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Le moto più affascinanti della storia del cinema

Molte volte nelle pellicole hollywoodiane sono state utilizzate le nostre fidate compagne a due ruote. Ma quante sono rimaste davvero nella storia?

Cinema: Le moto più affascinanti della storia del cinema

Le moto sono sempre state molto amate dalle parti di Hollywood e molto spesso la fabbrica dei sogni ci ha regalato delle immagini a dir poco iconiche, ponendo la stessa moto al centro della scena, scalzando di fatto fior di attori dal ruolo di protagonista. L'ha fatto perché nella moto si possono riconoscere una serie di significati che vanno ben oltre il semplice ruolo di mezzo di trasporto.

Non potrebbe essere altrimenti con un mezzo meccanico che trasuda voglia di libertà da ogni singola vite o bullone. Un mezzo in grado di rappresentare meglio di qualsiasi altro il senso stesso della velocità, della capacità di sognare. Sfuggire alle regole, superare i limiti. Tutti argomenti che nel cinema la fanno semplicemente da padrone.

In questa nostra lista abbiamo cercato di condensare il meglio del meglio, ma non con l'idea di fare una sorta di classifica. Non si tratta di stabilire quale sia stata la moto più bella o la più veloce della storia del cinema. Si tratta piuttosto di trovare quale fosse la moto perfetta per quel ruolo, per quella pellicola. La moto perfetta per la scena perfetta, in grado di restare scolpita nell'immaginario collettivo al pari di qualche battuta celebre che ognuno di noi saprebbe recitare a memoria. D'altra parte, ognuno di noi ha visto cose che voi umani non potreste neanche immaginare.

Easy Rider - Due Harley per tagliare gli Stati Uniti

DENNIS HOPPER E PETER FONDA IN EASY RIDER

La nostra rassegna non può che partire dalla mitica pellicola del 1969 firmata da Dennis Hopper e interpretata magistralmente dallo stesso Hopper, da Peter Fonda e da uno sfavillante Jack Nicholson, all'epoca ancora imberbe eppure candidato all'Oscar. Da tantissimi è stato definito il Biker Movie per eccellenza ed il motivo è molto semplice. Chiunque ha scolpite nella mente le immagini dei due Chopper Captain America e Billy Bike, mentre al tramonto solcano una lingua di asfalto scavata nel deserto della California.

Easy Rider offre una fotografia nuda e cruda di tutte le grandi contraddizioni degli Stati Uniti alla fine degli anni 60'. Il mezzo perfetto per descrivere tutto attraverso un viaggio, erano proprio le due Harley Davidson dei protagonisti. Nell'immaginario collettivo i Bikers erano i veri ribelli, gli anticonformisti. La moto solo un mezzo per affermare un'idea, una volontà di cambiare magari le regole o piuttosto di non dover sottostare ad una società poco aperta ai cambiamenti. C'era stato Martin Luther King, c'era stato Kennedy. Ma sotto una superficie apparentemente rinnovata, covava la diffidenza.

Il viaggio tra Messico, California e New Orleans doveva rappresentare il cambiamento e forse anche di più l'impossibilità di realizzarlo. La morte dei due protagonisti del film, del tutto priva di significato, esprime proprio questo. L'incapacità di cambiare davvero. Le due Harley resteranno per sempre il vero grido di libertà di un'intera generazione, illusa da tante promesse, delusa da una realtà cinica e indifferente.

Top Gun - La Kawasaki veloce quanto un F14 Tomcat

LA KAWASAKI GPZ 900 DI MAVERICK IN TOP GUN

La pellicola targata 1986 ha consegnato Tom Cruise all'Olimpo delle stelle di Hollywood, ma ha fatto la stessa cosa anche con la Kawasaki GPZ900 che Maverick, alter ego di Cruise, utilizza nel film. La sportiva giapponese serviva per rappresentare la voglia di infrangere ogni limite per Maverick, anche quando era ancora a terra e non in volo su un F14 decollato dalla base di Miramar. 

Il compito fu centrato perfettamente, perché quella che all'epoca era universalmente nota come una delle moto più veloci al mondo diventò immediatamente il simbolo stesso della velocità su due ruote. Tutti ricordano la scena in cui Maverick sfida virtualmente un caccia in accelerazione, come tutti ricordano il rombo cupo del 4 cilindri di Akashi mentre il pilota sfila all'orizzonte. Scene che hanno fatto innamorare un'intera generazione della prima vera Ninja. Questo è forse stato l'esempio migliore di moto perfetta per la scena perfetta.

Come ormai noto, Cruise sta lavorando al sequel della pellicola originale e coprotagonista su due ruote di Maverick, sarà nuovamente una Kawasaki. Questa volta sarà la diretta discendente della GPZ, ovvero la H2R (leggi QUI). Un modello che meglio di qualsiasi altro rappresenta la velocità pura oltre ogni cosa.

