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MotoGP, Rossi e Lorenzo, fuoco alle polveri

A Silverstone Valentino dovrà impedire la fuga del maiorchino, e Marquez è in agguato

Meno 7 Gran Premi al termine e davanti a sé la gara più dura. Domenica si correrà a Silverstone, “la pista che più mi preoccupa fra quelle che restano”, l’aveva definita Valentino a Brno. In Repubblica Ceca si era appena consumato il recupero di Lorenzo nei suoi confronti. Una gara nello stile del maiorchino, davanti dalla prima curva e poi in fuga girando su tempi insostenibili per tutti gli altri. “Sono arrivato secondo ma almeno sono ancora vivo”, aveva commentato ironico Marquez.

Rossi ora deve reagire. Prima di Brno si era posto un obiettivo: “devo migliorare in prova e qualifica”, traguardo raggiunto con la prima fila che però non è poi servita a molto. Dopo l’undicesimo podio della stagione aveva rilanciato, “ora bisogna andare più veloci” le sue parole accompagnate da un sorriso. Perché la soluzione a tutti i problemi è lapalissiana ma per nulla facile da mettere in pratica.

Non quando Jorge guida come vuole e “la Yamaha è migliorata, le gomme mi piacciono e sono in grande forma fisica e mentale” era stata la sintesi del maiorchino che suonava come una minaccia indirizzata agli avversari. Soprattutto ora che c’è Silverstone, il GP di Gran Bretagna si corre sul circuito del Northamptonshire dal 2010 e su cinque edizioni Lorenzo ha vinto tre volte.

E Rossi? L’Inghilterra gli ha dato ben poche soddisfazioni negli ultimi anni ma nel 2014 era arrivato il primo podio, anche se con un ritardo importante dal vincitore. Per il Dottore sarà una delle prove più importanti perché non può permettersi di fare scappare Lorenzo e lasciare che la fiducia aumenti. Del resto, già dopo Barcellona si era trovato in una situazione simile, Jorge era ad appena un punto e riuscì a distanziarlo nuovamente. Vero anche che dopo la Catalogna sarebbero arrivate Assen (pista amica) e il Sachsenring (a favore di Honda), mentre ora l’impresa è più difficile.

Anche perché i due della Yamaha non sono soli. Innanzitutto c’è Marquez che ha 52 punti di ritardo da loro - e quindi la corsa al titolo è compromessa - ma può correre da cane sciolto e rubare punti ora a uno, ora all’altro. E’ successo nelle ultime due gare, a Indianapolis vincendo ha fatto un favore a Valentino, ma a Brno arrivandogli davanti ha giocato contro. Marc non ha nulla da perdere e può concentrarsi solo sulla vittoria, con la speranza che gli avversari diretti commettano qualche errore per rilanciare il suo inseguimento.

Il campione del mondo non è l’unico pilota da cui guardarsi. Pedrosa e Iannone possono rivelarsi altre due gatte da pelare e in Repubblica Ceca lo hanno dimostrato. Se Andrea non avesse avuto un guaio al motore e Dani non fosse caduto infortunandosi il piede, avrebbero potuto lottare con Rossi per l’ultimo gradino del podio e soffiargli punti importanti. Poi c’è Dovizioso, un altro che può stare con i migliori.

In questo momento l’unica strategia è ragionare pista per pista” il piano del Dottore. Non si può fare altro quando non c’è margine e ogni fine settimana fa storia a sé. “Se c’è un posto dove può piovere, quello è Silverstone”, aveva ricordato Lorenzo. Un’altra variabile, come se quelle in campo non bastassero.

Magari la Gran Bretagna regalerà il primo duello fra Valentino e Jorge, quello che ancora manca dopo tante sfide a distanza.

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