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SBK, La maledizione di Stoner: essere il più veloce

Problema tecnico od errore di guida? La caduta di Casey come sempre farà discutere

La caduta di Casey Stoner nei primi giri della sua 8 Ore di Suzuka alla guida della CBR1000RRW darà vita, ne siamo sicuri, ad un sacco di polemiche.

I suoi detrattori ricominceranno a chiamarlo Rolling Stoner, dimenticando che i cavalli da corsa, quando smettono di correre, non diventano mai cavalli da tiro. I migliori vengono avviati alla riproduzione, perché hanno nelle vene la velocità e non possono fare null'altro. Passano il resto della loro vita, godendosela e ricordando le folli galoppate vincenti negli ippodromi.

In un certo senso, se ci perdonate il paragone, è il destino di Casey, ingiustamente criticato per la sua passione per la pesca, che ha l'unico invonveniente di essere un hobby troppo tranquillo per tacitare definitivamente il demone della velocità. Un tizzone ardente che evidentemente a più di due anni dal ritiro cova ancora sotto le braci.

L'australiano, del resto, non ha fatto nulla per spegnerlo, tutt'altro. Lo ha tenuto vivo con i test alla guida della RC213V e, infine, accettando la proposta di Shuhei Nakamoto di correre la 8 Ore di Suzuka. Sposata subito senza pensare alla differenza fra galoppo e trotto perché a quel punto 'the need for speed'  era diventato un fuoco divampante, tanto che pochi mesi fa Casey si era proposto per sostituire l'infortunato Dani Pedrosa.

Ecco, forse, l'errore della Honda è stata quella di non accontentarlo (per non dispiacere Marquez). Se avesse potuto correre un paio di Gran Premi Stoner certo si sarebbe sfogato. E se avesse corso non per vincere (ci crediamo poco ma così lui ha detto) avrebbe potuto abituarsi a non essere...Stoner. Invece grazie alla HRC Casey si è ritrovato a Suzuka a dover nuovamente interpretare sé stesso. Il pilota superveloce che è stato e, che probabilmente è ancora.

Obbligato a vincere. Addirittura favorito, dopo che nelle prove ha inflitto ai suoi compagni di squadra distacchi imbarazzanti.

Sappiamo poi come è andata a finire: Stoner è caduto. Inizialmente ha dato la colpa all'acceleratore, rimasto bloccato. Nel comunicato ufficiale però del problema non c'è traccia. Comprensibile visto che l'HRC fu accusata della morte di Daijiro Kato proprio per un problema simile.

Sia stato costretto a fornire una scusa diversa o meno, Casey è caduto nella corsa in cui è l'ultima cosa che si deve fare. Ovviamente era in testa alla gara, con più di cinque secondi di vantaggio.

C'era bisogno di rischiare? Probabilmente no, ma il Canguro Mannaro era stato ingaggiato per questo, per essere veloce. Anzi IL PIU' VELOCE. Perché basta uno come lui in sella alla vecchia CBR per ridicolizzare la nuova Yamaha R1.

Dunque chi ha sbagliato, Stoner o la Honda che ha messo Dettori su un brocco di otto anni?

Non sappiamo se, dopo l'incidente, ma soprattutto dopo le prime dichiarazioni di Casey Stoner i rapporti fra l'australiano ed il colosso nipponico saranno gli stessi.

Un eventuale raffreddamento però potrebbe essere un bene: magari qualcuno potrebbe decidersi ad offrire a Casey qualcosa di più di qualche test e di una gara di durata.

Stoner è Stoner. Sempre lui. E non lo vogliamo diverso.

Il comunicato di Casey Stoner

"Sono veramente dispiaciuto che la 8 Ore di Suzuka sia finita così. Avevamo fatto un sacco di lavoro nelle ultime settimane per trovarci a proprio agio con la moto e la pista e trovato un assetto confortevole per tutti. Eravamo sicuri che tutto sarebbe andato secondo i piani, ci sentivamo rilassati e a nostro agio e stavamo risparmiando gomme e carburante per allungare il nostro turno il più possibile. In quella curva non ho avuto tempo per tirare la frizione, così l'ho approcciata in modo diverso perché sono entrato troppo veloce, così ho alzato la moto per ridurre la velocità, ma mi stavo dirigendo contro il muretto, così ho deciso  di lasciarla andare ed ho colpito le protezioni che, sfortunatamente erano più dure di quel che sembravano. Il risultato è che ne siamo usciti con una frattura alla clavicola ed una alla scapola. Ringrazio il team e specialmente i miei compagni Michael Van Der Mark e Takumi Takahashi. Loro hanno fatto un lavoro fantastico in queste settimane e nell'ultima settimana. Ed anche il team. La loro professionalità è stata stupefacente ed è stato fantastico lavorare assieme. Sono dispiaciuto che non abbiamo potuto raggiungere il risultato che avremmo potuto ottenere".

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