Indian - Quanti cilindri sacrificati agli dei della velocità per Burt Munro

BURT MUNRO, QUI INTERPRETATO DA ANTHONY HOPKINS, AL FIANCO DELLA SUA INDIAN

Se non avete ancora visto "Indian, la grande sfida", dovete provvedere immediatamente. Stiamo parlando di un vero must per gli appassionati di motociclismo, che non potranno fare altro che amare l'incredibile forza di volontà del neozelandese Burt Murno. La storia è semplice: il tranquillo Burt conduce una vita tranquilla nella sua amata Nuova Zelanda, coltivando ogni singolo giorno della stessa il sogno di andare a Bonneville e stabilire un record. Non vuole essere l'uomo più veloce al mondo su due ruote, sa di non poterlo fare. Ma vuole che la sua creatura, la sua Indian che negli anni ha curato, cesellando ogni singolo cm della moto, sia l'Indian più veloce della storia.

L'intera pellicola è un inno alla passione, alla perseveranza e soprattutto alla velocità. Una vera ossessione per Burt, che con la sua semplicità seduce gli animi di chiunque abbia la fortuna di incrociare il suo cammino. Per tutto il film, la fedele Indian sembra quasi rispondere all'amore di Burt, restituendo velocità, emozioni. Lo ripaga per i suoi continui sforzi, lo aiuta a realizzare il suo sogno.

In una scena del film, c'è immortalata una libreria nella casa-garage di Munro, che ospita una serie di pistoni rovinati. In alto una scritta, che farebbe commuovere anche un motociclista dal cuore di pietra: "Sacrifici al Dio della velocità". Non è pura poesia?

Matrix Reloaded - L'inseguimento più folle della storia grazie alla Ducati 996

Qui non si tratta di poesia, né di sogni. Anzi, forse di sogni si, visto che stiamo parlando di Matrix Reloaded, seconda pellicola dei (all'epoca) fratelli Wachowsky ambientata nell'onirico mondo creato dalle macchine per ingabbiare la mente degli uomini. Stiamo parlando della scena in cui Trinity deve fuggire ai perfidi Agenti per trarre in salvo il Mastro di chiavi, personaggio curiosamente indispensabile per salvare Zion, l'ultima città degli uomini.

Il tutto si svolge molto velocemente, ma chiunque ricorda il celebre inseguimento, le manovre incredibili che Trinity mette in opera in sella ad una favolosa Ducati 996. Il tutto condito anche dal sound perfetto del bicilindrico di Borgo Panigale, particolare da non trascurare perché negli anni, tantissimi tecnici del suono si sono divertiti a mettere il rumore di una 4 cilindri al posto del rombo di un 2, facendo storcere il naso a qualsiasi motociclista in sala.

Invece in Matrix Reloaded la Ducati 996 romba come dovrebbe fare, piega oltre le leggi della fisica, compiendo manovre spesso improbabili. Eppure la grazia di Trinity, la consapevolezza che il tutto si sta svolgendo in un mondo virtuale ed una serie di trovate nelle inquadrature che rendono il tutto a dir poco spettacolare, ci ha regalato forse una delle scene più belle con protagonista una moto nella storia del cinema. Tanto che Ducati decise di produrre e vendere in seguito una 998 versione Matrix, caratterizzata dal colore verde petrolio usato per la moto del film. 

Tron - Le moto saranno un fascio di luce?

LE MOTO CHE IN TRON SI SFIDAVANO NEL MONDO VIRTUALE

L'ultima moto di questa rassegna non è reale e forse non lo sarà mai, ma ha disegnato per anni quella che sarebbe stata la moto del futuro. Nella pellicola del 1982, che fu una vera rivoluzione nel mondo del cinema per l'utilizzo della computer grafica in un modo assolutamente innovativo, compare in un'arena virtuale una splendida rappresentazione di quello che potrebbe essere il motociclismo di un futuro molto remoto.

Mezzi che sfrecciano a velocità impossibili, disegnando traiettorie che infrangono qualsiasi legge della fisica. Non ha senso? I sogni spesso non ne hanno, e quelle moto che lasciavano alle loro spalle un fascio di nitida luce, hanno popolato per anni i sogni di tanti. Anche nel film Tron, ambientato all'interno di un computer, la moto trova il modo di esserci, firmando la voglia di sfida, la necessità di velocità dei protagonisti. 

Nel sequel Tron Legacy targato 2010, la tecnologia ha anche permesso di rappresentare in modo ancora diverso e molto più accurato, ma la versione primordiale del 1982 resterà per sempre la più affascinante.

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