MotoGP, Nava: "Bautista? un pilota intelligente, il podio è un piccolo premio"

Parla il capotecnico di Alvaro: "salire sul podio arrivando a 2"5 dal primo è un buon risultato. Lo sforzo di Honda è costante, servono tempo e chilometri affinché Leon e Alvaro ci dicano se le modifiche funzionano”

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Una delle caratteristiche dei piloti è quello di essere più affezionati al proprio ingegnere di pista che…alla fidanzata, ed è comprensibile. Alla capacità di capirsi, a volte, con un solo sguardo o con poche parole è legato la riuscita di una qualifica o della gara stessa.

Per questo motivo Alvaro Bautista è passato dalla MotoGP alla Superbike, dall’Aprilia alla Ducati sino alla Honda con al fianco sempre Giulio Nava.

Nava, reduce dal primo podio della Honda ad Aragon, è dunque la persona ideale per commentare il risultato di Bautista di domenica scorsa.

“Il punto positivo da cui possiamo ripartire sono le prestazioni in gara, perché salire sul podio arrivando a due secondi e mezzo dal primo non è la stessa cosa di farlo arrivando a 20 perché sono caduti dei piloti davanti a te o sotto la pioggia. È stata una gara ‘vera’, senza cadute, quindi ci siamo guadagnati tutto quello che abbiamo portato a casa. È stato il primo passettino dopo tutto il lavoro fatto, nei box e soprattutto in Giappone ”.

Provando la CBR-RRR stradale tutti i tester sono stati colpiti dalla rapportatura molto lunga, è stata una scelta fatta per la SBK, dove il cambio non può essere modificato?

“Una rapportatura più lunga aiuta l’utente stradale nella gestione della potenza, e aiuta noi in pista in rettilineo. Sicuramente il motore è uno dei nostri punti di forza, si vede anche guardando le gare, così come il telaio. È chiaro che, essendo il primo anno, ci vuole un po’ di tempo per amalgamare il tutto. Sicuramente il Covid non ci ha aiutato e quindi ne servirà di più di quanto ci si aspettava, ma fare un podio alla quarta gara dimostra la bontà del progetto”.

Nava: "In SBK non si possono fare grandi cambiamenti come in MotoGP, solo piccoli passi"

Rispetto alla prima volta in cui la CBR è scesa in pista, quanto è cambiata la moto, considerati anche i limiti imposti dal regolamento della SBK?

“Il telaio deve rimanere di serie, anche se si può saldare delle parti aggiuntive per modificarne un po’ la rigidezza, mentre il forcellone può essere sostituito, noi ne usiamo uno diverso rispetto a quello di serie. Poi ci sono tante piccole cose su cui lavorare, come le piastre di sterzo o i cuscinetti. Ci arrivano costantemente tante piccole cose, perché in SBK non sono permessi grandi cambiamenti come in MotoGP. Quindi si continua a lavorare su quei componenti dove è possibile intervenire facendo passi più o meno grandi seguendo le indicazioni del pilota. Lo sforzo di Honda è costante, ma servono tempo e chilometri in pista, perché servono piloti come Leon e Alvaro per spremere la moto e capire se le modifiche funzionino”.

C’è comunque un test team in Giappone.

“I nostri piloti fanno determinate richieste, in HRC analizzano i dati, propongono delle soluzioni che provano con i loro collaudatori e poi ce le mandano. È lo stesso stile che usano in MotoGP, la differenza è che in SBK si è più limitati negli interventi”.

Nava: "Il podio è un piccolo passo nella giusta direzione"

Un podio dopo quattro gare ti fa dire di essere dove ti aspettavi?

“Secondo me abbiamo fatto un piccolo passo nella giusta direzione e abbiamo ricevuto un piccolo premio per il lavoro fatto sia in Giappone che in pista. Chiaramente non abbiamo raggiunto il nostro obiettivo finale, ma un podio dopo quattro gare rende abbastanza soddisfatti del lavoro fatto, logicamente  non si deve e non si può fermarsi qui”.

Tu e Bautista siete arrivati in Honda in coppia da Ducati, quali sono i punti di forza di Alvaro e quali di voi due come squadra?

