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SBK, Tatia Rea: mio marito è più veloce da papà

Parla la moglie del campione: "È maturato molto negli ultimi due anni. Mettere su famiglia lo ha aiutato"

Si dice che dietro ogni grande uomo ci sia una grande donna. Nel caso di Jonathan Rea, risponde al nome di Tatia. La dolce metà del nuovo campione del mondo SBK ha forse più familiarità con il “profumo” di gomme e benzina che le fragranze dei grandi stilisti.  Frequenta il paddock delle derivate di serie da molti anni, prima come addetta stampa e poi semplicemente come compagna del nordirlandese che, a Jerez, ha coronato il sogno di una vita.

Johnny voleva vincere la gara, ma questa mattina, prima della partenza, non abbiamo parlato di risultati – ha raccontato – Non gli piace fare il passo più lungo della gamba, è un po’ superstizioso. Non ci siamo detti nulla di particolare. Prima della partenza, l’ho salutato dicendogli ‘vai e fai il tuo lavoro’”.

La stragrande maggioranza dei piloti ha rituali specifici, da seguire in maniera quasi religiosa prima delle gare. Nel caso di Rea e consorte, la routine è abbastanza semplice.

“Lo vedo, gli do un bacio, e gli dico ‘fai quello che sai fare meglio’ – ha spiegato l’australiana, nativa di Phillip Island – Non mi piace augurargli buona fortuna, penso che se la sappia creare da solo”.

Alla settima stagione a tempo pieno in SBK, Rea ha finalmente chiuso il cerchio di una carriera ricca di successi così come, negli anni passati, di infortuni e momenti difficili. Molti hanno sempre sostenuto che, se messo nelle condizioni ideali, avrebbe potuto vincere il titolo. Casualmente, forse, la definitiva consacrazione del 28enne di Larne ha coinciso con la paternità. Il figlio Jake è nato lo scorso anno, che era stato il migliore di Rea come posizione nella classifica finale (3º), e a fine ottobre la coppia farà il bis.

“Negli ultimi due anni in particolare Jonathan è cresciuto molto, sia come persona che come pilota – ha osservato la moglie – Ha imparato a lavorare entro confini precisi, nei limiti della moto. Ci vuole tempo per qualsiasi atleta per arrivare alla maturità. Credo che la paternità lo abbia aiutato. Abbiamo un figlio meraviglioso, facile da gestire, che ama girare il mondo e seguire il papà nelle corse. Appena si toglie il casco e la tuta, Jonathan fa semplicemente il padre, ed è molto orgoglioso di nostro figlio”.

Durante la gara, Tatia ed il piccolo Jake sono stati incollati ai monitor nei box Kawasaki. La mamma era visibilmente più nervosa del piccolo.

“È da inizio settimana che ripete ‘papà diventerà campione’ – ha raccontato – Io gli dicevo, speriamo. Allora lui esitava, e lo ripeteva con un sorriso. Io di solito non guardo gli schermi perché temo una caduta o un infortunio, ma oggi ero semplicemente soverchiata dalle emozioni”.

La famiglia risiede sull’Isola di Man, anche se vi trascorre praticamente solo la pausa invernale. Curiosamente, i trofei di Rea non sono custoditi in casa, ma in un garage che il pilota chiama la “man cave” (caverna dell’uomo), insieme a moto da cross, tute e caschi. “Ma per quello del titolo faremo un’eccezione, ho già fatto realizzare uno spazio apposito e lo terremo in casa”, ha aggiunto con una risata Tatia. Come darle torto?

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