MotoGP, Sahara, Suzuki: "ritenevo Mir un vincente, ma non credevo al titolo nel 2020"

"Joan è diventato sempre più forte, si è adattato davvero velocemente. Miglioreremo ancora la GSX-RR anche se lo sviluppo è congelato. Quattro moto in pista? C'è ancora da lavorare"

Share


Suzuki ha archiviato un’annata storica. Il 2020 ha visto la Casa di Hamamatsu trionfare nel campionato piloti, con Joan Mir in sella alla Suzuki GSX-RR, il titolo di miglior team nella classifica a squadre, ma non solo. Suzuki ha celebrato la vittoria del Campionato del Mondo Endurance 2019/2020, conquistando il sedicesimo titolo nella storia della squadra. Terminati i festeggiamenti, proiettati alle stagioni future, il Project Leader Suzuki Ecstar, Sunichi Sahara, ha risposto ad alcune domande commentando i successi ottenuti.

Come ci si sente ad aver vinto il titolo MotoGP quest’anno?

Penso sia miracoloso; il fatto che tutto sia arrivato insieme in questo modo, il fatto che tutto sia arrivato a noi. Suzuki ha vinto il Campionato del Mondo MotoGP e il Campionato del Mondo Endurance ed è tutto accaduto in questo anno speciale che è così storico per noi. Non mi aspettavo di avere dei risultati così fantastici in molte aree, ma d’altra parte abbiamo organizzato la crescita del team, il test team, abbiamo scelto lo staff e i piloti, e continuiamo ad andare avanti così. Il lavoro di squadra è stato eccezionale, e tutti quanto hanno lavorato insieme allo stesso modo. Ci siamo spinti a vicenda ma ci siamo anche supportati gli uni con gli altri, e penso che questo abbia contribuito in grande parte al nostro successo. Abbiamo lavorato duramente per un lungo periodo di tempo per raggiungere questi risultati e questa è un’altra pietra miliare da aggiungere in questa era.

Non sei riuscito a partecipare alla gara di Valencia, eri in Giappone in quel momento; quali sono state le sensazioni lì quando Joan ha conquistato il titolo? Come hanno reagito tutti?

Abbiamo vinto il campionato una settimana prima, abbiamo conquistato un 1-2 come risultato finale con Joan e Alex nella prima gara di Valencia. In quel momento, l’umore era come quello di una grande celebrazione. In seguito, una settimana dopo, abbiamo raggiunto l’ultimo risultato che ci ha fatto vincere il titolo ed è stato surreale! Il mio telefono non ha smesso di suonare per giorni, erano tutti così felici. L’ufficio del reparto corse era pieno di fiori, regali e biglietti!

Come Project Leader, quale è stata la sfida più grande che hai affrontato durante il percorso per arrivare a questo punto?

È strano, perché raggiungere questi risultati prova che non ho dimenticato nulla, non importa quanto fosse piccolo. Perché se tutto quello che abbiamo fatto non fosse stato perfetto e il lavoro tra i vari staff non fosse andato liscio, questo non sarebbe mai potuto accadere. Suona strano da dire, ma io credo che questo sia il caso. Da un punto di  vista tecnico, il pacchetto base della GSX-RR era buono, ma abbiamo avuto bisogno di migliorarlo anno dopo anno, gara dopo gara, pezzo dopo pezzo. Molti dei minuscoli miglioramenti fatti sulla moto hanno fatto sì che l’intero pacchetto fosse più competitivo, quindi è stato un processo minuzioso e complicato ma è stato qualcosa che ci ha fatto conquistare il Campionato Piloti e il Campionato Team.

Molti pensano che il secreto di Suzuki per il successo sia stato il mix tra la cultura giapponese e la cultura europea, con una grande parte del team italiana e spagnola, e una grande fetta giapponese. Cosa ne pensi a riguardo?

Sì! Ken Kawauchi, Davide Brivio, e io abbiamo un  buon rapporto e ci muoviamo nella stessa direzione. Ken controlla il team per la gara e raccoglie tutti i dati e gli appunti che gli vengono richiesti da noi. Poi condivide queste informazioni on me e io creo il programma per dare delle risposte e migliorare le parti per essere più competitivi, posso farlo  lavorando vicino agli ingegneri in fabbrica. Questa combinazione funziona davvero bene e c’è  un’ottima comunicazione tra tutti noi.

Pensando al futuro, cosa pensi che possa raggiungere Suzuki il prossimo anno? Soprattutto con due piloti giovani e competitivi e una moto davvero forte. Cosa ti aspetti?