“Tra capotecnico e pilota si viene a creare un rapporto di empatia. Ci sono delle situazioni in cui, solo guardando Alvaro, capisco se è il momento di forzare qualcosa o invece stare fermo, non è una questione di tecnica ma di fiducia.  Perché tante volte non è solo il lato tecnico a fare la differenza, ma anche la convinzione che il pilota ripone in quella determinata modifica”.

Nava: "Alvaro è tecnico, capisce la moto, ma non vuole fare l'ingegnere"

Bautista che tipo di persona e di pilota è?

“È un pilota tecnico, nel senso che capisce quello che succede sulla moto, ma non vuole fare l’ingegnere. Non mi dice mai cosa fare nelle specifico, ma spiega come si comporta la moto in maniera molto precisa e poi siamo noi ingegneri a dovere trovare una soluzione per il problema. Io ho lavorato con Alvaro in Aprilia, poi in Ducati e infine in Honda quest’anno, lui ha una grande sensibilità quindi riesce a dirti cosa gli serve per andare più forte. Questo è un vantaggio, perché non ha bisogno che il compagno di squadra o il collaudatore o gli ingegneri indichino delle soluzioni per i suoi problemi, lui sa cosa gli serve per andare più forte e questo è il punto più positivo di lavorare con lui. Inoltre, grazie alla sua esperienza e al suo carattere, è una persona molto tranquilla, quindi anche nei momenti più critici riesce a rimanere calmo e a trasmettere questa sua tranquillità agli altri. Avere all’interno del box un pilota con una qualità del genere, anche quando succedono degli imprevisti, aiuta tutti. Se devo riassumere tutto in una parola, dico intelligenza perché riesce a capire quello che deve fare per aiutare se stesso e gli altri”.

Nava: "I V4 e i quattro in linea si usano in modo diverso: il pilota intelligente si adatta"

Come descriveresti la differenza tra Honda e Ducati? A parte che tecnicamente il V4 viene scelto in MotoGP perché permette una serie di soluzioni che possono essere estremizzate nelle corse, come il volano esterno, che però in SBK non è permesso.

“La differenza più grande sta nel motore. Uno è un 4 cilindri in linea, quindi richiede un assetto e una guida diversi da un V4. Una certa moto ti richiede determinate cose, perché i due motori si comportano in modo diverso, poi c’è il pilota. Può avere uno stile che si adatta bene e il risultato è positivo, può non adattarsi ed è negativo, oppure c’è il pilota intelligente che fa un mezzo passo verso le caratteristiche di quella moto e intanto l’azienda lavora per venirgli incontro”.

Nava: "La Honda CBR 1000 RR-R è già una buona moto fuori dal concessionario"

La CBR sta andando forte in BSB e anche nell’Endurance, per una moto al debutto il potenziale sembra essere alto.

“Se prendi la moto dal concessionario e la porti in pista il livello di base è molto buono. Nel BSB non sono permesse tutte le modifiche concesse in SBK. Noi stiamo costruendo su questa buona base, ma i nostri avversari hanno anni di esperienza, mentre noi sei mesi. In Giappone continuavano a lavorare anche nei mesi di stop per il Covid, nonostante i problemi che ci sono stati anche li per questa situazione, ma finché Alvaro e Leon non provano in pista, non hai la cartina tornasole”.

Per quanto riguarda i motori, ci sono problemi di affidabilità?

“Per ora la situazione è normale, non abbiamo tolto giri”.

In quali circuiti pensi che la CBR potrà adattarsi meglio?

È una moto che può andare bene su tutte le piste. Logicamente ad Aragon siamo partiti più a posto perché avevamo fatto dei test in precedenza, ma il risultato di domenica è stato il frutto dei piccoli miglioramenti fatti a Phillip Island, Jerez e Portimao. Non c’è un circuito che sia come, per fare un esempio, quello che era Phillip Island per Stoner, dove poteva vincere con qualsiasi moto. Noi stiamo facendo un passo in avanti alla volta e questo produce il risultato finale”.

 

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