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MotoGP, Amarcord, l'Italia in Qatar è tornata al passato

Prima tripletta in classe regina dal 2006. Nell'albo d'oro restiamo primi davanti a Gran Bretagna (59) e Spagna (50)

Tre bandiere italiane issate sul podio della MotoGP hanno brillato sotto i riflettori in Qatar. Una sorta di ritorno al passato per la scuola tricolore, negli anni recenti offuscata da quella iberica. Già, perché era dal 2006 a Motegi (con Capirossi primo davanti a Rossi e Melandri) che l’Italia non piazzava tre piloti nelle prime posizioni in classe regina, un’impresa invece riuscita alla Spagna in ben tredici occasioni nelle ultime tre stagioni soltanto. È ancora presto per parlare di Rinascimento, ma intanto vale la pena di ripassare la storia.

L’Italia a due ruote ha dominato all’inizio del nuovo millennio, raccogliendo ben sei “triplette” sul podio della MotoGP dal 2003 al 2006, ai quali va aggiunto il “Settebello” di Losail. In cinque di queste occasioni, sono stati i “tre tenori” Rossi, Biaggi e Capirossi a monopolizzare il podio. Bei tempi, anche perché lo stesso trio aveva già fatto lo stesso “hat trick” (tripletta, nello slang inglese) in altre quattro occasioni in 500.

Però erano passati quasi dieci anni dall’ultima volta in cui tre italiani erano saliti insieme sul podio, anche perché il vivaio è entrato in difficoltà. Nessuna tripletta italiana in Moto3 e Moto2, mentre tra 125 e 250 ne abbiamo realizzate 59: 36 nella classe cadetta – l’ultima ad Assen nel lontano 1992 con Ezio Gianola davanti a Fausto Gresini ed Alex Gramigni – e 23 nella quarto di litro, l’ultima delle quali nel 1997 con Biaggi, Lucchi e Capirossi sul rostro del Mugello. Il computo totale, compresa la defunta 350, sale a 80. Un record tuttora imbattuto.

La Spagna però scalpita, tanto da aver compiuto una furiosa rimonta nel presente e passato recente del motomondiale. Su 50 triplette totali, 45 – il 90% – sono state realizzate dal 2006 ad oggi. Di queste, ben 23 risalgono al 2013, vero e proprio anno di grazia per la scuola iberica, che piazzò Marquez, Lorenzo e Pedrosa nei primi tre posti della classifica finale della MotoGP, con Pol Espargaró campione della Moto2 davanti a Redding (unico pilota non spagnolo a fine anno sul podio di una delle tre categorie) e Rabat, e Viñales iridato in Moto3 davanti ai connazionali Rins, Salom ed Alex Marquez. A testimonianza di un vivaio particolarmente competitivo, ricordiamo le cinque triplette in Moto2, dodici in Moto3 e quindici in 125.

Di questo passo, la Spagna non impiegherà troppo tempo a scavalcare la Gran Bretagna, ex potenza  del motomondiale, dove però non vince un titolo da 38 anni (Barry Sheene l’ultimo highlander). L’ultima tripletta risale al 1975, dove il Baronetto precedette Read e Williams sul podio della 500. Il computo totale? Ventitré successi in 500, 21 in 350, 9 in 250 e 6 in 125, per un totale di 59.

Parlando di scuole storiche, è impossibile poi non citare gli Stati Uniti, che tra la fine degli anni ’70 ed il decennio successivo rivoluzionarono il panorama motociclistico mondiale. Il primo “colonizzatore” vero e proprio fu senza dubbio “King” Kenny Roberts, seguito da “Fast Freddie” Spencer, “Steady Eddie” Lawson, Randy Mamola, Wayne Rainey, e Kevin Schwantz. Le prime avvisaglie del vento che stava cambiando risalgono al 1983, quando il podio della 500 fu interamente occupato da americani in 6 occasioni. Il dominio culminò però nel 1989: su 14 gare in calendario, in nove occasioni furono Lawson, Schwantz e Rainey a salire insieme sul podio. L’ultima tripletta però risale al 1993 in Australia (Schwantz, Rainey e Chandler), ed il computo totale è fermo a 24 da 22 anni.

Pensando ai tempi che cambiano, come non ricordare il Giappone? Una volta i piloti del paese del Sol Levante dominavano le categorie minori – in particolare a Suzuka, pista peculiare dove le wild-card locali spesso sorprendevano anche i protagonisti del mondiale – come dimostrano gli otto titoli conquistati in totale. Le triplette giapponesi sono in tutto 17, la prima delle quali risale al 1993 con Aoki, Harada e Okada sul podio della 125 in Malesia. L’ultima però risale al lontano 2000, con Azuma vincitore su Ui e Ueda nella classe cadetta in Australia. Se pensiamo che quest’anno sono soltanto tre i giapponesi iscritti nel motomondiale, viene un po’ di nostalgia…

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