizione alle spalle di Vinales a -21.
Il ducatista concluse il mondiale quell’anno a -37, vincendo 4 gare nel finale con cinque podi, mentre Marquez fece solo 3 vittorie e sei podi complessivi, ma con un altro zero.

Ecco perché il 2017 fu certamente una occasione sprecata per la Ducati, ma anche quest’anno non si scherza.

La differenza è che allora rimanemmo con il fiato sospeso, oggi invece c’è curiosità, ma la stessa di quando si scopre una carta o si fa rotolare la pallina nella roulette.

La bravura (in questo caso la velocità) non c’entra: il risultato finale, la vincita, dipende dalla fortuna e dall'intelligenza. Che in questo caso, ovviamente, è data dalla capacità di rimanere al tavolo sino alla fine senza commettere troppi errori. Per questo Dovi si è scaldato tanto per l'incomprensione con Petrucci in Q1. Gli aveva fatto perdere un sassolino. Vi (ci) piaccia o no, anche questa è una dote.

 

 

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