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MotoGP, Rossi e Dovizioso: scambi infruttuosi

Destini incrociati, ma lo scambio di moto non basta per sconfiggere gli spagnoli

Il destino, si sa, appare spesso capriccioso. Dà e toglie secondo un disegno imperscrutabile, apparentemente senza una logica unitaria, al quale alcuni cercano di applicare regole e proprietà, mentre altri si limitano ad accettare con una scrollata di spalle.

Di destino è comunque inevitabile parlare, se si osservano gli ultimi due anni delle carriere di Valentino Rossi ed Andrea Dovizioso. I due italiani, separati all'anagrafe da cinque anni, hanno prima rincorso la stessa moto – la M1 ufficiale – nel mercato piloti 2012, poi effettuato uno scambio di marche: il forlivese è passato da Iwata (con Tech3) a Borgo Panigale, prendendo proprio il posto del "Dottore", che è invece tornato alle origini rientrando in orbita Yamaha, casa con la quale ha vinto quattro titoli mondiali.

Da situazioni così diverse sono emersi risultati diametralmente opposti, e non ci sono dubbi su chi il destino abbia punito più severamente. In un anno dominato come mai prima dagli spagnoli, anche Rossi ha però faticato più del previsto.

Facendo un rapido confronto statistico, "Dovi" è passato da quarto a ottavo nella classifica iridata. Il passaggio da Yamaha a Ducati (vedi foto a lato) gli è costato 78 punti in meno in campionato e l'esclusione totale dal podio (dove invece era salito sei volte lo scorso anno). Il confronto è leggermente più clemente quando si osserva il distacco medio al traguardo, passato da 26.8 a 34.3 secondi, ma sarebbe ben più impietoso scartando le prime quattro gare del 2012, spese dal forlivese ad acclimatarsi sulla M1.

A preoccupare di più Dovizioso è probabilmente il fatto che, nell'anno corrente, abbia chiuso con meno di trenta secondi di ritardo sotto la bandiera a scacchi in sole quattro occasioni (Qatar, Austin, Le Mans, e Mugello), accusando distacchi progressivamente più pesanti da metà stagione in poi. Segno che la D16 come la conosciamo ha raggiunto il suo limite tecnico, mentre le controparti giapponesi continuano ad affilare le armi (Honda a livello di telaio, Yamaha di cambio, per fare un esempio).

Da qui la decisione di assumere Gigi Dall'Igna ed investirlo della carica di Direttore Generale del Reparto Corse. Passati i test di Valencia a integrare il gruppo, la maggior parte del lavoro si svolgerà ora dietro le quinte, con l'obiettivo di portare una nuova moto in pista nei test di Sepang.

Ma non sono "rose e fiori" nemmeno per Rossi, che nonostante un anno di riscatto dopo due stagioni disastrose, ha dovuto fare i conti con tre moschettieri spagnoli più giovani (soprattutto Marquez) e arrembanti, al picco della propria carriera, che hanno monopolizzato il podio in ben dieci gare su diciotto in calendario.  Il "Dottore" ha comunque dimostrato di avere ancora qualche freccia appuntita in faretra (in Qatar, ma soprattutto ad Assen dove ha interrotto un digiuno lungo due anni e mezzo), realizzando ben 110 punti più rispetto al 2012 e passando da sesto a quarto nella classifica iridata. A ben guardare, un rendimento assai simile a quello di Dovizioso sulla M1 clienti lo scorso anno: stesso numero di podi (6) ma 19 punti in più a favore del nove volte iridato, complice anche la vittoria in Olanda.

Tuttavia, avvicinarsi ai primi è sempre più difficile. Da 32.4 secondi di ritardo di media con Ducati, il pesarese ha dimezzato le distanze al traguardo passando a 15, ancora troppi per le sue ambizioni e vera cartina al tornasole di quest'anno. Invece che infastidire costantemente Lorenzo, Pedrosa e Marquez, Rossi ha dovuto più spesso guardarsi le spalle da vari piloti privati (Crutchlow, Bautista, Bradl, etc). Da qui la decisione di cambiare capo-tecnico, passando da Jeremy Burgess a Silvano Galbusera. I primi test con l'italiano non sono andati secondo le aspettative, ma non c'è ancora motivo di allarmarsi.

Sarà Sepang a dipingere i primi colori nel quadro futuro dei due. Servivano cambi radicali: sono arrivati dal punto di vista delle risorse umane, restano da scoprire quelli tecnici e di rendimento. Febbraio non è mai sembrato così lontano.


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