Valia, Ducati: "La vita da tester? Non tutta rose e fiori, ma è magnifica"

Il tester che indirizza lo sviluppo delle rosse stradali di Borgo Panigale: "Quando sei un pioniere di una nuova tecnlogia, può succedere di tutto. Se amo le vecchie Ducati? Ho dei ricordi bellissimi della 998s e della 999 SBK"

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Alessandro Valia è stato ospite di una nostra diretta, rispondendo alle tantissime domande degli appassionati ed aiutando a comprendere a fondo quale sia il lavoro che svoge un tester come lui. Valia ha corso e vinto in Superstock in sella ad una 998s del team ROX, ed è poi stato coinvolto da Ernesto Marinelli nel progetto della 999 SBK che vinse al debutto l'iride con Neil Hogdson. Da allora è diventato il punto di riferimento di Ducati per lo sviluppo, ha aiutato a sviluppare il Desmosedici Stradale, il V4 ereditato dalla MotoGP. 

Tanti immagino che la sua giornata lavorativa sia da sogno, spesa ininterrottamente in sella a qualche splendida moto su una bella strada di montagna oppure tra i cordoli di una pista. Valia ci ha spiegato nel corso della nostra bella chiacchierata che la realtà è un po' nel mezzo da questo punto di vista e che non è necessariamente tutto oro ciò che brilla parlando della vita da tester. 

"Fare il collaudatore per me è il lavoro più bello del mondo. Come farebbero tutti i motociclisti, mi sveglio la mattina felice magari di andare a girare al Mugello con moto come la Ducati Superleggera o la SBK. Magari con qualche nuovo progetto. Però ci sono anche dei giorni in cui non ti senti molto in forma e devi lo stesso accumulare chilometri o anche quando ad esempio devi iniziare a sviluppare un controllo elettronico nel quale si è magari pionieri. Come nel caso dell’ABS cornering".

Sviluppare nuove tecnologie è un pelo rischioso?

"Ricordo la prima volta che usammo l'ABS Cornerign, ormai 9 anni fa. Provai un primo prototipo in Bosch del sistema e mi dissero che potevo frenare a moto piegata come se non ci fosse un domani. Diciamo che per un motociclista, sappiamo che non è una cosa affatto naturale, ti devi forzare a farlo. Dopo mezza giornata in cui ci provavo, decisi di frenare davvero forte. Alla seconda frenata feci un bel volo e da lì, ricostruire la fiducia non è stato facile. Posso dire che negli anni successivi di sviluppo del sistema, non mi è mai più capitato di cadere. Noi poi sulla Panigale V4 abbiamo l’unico ABDS only front cornering e si tratta di un sistema in cui abbiamo alzato davvero l’asticella per aumentare le prestazioni in pista". 

VALIA IN SELLA ALLA DUCATI SUPERLEGGERA V4

Nella tua carriera di tester quali sono state le innovazioni che più ti hanno colpito?

"Secondo in termini di sicurezza l’ABS Cornering ed il controllo di trazione sono le due cose che hanno davvero fatto fare un grande passo in avanti alle moto. Anche l’antiwheeling, che può evitare il ribaltamento in certe situazioni. Sulle moderne Ducati c’è tantissima elettronica, ognuno può letteralmente cucirsi addosso la moto attraverso tanti parametri di customizzazione elettronica. Secondo me ci sono solo benefici per chi sale su una Panigale V4 venendo magari da una moto meno evoluta". 

Passare dall'essere un pilota all'essere un tester, davanti a che tipo di sfida ti ha messo?

"La sensitilità per diventare un collaudatore richiede di passare tanti km in sella. Devi poi conoscere la dinamica del veicolo e devi anche calarti nei panno dell’utilizzatore medio. Quando facevo il pilota, usavo il gas come se fosse un interruttore. Invece un utilizzatore medio lo usa in modo molto diverso ed è la cosa da imparare. Devi oggettivare le sensazioni, imparare a lavorare con l’acquisizione dati. Serve per imparare a dialogare con gli ingegneri, che parlano il linguaggio dei numeri. E’ importante conoscere la tecnica, la dinamica del veicolo e studiare per rendere oggettivo il proprio feeling". 

