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Ducati in SBK con la Panigale fino al 2017

Ciabatti: "Il bi-cilindrico non è a un punto critico, e Dall'Igna ha già un piano di sviluppo"

Il 2015 ha segnato l’inizio di una nuova era per Ducati. Le scosse di assestamento provocate, come è naturale che sia, dall’ingresso di Audi e la conseguente riorganizzazione di ruoli e competenze sono ormai finite, ed il nuovo corso ha cominciato a dare i suoi frutti. Sul fronte corse, la GP15 debuttato con ottimi risultati in MotoGP, dove ormai battaglia costantemente alla pari con Honda e Yamaha, mentre in SBK la Panigale, oggetto di un intenso programma di sviluppo, ha raccolto la sua prima vittoria. Il futuro è ancora da scrivere ma intanto, a metà stagione, è tempo dei primi bilanci. A farli, è stato Paolo Ciabatti, direttore sportivo Ducati Corse ed ex-direttore generale del campionato SBK.

“Non so se sia un sette e mezzo o un otto, ma sicuramente è positivo – ha detto Ciabatti – In MotoGP siamo stati protagonisti di un inizio sopra alle aspettative, facendo tre secondi posti di fila ed ottenendo 6 podi in 7 gare. Siamo stati competitivi quasi ovunque, con una moto molto giovane, della quale dobbiamo ancora scoprire fino in fondo il carattere e le criticità. Qualche battuta di arresto può capitare, ma ora tutti si aspettano che saliamo costantemente sul podio”.

E per quanto riguarda la SBK?

“Stiamo raggiungendo un’ottima competitività, come testimonia la prima vittoria ad Aragon con Davies. Peccato per Giugliano, penalizzato dall’infortunio ad inizio stagione, ma sta ritornando al massimo della forma. Lo sviluppo ha colmato il gap che avevamo in velocità di punta rispetto alle quattro cilindri, ma resta del lavoro da fare, soprattutto sull’affidabilità”.

Il mercato piloti ha cominciato a muovere i suoi ingranaggi, cosa bolle in pentola?

“Stiamo iniziando a fare delle valutazioni, ma in linea di massima siamo soddisfatti dei nostri piloti, sia in MotoGP che SBK. Tra le derivate di serie, solo il binomio Rea-Kawasaki sembra in grado di fare una differenza marcata. Johnny sta facendo una stagione incredibile, dove ha dimostrato un talento che, per varie ragioni, non era riuscito ad esprimere pienamente. A parte lui, non vedo piloti potenzialmente migliori di quelli che già abbiamo”.

A questo proposito, si potrebbe però guardare nel motomondiale. Pensiamo ad esempio a chi, come Hayden, ha ottenuto grandi risultati ma ora è relegato ad un ruolo di comparsa…

“Ducati preferisce puntare su piloti giovani e promettenti, per iniziare magari un percorso che possa portarli in MotoGP. Anche soltanto per questioni anagrafiche e fisiche”.

Però, seguendo questo ragionamento, pare evidente che il vivaio SBK non stia generando i frutti auspicabili.

“L’unica eccezione è rappresentata da Vd Mark, che è emerso nelle categorie minori, ma in effetti non vedo molti altri in grado di salire di categoria. Stiamo parlando però di piloti di punta, in grado di stare nella Top 5. Al di sotto di loro, il livello forse si è leggermente abbassato”.

A questo proposito, sono un esempio le prestazioni di Biaggi?

“Max è tornato con un ottima preparazione e diverse certezze tecniche. Senza assolutamente sminuire il valore delle sue prestazioni, la sua avventura non può essere paragonata a quella di Bayliss”.

La reputazione dei piloti permanenti, però, è minacciata dai possibili risultati di domani…

“È una medaglia a due facce. Il campionato soffre per mancanza di nomi di grido, che attraggano il pubblico generalista. Biaggi ha portato sicuramente ad un incremento della visibilità, aprendo però un dibattito sul livello generale e togliendo spazio ai veri protagonisti. Ci sta, era già capitato con Bayliss in Australia e Tailandia”.

Pensi sia possibile risolvere questo dilemma?

“Non saprei, credo il problema principale sia un po’ tra le seconde linee. Il livello dei primi in SBK è molto elevato, parliamo di piloti che potrebbero stare nei primi dieci in MotoGP se messi nelle giuste condizioni”.

L’era d’oro, che tu hai vissuto in prima linea, sembra però un lontano ricordo.

“Allora si era creata una situazione con due promoter in competizione. La MotoGP stava attraversando un momento di difficoltà, con tre costruttori ed una griglia sempre più magra. La SBK offriva un’alternativa praticabile, ed abbiamo cercato di sfruttare questa opportunità attirando Case e piloti che non ritenevano più opportuno partecipare nel motomondiale. Si era però innescato un meccanismo che, alla lunga, non avrebbe fatto il bene di nessuno dei due campionati. Ora si sta seguendo una politica di diversificazione e sostenibilità alla luce della recessione iniziata nel 2008”.

Però manca il turnover di personaggi…

“Credo sia una situazione contingente. Serve tempo per stabilizzare il nuovo assetto della SBK. Non dimentichiamo che i tre piloti più mediatici dei tempi recenti, Biaggi, Checa e Melandri, venivano comunque dalla MotoGP dove, anche solo da antagonisti di Rossi, si guadagna visibilità”.

Per quanto riguarda il mercato, invece, la correlazione tra risultati sportivi e vendite è sempre minore. La Panigale, per fare un esempio, va a gonfie vele nonostante sia l’unica Ducati che non ha vinto un mondiale in SBK…

“...per ora (ride). Sicuramente l’assioma ‘corri la domenica, vendi il lunedì’ funziona meno che in passato. Prima, le Case facevano la MotoGP per il brand e la SBK per il prodotto. Il segmento di mercato delle supersportive si è ridotto notevolmente. Per Ducati le cose vanno bene, per altri è marginale”.

Nonostante questo, vincere è importante. Lo dimostrano anche le risorse che voi stessi avete destinato al progetto SBK. Alla luce dei risultati, che strada pensate di imboccare nel futuro prossimo? Continuare con la Panigale, moto già estremamente veloce nella versione di serie ma in crisi di risultati rispetto alle sue sorelle maggiori, o investire su un nuovo progetto?

“Continueremo con la Panigale almeno per un paio d’anni. Abbiamo lavorato duro su questo progetto e continueremo a farlo, convinti che ci siano ampi margini di miglioramento. Con Dall’Igna ed il resto della squadra abbiamo già individuato una serie di variabili sulle quali intervenire”.

Il regolamento, però, lascia poca libertà di intervento. Negli ultimi mesi si è parlato di una Ducati a quattro cilindri in cantiere…

“Non vediamo cambiamenti all’orizzonte da quel punto di vista, ma nemmeno pensiamo che il bi-cilindrico sia un punto critico. Lo dimostra anche la messa in produzione della 1299. E poi abbiamo un vantaggio rispetto alla maggior parte della concorrenza, dato sia dal travaso diretto di tecnologie tra MotoGP e SBK, riunite nello stesso reparto corse, che dal fatto che le quote di omologazione siano più facilmente gestibili in virtù dei nostri numeri sul mercato”.

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