Adesso lo sviluppo è congelato, quindi il pacchetto della moto è già impostato. Joan e Alex si spingono e supportano a vicenda, sono stati dei compagni di squadra perfetti anche durante una stagione ultra competitiva ed è vero che abbiamo due piloti talentuosi e degni di nota, una buona moto, ma c’è sempre spazio per migliorare. Continueremo a fare dei passi avanti per cercare e per essere migliori e sempre più forti per il prossimo anno per vedere cosa possiamo raggiungere.

Riguardo questo, in quali aree vorresti migliorare?

C’è sempre un margine di miglioramento per quanto riguarda la moto. In fabbrica pensiamo costantemente a cose su cui lavorare e aree da migliorare. Per la moto penseremo all’aerodinamica e al telaio, e anche alcuni miglioramenti sul motore rispettando il regolamenti riguardo lo stop degli sviluppi. Per quanto riguarda i piloti, non importa quanto sia chiaro il loro futuro e quanto siano buoni i loro risultati. Per esempio, dobbiamo ancora lavorare per migliorare il nostro posizionamento sulla griglia di partenza e i risultati in qualifica. Ma siamo comunque felici per il lavoro che hanno fatto finora – devo dire che sono estremamente impressionato dal modo in cui entrambi i piloti abbiano lavorato questa stagione e dei risultati che hanno raggiunto.

Alex Rins ha iniziato la stagione in ottima forma, ma l’infortunio all’inizio dell’anno l’ha fatto retrocedere. Ha avuto la performance che ti aspettavi?

L’infortunio che ha avuto  Alex è stato un peccato, ma si è ripreso al meglio di come ha potuto da questa brutta situazione. Sono soddisfatto dal modo in cu si è rialzato e ha continuato a spingere per raggiungere buoni risultati nonostante l’infortunio. Quando è al 100% è davvero costante e veloce, sappiamo che è capace di lottare per il titolo. Senza questo ostacolo, penso che avrebbe potuto lottare per il titolo con Joan fino all’ultimo momento della stagione. Alex ha uno stile di guida differente da Joan, ma sono davvero vicini in termini di performance.

Joan ha vinto il campionato nonostante fosse considerato un “outsider” o un “perdente”. Ha solo 23 anni e nessuno si sarebbe aspettato da lui di diventare campione del mondo quest’anno. Come vedi i suoi risultati?

Pensando alle interviste che abbiamo fatto insieme in passato, ti dico che ho sempre creduto che Joan sarebbe potuto essere un top rider da subito nella sua carriera. Nonostante questo, anche io non credevo che sarebbe stato capace di farlo quest’anno, pensavo più al 2021! Lui è diventato sempre più forte, si è adattato davvero velocemente. Comunque, noi non abbiamo mai avuto dubbi sul suo potenziale, la sua velocità, o la sua capacità in gara.

Da un punto di vista ingegneristico, Suzuki ha vinto in due discipline importanti quest’anno, ma comunque discipline diverse tra loto. La MotoGP è soprattutto velocità e l’Endurance è soprattutto affidabilità. Come pensi che sia accaduto tutto questo?

C’è così tanta conoscenza e tecnologia dentro le moto Suzuki, e questo significa che fondamentalmente la performance è  forte. Da questo punto di partenza abbiamo costruito il resto del pacchetto, ma il nostro primo obiettivo è sempre la base della moto. Tutto questo viene trasmesso nella produzione della moto e della GSX-RR.

Molti dicono che sia arrivato il momento di avere un team satellite, soprattutto da un punto di vista ingegneristico e da quello dello sviluppo, cosa ne pensi?

È difficile da sapere, perché finora io ho lavorato solo con due moto in griglia. Ma sicuramente è qualcosa a cui stiamo lavorando per il futuro, ci sono ancora molti passi diversi da fare prima di poter arrivare lì. Tutte le altre manifatture nel paddock hanno un team satellite, penso che il nostro momento arriverà. Ad essere onesti, riceviamo molti feedback utili dal nostro test team ormai collaudato. Il contributo dai nostri test rider, Sylvain Guintoli, Takuya Tsuda e Naomichi Uramoto, sono eccellenti e vitali. Ma delle extra informazioni da un team satellite sarebbero ancora più importanti per noi, soprattutto per continuare e migliorare la nostra competitività in futuro.

Infine, hai un messaggio per il team e i tifosi?

Non voglio ringraziare e congratularmi esclusivamente con il team e lo staff, perché anche se sono stati incredibili, questa vittoria e questo successo non arrivano solo dai piloti o dal team in pista, ma dall’intera famiglia Suzuki e da ogni tifoso. Grazie a tutti quanti!

Dal blog Suzuki: di Nicole Facelli

Articoli che potrebbero interessarti