Per fare tanti chilometri in sella, fai un allenamento specifico?

"L’allenamento fisico di un tester è molto simile da un certo punto di vista a quello di un pilota. Si cerca di allenare la forza resistente. Io faccio un lavoro misto aerobico ed anaerobico, per mantenere il battito cardiaco sempre molto elevato, perché nelle lunghe sessioni in pista serve questo. Sicuramente non si usano troppi pesi, perché quelli fanno massa e poi appesantiscono". 

Valia: "Il progetto più emozionante? La Superleggera V4, davvero vicina alle MotoGP"

Tra i tanti progetti che hai sviluppato con Ducati, quale ti ha fatto emozionare di più?

"Il progetto della Superleggera V4 è stato davvero molto avvincente. Claudio Domenicali la definisce la materializzazione di un sogno, a

VALIA A COLLOQUIO CON UN INGEGNERE DUCATI

livello ingegneristico è un oggetto realizzato con componenti e materiali esotici come carbonio e magnesio. Il tutto per aumentare le prestazioni e per regalare emozioni fortissime nella guida. Si tratta di una moto che va davvero vicino alle prestazioni di una MotoGP, in primis per potenza e anche dal punto di vista dell’aerodinamica. Usa le ali della Desmosedici GP16, che generano un carico verticale di 50 kg a 300 km/h. Si tratta del pacchetto più efficiente che c’era in Ducati e dobbiamo pensato di usarlo sulla Superleggera. Durante le prove a Portiamo ad esempio, sullo scollamento del rettilineo dei box, lei a 270 km/h è come se andasse su un tratto piano. Quando l’ho provata la prima volta ero preoccupato in quel punto, perché con tanta potenza è normale che la moto impenni. Lei è rimasta ancorata, copiando perfettamente lo scollinamento. Stessa cosa a Misano, nel curvane lei frena tardissimo grazie al suo carico così elevato. Secondo me è anche più facile da guidare, pur essendo così prestazionale. L’anteriore sembra un aratro". 

Hai iniziato la tua carriera in Ducati quasi venti anni fa. Che rapporto hai con le moto di quell'epoca?

"Le vecchie Ducati sono ovviamente nel mio cuore. Io ho vinto il campionato italiano Superstock con la 998s del team Rox, ho sviluppato la 999 da Superbike. Sono moto che ho nel cuore, sono legate a ricordi importanti della mia carriera. Lo sviluppo della 999 factory SBK mi ha fatto iniziare la mia carriera da collaudatore. Ricordo che nel 2003 mi chiamò Ernesto Marinelli, che all’epoca era responsabile dello sviluppo della SBK. Hodgson quell’anno vinse il mondiale al debutto, quindi ho bellissimi ricordi, è stata una moto stravincente". 

Chiudiamo con una curiosità. Provi mai moto della concorrenza? Qualche volta sei rimasto colpito da un prodotto di qualche Casa rivale?

"Ovviamente si, lo facciamo. Dobbiamo fare una fotografia anche di quello che fa la concorrenza, dobbiamo confrontarci con loro. Viviamo in un libero mercato, come fanno anche i nostri competitor siamo curiosi di scoprire cosa fanno. Magari anche scoprire se lavorano meglio di noi in certe aree. Ad esempio nella categoria SBK tutti i competitor hanno moto ad altissimo livello, quindi non posso dire che ce ne sia una che non funzioni bene. Mi ha stupito quando per la prima volta ho guidato delle Harley Davidson, all’epoca dello sviluppo della prima Diavel. Per me fino a quel momento erano moto non moto, una sorta di cancello con le ruote. Mi sono dovuto ricredere, perché entrando in quel mondo ed in quella filosofia, ho capito che c’è tanto di buono anche in quelle moto". 

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